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L’attivista russo che protesta a Mosca come i civili ucraini massacrati a Bucha

Il sito indipendente russo Holod.media rilancia la protesta di un anonimo attivista russo che ha manifestato a Mosca incappucciato e con le mani legate dietro la schiena come i civili ucraini massacrati a Bucha dalle truppe del Cremlino

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Le mani legate dietro la schiena, un cappuccio sulla testa, il corpo riverso sull’asfalto: così sono stati trovati centinaia di corpi di civili nelle strade di Bucha, periferia Nord Ovest di Kyiv, massacrati dall’esercito russo che batteva in ritirata pochi giorni prima dell’arrivo delle truppe ucraine. Così, un manifestante russo, ha deciso di protestare a Mosca contro la guerra, facendosi fotografare in alcuni punti di interesse della capitale. Le immagini della protesta sono state condivise dal sito indipendente russo Holod.media, hanno come sfondo il Giardino di Alessandro, vicino alla Cattedrale di Cristo Salvatore, in via Nikolskaya e sulla Vecchia Arbat.

L’attivista russo che protesta a Mosca come i civili ucraini massacrati a Bucha

Lo staff del sito è riuscito a sfuggire alla censura russa scappando dal Paese: il Cremlino aveva messo il sito nel mirino, come per tutti i media indipendenti non allineati alla versione ufficiale governativa, ma il dominio non è stato ancora messo offline. Holod.media non ha fornito dettagli sul possibile arresto dell’attivista né ha reso riconoscibile l’uomo per tutelare la sua incolumità.

Gli effetti politici del massacro di civili ucraini a Bucha

A Bucha secondo le stime delle autorità locali sono stati massacrati almeno 400 civili, alcuni dei quali torturati in stanze di seminterrati prima di ricevere un colpo alla testa. Mosca si è affrettata a bollare la notizia come “false flag” ma il New York Times ha fornito le prove della responsabilità delle truppe russe tramite il confronto con immagini satellitari. In seguito alla pubblicazione delle immagini dalle strade dei sobborghi di Kyiv il presidente americano Joe Biden ha chiesto un processo per crimini di guerra nei confronti di Vladimir Putin. Il ministro degli Esteri ucraino Dmitro Kuleba ha proposto come ulteriore sanzione “per smettere di finanziare la macchina da guerra di Putin” il blocco alle importazioni di petrolio, gas e carbone dalla Russia.