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Pietro Diomede non ha intenzione di chiedere scusa alla famiglia di Carol Maltesi

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Quella “battuta” la rifarebbe esattamente com’era, forse “un po’ più fine”, ma di chiedere scusa proprio non se ne parla: Pietro Diomede torna a parlare della sua uscita social sulla morte di Carol Maltesi che gli è costata l’esibizione allo Zelig del prossimo 12 aprile e almeno due giorni di indignazione nei suoi confronti. In un’intervista rilasciata a Fanpage non si è detto pentito per l’intera vicenda: “Io con la mia cifra stilistica faccio umorismo su questa cosa. Credo di aver fatto battute su argomenti peggiori. Quando pubblico sono consapevole che farà male e che potrebbe creare delle conseguenze”. L’obiettivo però “non era offendere”, anche se il contenuto del suo tweet era fortemente offensivo, per di più nei confronti di una donna uccisa atrocemente. Inoltre, in molti hanno fatto notare come non fosse particolarmente divertente. Tra questi Giancarlo Bozzo, direttore artistico dello Zelig, che nell’escluderlo dallo spettacolo ha detto: “La comicità può essere scorretta, si può scherzare anche su certe cose, però la battuta deve essere un capolavoro”. “È Giancarlo Bozzo – replica Diomede – ha le competenze per poter dire questa cosa, credo che abbia ragione”.

Pietro Diomede non ha intenzione di chiedere scusa alla famiglia di Carol Maltesi

Dice di non avercela con lui personalmente per l’epilogo dell’intera vicenda: “Io avevo il mio monologo già bello e pronto, non mi ha dato l’opportunità di esibirmi per questa battuta da cui si è dissociato. Però lo capisco, una mattina si è svegliato con una serie di persone che lo hanno insultato chiedendogli di non farmi esibire sul palco di Zelig”. Vicenda che, nel bene o nel male, ha permesso a entrambe le parti di farsi una “bella pubblicità”: “Di mattina era in tendenza Zelig – osserva il comico – e il pomeriggio io”. Diomede ha anche rivelato di aver scelto la strada delle battute “basate sui luoghi comuni” perché, essendo di origini calabresi, ha vissuto gli stessi stereotipi sulla sua pelle: “Se uno legge le mie battute, io tratto i napoletani, i leghisti, i siciliani, i veneti e i piemontesi nella stessa misura. Poi per i napoletani è un altro discorso, probabilmente essendo più permalosi, quel tipo di reazione suscita più clamore”.