Economia

La prima volta che Diego Della Valle scese in campo

Con tutti quei post-it sulla scrivania Diego Della Valle avrà un sacco da fare. Nella serata in cui ha annunciato/non annunciato la sua discesa in campo, il padrone di Tod’s nato a Sant’Elpidio a mare ha dimostrato che lui, come il suo amico Luca di Montezemolo, si spezza, ma non si spiega. Scenderà davvero in politica con «alcuni amici» (lo squadrone di Della Valle che tremare Renzi fa) per fermare lo strapotere del duo RenziMarchionne? Per avere un’idea delle sue intenzioni future si può forse tornare con la mente ai precedenti. Ovvero alla prima volta che Della Valle discese in campo, per il controllo di Rcs e del suo boccone più succulento, il Corriere della Sera.


QUANDO DELLA VALLE VOLEVA COMPRARE IL CORRIERE DELLA SERA
Questa storia scoppia il 5 luglio 2013, anche se in realtà era iniziata l’anno prima. La Rizzoli Corriere della Sera (RCS) è indebitata quando arriva il nuovo amministratore delegato Pietro Scott Jovane, che deve tagliare, tagliare, tagliare. E soprattutto, deve varare un aumento di capitale (ovvero: i soci devono mettere soldi nella società) di 600 milioni di euro per far fronte ai debiti. Della Valle esce dal patto a luglio 2012 sbattendo la porta, ovvero criticando gli altri azionisti e la scelta del nuovo AD, che considera inadeguato al ruolo (lo dirà apertamente un anno dopo). Dedica l’anno successivo a riservare a vertici e soci Rcs critiche molto dure, finché non arriva il momento dell’aumento di capitale. Lì, il patron di Tod’s sembra essersi deciso a passare dalle parole ai fatti. Al Sole 24 Ore spiega che sottoscriverà l’aumento per la sua quota parte (8,7%) ma è disposto anche a coprire tutto l’inoptato, ovvero a comprare anche le quote di chi non volesse andare avanti con la ricapitalizzazione. Della Valle motiva la decisione di partecipare all’operazione con il fatto di aver ricevuto precise garanzie da altri soci di Rcs «e la soluzione che abbiamo trovato è che dopo l’aumento di capitale si riguardi il piano di sviluppo, si veda come ridisegnare il consiglio di amministrazione che dovrebbe essere indirizzato dai soci post aumento». Il disegno auspicabile è che cinque azionisti «si mettano al 10 per cento» e senza patti «gestiscano l’azienda». Fino a prova contraria, precisa, «le maggioranze si fanno al 51%» e non al 20. «I gruppi editoriali devono essere gestiti da chi sa farlo», spetta quindi agli azionisti trovare «dei manager capaci». Tra le righe si capisce che tra i cinque azionisti Della Valle immagina la sua presenza e che è pronto a giocare paritariamente con gli altri soci per la gestione della società. E invece no. Perché subito dopo sul quotidiano di Confindustria compare anche la solita, classica “indiscrezione”:

Di certo se Diego Della Valle vorrà comprare titoli Rcs dovrà passare dall’asta che partirà nei prossimi giorni o, in seconda battuta, rilevare dalle banche l’inoptato rimasto nel loro portafoglio. È chiaro che la posizione dell’imprenditore crea qualche imbarazzo anche per le stesse banche che in questa partita stanno cercando di favorire il dialogo tra gli azionisti, dentro e fuori dal patto. Impresa assai complessa, specie se l’interlocutore è la Fiat. Se Della Valle dovesse salire al 20% e non si dovesse creare un canale di comunicazione con Elkann la situazione diventerebbe piuttosto difficile da gestire. Secondo indiscrezioni, il patron di Tod’s sarebbe pronto anche a giocare una carta a sorpresa, con il coinvolgimento di un socio industriale, si dice straniero. Si vedrà.

Il titolo in Borsa, che era già in salita, con le voci si impenna. Alla finestra, anche la Consob attende la definitiva sistemazione delle tessere del puzzle e non si esclude si possa sancire un “change of control” in capo al Corsera. Secondo il quotidiano Mf, inoltre, il nuovo patto con un forte azionista di riferimento dovrebbe anche passare il test del ‘rischio Opa obbligatoria’, al quale verrebbe sottoposto dall’Authority. Parlando della vendita dell’immobile storico di Rcs di Via Solferino in un’intervista con Gianni Minoli su Radio24, Della Valle ne ha per tutti: «Il palazzo storico non andava svenduto, è stato svenduto», e alla domanda se farà un’azione di responsabilità, risponde: «ma non su quest’argomento, su tante…su tre o quattro cose…la stiamo valutando, non le posso rispondere ora, anche se io ho un’idea precisissima in merito». Della Valle sfida Bazoli e Nagel, Della Valle sfida la Fiat: i titoli dei giornali sono pieni di parole, in attesa delle azioni.
della valle montezemolo marchionne
LE PAROLE E LE COSE
E finalmente arriva, la mossa che spiazza tutti da parte di Della Valle. Don Diego acquista azioni Rcs, rileva pacchetti da soci, fa saltare il banco, porta a casa il risultato? No, Della Valle scrive a Giorgio Napolitano e gli chiede di intervenire nella questione di RCS, dicendogli che è necessario che tutti gli azionisti – quindi anche lui –  facciano un passo indietro in nome del paese, con la moral suasion del Quirinale, che a questo punto – lo diciamo con ironia, sarebbe protagonista di un inedito (per le proporzioni) esproprio proletario:

« Presidente Napolitano, abbiamo bisogno di sentire la Sua voce. E’ in pericolo la libertà di opinione di un pezzo importante della stampa italiana e vedendo che sulla questione Rizzoli è già stato coinvolto da altri, anche io, e credo molti italiani, abbiamo bisogno di conoscere il Suo pensiero. In atto non c’è, per quanto mi riguarda, nessuna disputa o competizione personale con alcuno; è mia ferma convinzione che in un Paese democratico la stampa debba essere indipendente e libera di esprimere le proprie opinioni senza vincoli o pressioni, e nel caso specifico del gruppo Rizzoli, bisogna evitare che chiunque tenti di prenderne il controllo per poterlo poi utilizzare come strumento di pressione. La situazione per me auspicabile, non essendoci editori puri disponibili, sarebbe quella di trovare un gruppo di investitori privati, liberi, italiani che abbiano come unico obiettivo quello di far tornare la società competitiva. A questo punto sarebbe necessario che noi tutti, il Gruppo che io rappresento, la Fiat, Intesa e Mediobanca, invece di rafforzare le nostre posizioni, facciamo un passo indietro e lasciamo completamente l’azionariato del Gruppo liberandolo così da tutte le vecchie polemiche e da tutte le dietrologie di ogni tipo. Mi sono rivolto a Lei perché, per ottenere tutto questo, considerando l’attuale indisponibilità di alcuni dei protagonisti a seguire questo percorso, c’è bisogno di una voce forte al di sopra delle parti e della massima autorevolezza che lo richieda nell’interesse di un processo indispensabile di modernizzazione del Paese.
Signor Presidente, l’esito di questa questione non riguarda soltanto il Gruppo RCS ma sarà interpretato da molti Italiani come un segnale forte per capire se veramente si vuole che il Paese cambi, si modernizzi e migliori, o se invece lo si vuole lasciare a chi ha contribuito fortemente a portarlo nelle precarie condizioni in cui si trova. Ora è il momento di dimostrare che chi guida il Paese non ha più sudditanze verso nessuno e che si concentrerà invece nel sostenere sempre di più chi è orgoglioso di essere italiano e vive ora momenti molto difficili e spesso drammatici. Vedere inoltre in questa occasione il totale silenzio della politica vecchia e nuova è un fatto inspiegabile e molto preoccupante per la democrazia e mi ha convinto, ancora di più, a rivolgermi a Lei e all’autorevolezza che la Sua persona e il Suo ruolo rappresentano».

E la storia come finisce? Nella sua infinita pazienza, Napolitano replica nell’unico modo possibile: ovvero che per il suo ruolo non può intromettersi nelle decisioni che riguardano aziende private, e poi auspicando eccetera. E il povero inoptato, ovvero le azioni che Della Valle doveva comprare? Alla data dell’11 luglio, questa era la composizione azionaria di RCS:
diego della valle rcs
 
L’11 luglio Diego Della Valle era ancora sotto il 9% di RCS, come prima. La prima discesa in campo di Della Valle è finita come è finita. Matteo Renzi può dormire sonni tranquilli.