La macchina del funky

Pietro Ichino spiega perché ha salvato Azzollini

grillini civati

Pietro Ichino, il senatore che aveva lasciato il Partito Democratico e poi è tornato nel Partito Democratico nell’arco di un paio d’anni, scrive al Corriere della Sera perché ha deciso di votare no all’arresto del senatore Antonio Azzollini dopo la libertà di coscienza lasciata dal partito e dopo il voto di giunta:

L’8 luglio la Giunta per le Autorizzazioni ha approvato a maggioranza, anche con i voti dei componenti Pd, la proposta del relatore in senso favorevole all’autorizzazione all’arresto. Nei giorni seguenti alcuni senatori Pd non appartenenti alla Giunta — tra i quali il sottoscritto — si sono letti gli atti giudiziali, apprendendo che:
a) l’unica prova dell’accusa rivolta al senatore Azzollini di avere operato come «amministratore occulto» di una Congregazione di religiose finita in bancarotta è costituita dalla frase di argomento oltraggiosamente urologico rivolta alle medesime, ormai tristemente famosa; senonché di quella frase (drasticamente negata dall’imputato) non esiste alcuna prova degna di questo nome;
b) l’unico movente del comportamento di cui il senatore Azzollini è imputato, secondo il Gip, essendo escluso ogni scopo di lucro, sarebbe costituito da «interessi di tipo politico, costituendo la Congregazione un bacino di consenso politico-personale di notevole portata»;

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c) l’altro comportamento che viene imputato ad Azzollini consiste nell’essersi adoperato in Senato per l’approvazione di norme di esenzione fiscale, delle quali anche la Congregazione avrebbe beneficiato.
Nei casi precedenti ho votato a favore dell’autorizzazione all’arresto, non avendo ravvisato indizi di scorrettezza nell’operato dei giudici. Questa volta invece sono rimasto sconcertato, e con me diversi altri colleghi, da quella che ci è apparsa come una vera e propria confessione esplicita, nell’impianto accusatorio, della pretesa di mettere sotto controllo giudiziale proprio ed essenzialmente l’attività parlamentare. Per non dire dell’anomalia dell’arresto come misura cautelare, in una situazione nella quale il rischio di fuga appare nullo, e non si vede come possa temersi un inquinamento delle prove o la reiterazione del reato dal momento che l’amministrazione della Congregazione è attualmente affidata a un commissario.
Abbiamo dunque ritenuto nostro dovere far circolare in seno al Gruppo le osservazioni di cui sopra, manifestando il nostro orientamento nel senso di un voto contrario. È accaduto così che l’orientamento prevalente del Gruppo, nel senso del «Sì» fino a venti giorni prima, si è spostato nel senso del «No». E non «per interesse» (in questo caso l’interesse politico sarebbe stato semmai quello di assecondare l’orientamento dal proprio elettorato nettamente prevalente, nel senso del «sì»), ma esclusivamente per considerazioni inerenti al caso specifico. E per senso di giustizia: il senatore Azzollini verrà processato come qualsiasi altro cittadino, ma da questo all’arresto preventivo del parlamentare in via cautelare ci corre davvero troppo.

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