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L’invasione delle Pussy Riot nella finale del Mondiale 2018

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Ieri c’è stata un’invasione di campo pacifica durante la finale della Coppa del mondo tra Francia e Croazia a Mosca. Al 7′ del secondo tempo tre persone sono entrate in campo separatamente e sono stati immediatamente bloccati dalle forze dell’ordine. La partita si è bloccata per pochi istanti, poi l’arbitro ha fatto riprendere il gioco.

L’invasione delle Pussy Riot nella finale del Mondiale 2018

Subito dopo il gruppo delle “Pussy riot” ha rivendicato la responsabilità per l’invasione di campo. “Ciao a tutti dal campo Luzhniki, è bello qui!” hanno scritto in post sui loro account Twitter e Facebook quasi immediatamente dopo l’evento. Si è trattato di un’azione di protesta contro le persecuzioni politiche in Russia. Tra le richieste avanzate dalle Pussy Riot ci sono la liberazione di tutti i prigionieri politici, fermare gli arresti illegali durante le manifestazioni, permettere la competizione politica nel paese, fermare la costruzione di casi penali.

L’azione chiamata “il gendarme celeste” si riferisce al comportamento delle forze dell’ordine, magnanime e permissive durante i Mondiali, ma brutali e tiranniche nella Russia di tutti i giorni. “I Mondiali ci hanno ricordato della possibilità del gendarme celeste nella bellissima Russia del futuro – dice il comunicato – mentre ogni giorno il gendarme terreno entra in gioco violando le regole e distrugge il nostro mondo”. Gli individui entrati in campo vestiti da gendarmi rappresentano dunque il “gendarme terreno” che entra in gioco violando le regole.

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L’invasione di campo, in mondovisione, per protestare contro le persecuzioni politiche in Russia è senz’altro un colpo che il presidente non gradirà. Ma è l’unico neo – per quanto fastidioso – di un mese giocato tutto in rimonta, che negli ultimi giorni ha visto decine di capi di stato e di governo sfilare a Mosca per avere un incontro con il ‘sire vincitore’.

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Il giorno stesso della finale per Putin si è trasformato in un mini-summit con leader mondiali come il primo ministro ungherese Viktor Orban oltre a, naturalmente, i presidenti delle squadre finaliste. La croata Kolinda Grabar-Kitarovic si è presentata al Cremlino con una maglietta della nazionale a scacchi rosso-bianchi con il numero 9 e il nome ‘Putin’ scritto sopra. Un regalo che lo zar ha accettato sorridendo, anche perché Grabar-Kitarovic gli ha detto “è per stasera”.

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