Fatti

“Asservita al pensiero unico”, il leghista Pillon ha preso malissimo le critiche di Loredana Bertè

Nei giorni scorsi la cantautrice aveva difeso il diritto all’aborto e contestato la manifestazione organizzata dal senatore contro l’aborto

Pillon Bertè

Pillon-Bertè, capitolo secondo. Dopo il pensiero, pubblicato sul suo blog, della cantautrice sulle manifestazioni – l’ultima a Roma un paio di settimane fa – per chiedere l’abolizione della legge che ha sancito il diritto all’aborto in Italia, il senatore della Lega ha voluto risponderle. Ovviamente criticando le sue posizioni e sostenendo che non sia lei a “rischiare le botte” e definendola “schiava del pensiero unico”.

Pillon Bertè, la risposta del leghista alla cantautrice sull’aborto

Il senatore del Carroccio, utilizzando la sua pagina Facebook, ha voluto replicare con toni accesi a quell’articolo-pensiero pubblicato qualche giorno fa dalla cantautrice. E lo ha fatto accusandola così:

“Vorrei tranquillizzare la Bertè, che se la prende con me per aver difeso la vita dei bambini.
Cara Loredana, qui le botte non le rischi certo tu, ormai asservita al pensiero unico. Qui rischia, e di brutto, chi osa opporsi alla strage degli innocenti.
Possibile che proprio tu, donna, non senta il desiderio di metterti dalla parte dei bambini che ogni giorno vengono fatti a pezzi nel grembo della loro mamma e gettati nei bidoni dei rifiuti ospedalieri? È questo il diritto che vuoi difendere? Pensaci. Magari ci regalerai una canzone sulla bellezza della vita!

PS. il corpo è tuo, e puoi farne ciò che ti pare, ma il corpo del bambino non è tuo, è suo. Lasciamolo stare”.

Da dove nasce la “lite” Pillon-Bertè? Da quella critica fatta dalla cantautrice – le cui posizioni sul diritto all’aborto sono ben note, e non da oggi – partendo proprio dalla manifestazione dei ProLife a Roma (in piazza San Giovanni) e dal concetto di quella lotta per la libertà che ha rivoluzionato l’Italia allontanandola (tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, con il referendum bocciato) da quei retaggi civili del Medioevo.

“Mi sembrava di essere tornata indietro nel tempo, dopo 44 anni ancora persone (soprattutto uomini) che vogliono decidere del corpo di una donna. Eh sì, perché di questo si tratta, come recitava un celebre slogan dei movimenti femministi degli anni ’70 “il corpo è mio e lo gestisco io”: in quanto donna sono una persona fisica con dei diritti, un embrione non è ancora una persona, possono esserci mille motivi per cui decido di abortire”.