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Podemos: cosa dice la sinistra radicale sull'euro

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Gramsci, Marx ed Eric Hobsbawm. Se chiedessero a Wolfgang Munchau, editorialista del Financial Times, quali sono i suoi riferimenti culturali, è difficile che ne abbia in comune con Pablo Iglesias, segretario generale di Podemos, che oggi nei sondaggi è accreditato come primo partito spagnolo. Eppure ci dev’essere un motivo se sulle pagine finanziarie più lette dei salotti europei Munchau soltanto ieri ha scritto che se sull’euro la pensate come la maggioranza degli economisti, dovreste votare per la sinistra radicale, perché solo i partiti come Syriza (Grecia), Podemos (Spagna) e Die Linke (Germania) propongono all’incirca ciò che il “consenso” tra gli economisti suggerisce per risolvere la crisi dell’area euro senza spaccarlo, ovvero grandi investimenti pubblici e una ristrutturazione controllata dei debiti. Ma perché Iglesias e Podemos piacciono così tanto agli spagnoli? I tanti tratti d’unione con l’esperienza nostrana sono stati enucleati in questa intervista a Piazzapulita, dove tra l’altro il segretario si è espresso in un ottimo italiano.

L’intervista di Pablo Iglesias a Piazza Pulita


PABLO IGLESIAS E PODEMOS: COSA PENSA DI RENZI 
Come la pensa Pablo Iglesias? Uno squarcio del suo pensiero lo possiamo ascoltare nell’intervista rilasciata ieri a Piazzapulita. Quanto prende di stipendio un europarlamentare di Podemos? «Può guadagnare un massimo di tre volte il salario minimo spagnolo, ovvero 1930 euro al mese per 14 paghe. Il resto va donato al partito oppure a ONG o movimenti sociali», risponde lui a Piazzapulita. E poi: «In Spagna uno spagnolo su quattro è povero, siamo il terzo paese al mondo per malnutrizione infantile, i nostri giovani devono emigrare. Intanto il numero di milionari è cresciuto, allo stesso tempo: e ci sono spagnoli che sono poveri anche se hanno un lavoro: se questo è il risultato delle misure della trojka nel nostro paese…», aggiunge quando gli chiedono dell’intervento dell’FMI in Spagna. «Io non voglio per il mio paese un futuro di camerieri per i turisti tedeschi, e un governo che deve chiedergli il permesso o le istruzioni per fare qualcosa. Questa è la situazione in Spagna e questa è la situazione anche in Italia», aggiunge riguardo la politica europea. E Renzi? «C’è una grande differenza tra quello che dice e quello che fa. Ha criticato l’austerity ma poi ha fatto una trattativa con i suoi sostenitori per scegliere il presidente e i commissari europei, eleggendo alla fine Juncker che è finito nello scandalo Luxleaks. Ha tante cose da spiegare, Renzi. La politica non è solo marketing. La riforma dell’articolo 18 secondo me è una cosa molto vecchia, anche se lui vuole farsi passare per nuovo. Come è vecchia la trattativa con Berlusconi. Dopo otto mesi sembra un politico vecchio come gli altri, anche se ha una faccia più giovane».
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COME NASCE PODEMOS
E le analogie con altri movimenti non finiscono qui. Nato dagli Indignados spagnoli, Movimiento 15-M, la lista ha preso un milione e 250mila voti pari quasi all’8% alle elezioni europee eleggendo cinque deputati e facendo così un debutto col botto nella politica spagnola. Il partito di Iglesias ha rosicchiato voti al Partido socialista e a Izquierda Unida, ma in parte anche al Partido popular e a piccoli come Compromís o gli ambientalisti di Equo. Cosa propone in economia?

Nel programma di Podemos c’è un ampio capitolo sull’economia che prevede il controllo pubblico delle banche, l’introduzione della Tobin tax sulle transazioni finanziarie, un inasprimento delle pene per i reati fiscali e una nuova legge sui mutui per la prima casa, problema che in Spagna riguarda centinaia di migliaia di famiglie, che imponga un tetto massimo delle rate del 30% dei redditi complessivi del nucleo familiare. Tra i progetti anche il salario sociale per tutti e, per limitare la concentrazione di potere dei gruppi editoriali, il limite del 15% di proprietà per ogni azienda.

E i candidati come li sceglie?

I candidati alle europee furono votati online (e non era necessaria alcuna iscrizione, tutti potevano farlo). Ma rispetto ai grillini, i promotori di Podemos hanno affidato tutto a una società esterna che lavora con un programma open source, che a sua volta si fa controllare gli esiti delle varie votazioni su documenti e organizzazione da un’altra associazione ancora.

COSA DICE SULL’EURO E SULL’EUROPA LA SINISTRA RADICALE
Con un programma del genere Pablo Iglesias riesce in quello che per la politica italiana è un miracolo: raccogliere i voti della destra pur presentandosi come forza di sinistra. Senza però fare la guerra alla moneta unica: «Non è possibile uscire dell’euro adesso. Per cambiare la situazione attuale serve ripartire da Maastricht; allora si fecero numerosi errori che hanno portato a questa Europa delle disuguaglianze, dove ci ritroviamo coloni di Berlino senza diritti sociali» (La Repubblica). Come ricordavamo ieri, Nacho Alvarez, uno degli economisti del team di Podemos, continua Münchau, ha recentemente illustrato la proposta del partito che, prendendo atto dell’insostenibilità del debito spagnolo, avanza l’idea di una ristrutturazione consistente in un mix composto da riduzione degli interessi, allungamento delle scadenze e haircut del debito. L’obiettivo di Podemos, secondo Alvarez, non è quello di uscire dall’euro, ma neppure di rimanervi a qualsiasi costo. Una posizione che mette al primo posto il benessere del paese. Eppure non è così in Spagna, dove Podemos viene osteggiata, rileva Münchau, e accusata di voler importare il modello venezuelano. Invece è perfettamente logico dire, come fa Podemos, che il debito è insostenibile e che non si possono accettare decenni di stagnazione per il rifiuto di riformare le politiche e le istituzioni dell’eurozona. Sei anni di crisi hanno portato Syriza ad essere il primo partito in Grecia, mentre nel caso spagnolo il rischio è che i socialisti e i conservatori possano allearsi contro la nuova forza nata dalla protesta degli Indignados.