Economia

Perché ci vuole una proroga del reddito di emergenza

Oggi è l’ultimo giorno utile per presentare la domanda per il reddito di emergenza. Rispetto alla platea stimata di circa due milioni di persone solo 518mila hanno ricevuto il sussidio

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Oggi è l’ultimo giorno utile per presentare la domanda per il reddito di emergenza. Il sussidio è arrivato solo a maggio inoltrato, quando l’emergenza coronavirus aveva già messo in grave difficoltà i soggetti economicamente più deboli. Il REM poi è stato erogato solo per i mesi di giugno e luglio con una campagna informativa attivata dal governo solo il 20 luglio. Il risultato è che rispetto alla platea stimata di circa due milioni di persone solo 518mila hanno ricevuto il sussidio. Ecco perché, anche a fronte del fatto che i fondi sono stati già stanziati,  ieri il Forum Disuguaglianze e Diversità dell’ex ministro Fabrizio Barca e l’Asvis di Enrico Giovannini hanno lanciato un appello al governo affinché proroghi la scadenza:

“Grazie a questo, nelle ultime settimane, un numero crescente di persone ha fatto richiesta della prestazione – spiegano le associazioni –per questo serve prorogare la scadenza al 15 settembre, così da consentire a chi ne è venuto a conoscenza più tardi di poter ricevere questo sostegno straordinario: i fondi sono già stati stanziati quindi non costerebbe nulla allo Stato”. Il Rem ha avuto non poche difficoltà. La proposta di Barca e compagnia era di usare direttamente il Reddito di cittadinanza, eliminando buona parte dei vincoli all’accesso per una fase temporanea. Il governo ha invece scelto di introdurre un nuovo strumento, vincolato all’Isee.

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Una procedura più complessa che richiede almeno un mese dalla richiesta per ottenere il pagamento. Alla partenza, la mancata convenzione con i Caf ha chiuso quel canale per fare la domanda. Anche per questo la percentuale di domande rigettate è stata molto alta (intorno al 50%). “Una proroga è assolutamente necessaria – spiega Cristiano Gori –. L’emergenza Covid non è affatto finita. Proprio perché si è partiti con molte complicazioni non è il momento di fermare uno strumento che si ricollega alle diverse esperienze internazionali, moltissimi Paesi hanno introdotto misure simili”.

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