Economia

Pietro Ciucci: il ras dell'ANAS a Report

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Dal 2006 è presidente dell’ANAS, dal 2013 non ne è più direttore generale e la storia della sua autoliquidazione è diventata famosa: Pietro Ciucci a colloquio con Giovanna Boursier di Report oggi per il viadotto Scorciavacche e le tante originalità di gestione dei collaudi dell’azienda non è certo un nuovo nome per chi si occupa di manager pubblici. Ciucci ha infatti fatto la perfetta carriera del boiardo di Stato: da Autostrade per l’Italia all’IRI con Prodi, e dell’Istituto per la ricostruzione industriale sarà anche in ultimo liquidatore, mentre diventa presidente della Società Ponte sullo Stretto di Messina, creata dallo Stato per immaginare il ponte che mai verrà costruito e poi chiusa anni (e miliardi spesi) dopo.
 
PIETRO CIUCCI: IL RAS DELL’ANAS SU REPORT
Nel 2006 diventa presidente dell’ANAS e conserva anche la carica di direttore generale dalla quale poi si pensiona quando vengono vietati i doppi incarichi nel 2013. Succede tutto nell’estate, quando Ciucci rinuncia al doppio incarico e decide di lasciare la direzione. Ma non si dimette, bensì si autolicenzia. La differenza tra le due scelte implica circa 780mila euro, perché se Ciucci si fosse semplicemente dimesso non avrebbe intascato anche l’indennità di “mancato preavviso”. Che invece gli spetta col licenziamento. Non solo: il calcolo della buonuscita elaborato dagli uffici dell’Anas tiene conto dell’indennità di mancato preavviso e anche di quella spettante “in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro”. Ovvero si è licenziato senza avvertirsi prima ma era allo stesso tempo d’accordo con se stesso sul licenziarsi. Un’indennità negata da Anas e confermata successivamente dal Fatto Quotidiano, che aveva sollevato il caso nel marzo scorso. Scriveva Stefano Feltri qualche tempo fa:

Se almeno fosse un manager impeccabile, qualche disinvoltura gli si potrebbe perdonare. Invece no. A Natale in Sicilia è crollato un viadotto appena inaugurato, non è colpa diretta di Ciucci, ovvio, ma il superpresidente non ha brillato nel tentativo di prendere quei provvedimenti drastici che la politica chiedeva. Anzi, in prima battuta ha affidato la pratica a un manager che era stato condannato in primo grado per tangenti.
Le inchieste sulle grandi opere che hanno portato alle dimissioni del ministro Maurizio Lupi hanno rivelato che, come minimo, gli appalti Anas non sono a prova di infiltrazione, visto che alcuni degli imprenditori intercettati dimostravano di conoscere i bandi prima della pubblicazione. La procura della Corte dei conti chiede la condanna di Ciucci e di altri per aver pagato 47 milioni di euro ad Astaldi per un lavoro non realizzato nei tempi e nei costi concordati(sì, è l’Anas che ha pagato, non il contrario). Avrebbero causato un danno erariale di 17,4 milioni.

Poi a Report si è parlato della statale Maglie Leuca, in Puglia, dove Anas ha affidato l’appalto a un consorzio di imprese, ma gli esclusi hanno vinto il ricorso al Consiglio di Stato e adesso Anas ha dovuto passargli l’appalto: sono 44 km che attendono di essere rifatti da 15 anni. E si scopre anche che il tracciato della nuova strada passa sopra una serie di discariche che sono lì dagli anni ’80 ma nessuno le ha viste. In Umbria, invece, gli operai che hanno lavorato alla costruzione di un tratto di strada non ancora terminato, dicono che le ditte avrebbero messo meno cemento del dovuto nella volta di una galleria. La stessa cosa che è successa nella costruzione, eterna, dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria, che adesso è finita anche nell’inchiesta Grandi Opere. Negli ultimi due mesi si sono dimessi dal consiglio di amministrazione tutti i membri, l’ultimo è Sergio Dondolini, un dirigente del ministero delle Infrastrutture il mese scorso. Si sono dimessi tutti tranne Ciucci.

Report Anas: il video dell’inchiesta di Giovanna Boursier e Milena Gabanelli

L’INCHIESTA GRANDI OPERE, INCALZA, CIUCCI E L’ANAS

«Nel 2014 — enumera Ciucci — abbiamo terminato 26 opere e aperto al traffico 147 chilometri di strade e autostrade, per un investimento complessivo di circa 3,3 miliardi di euro. Nel complesso, attualmente, sulla nostra rete sono attivi o in fase di attivazione 108 interventi per nuove opere per un importo di oltre 11,5 miliardi di euro e 540 interventi di manutenzione straordinaria per oltre 825 milioni». E infatti il Cresme calcola che dal 2007 a fine 2014 Anas ha pubblicato 4.700 bandi di gara per un corrispettivo di 21 miliardi di euro, aprendo 1.460 chilometri di nuove strade. Ecco la centralità dell’Anas, come la riepiloga Repubblica: la società naviga su un mare di soldi. Ma non li gestisce direttamente: non ci sono più trasferimenti di denaro pubblico. Lo Stato individua le nuove strade da fare e decide gli stanziamenti; l’Anas si occupa di redigere i primi progetti, di bandire le gare, di seguirne lo sviluppo. Quanto deve costare un’opera lo decide il ministero delle Infrastrutture, che a fine 2012 ha anche tolto all’Anas la vigilanza sulle concessioni autostradali e le ha portate al suo interno, assieme a un paio di centinaia di addetti ex Anas per dar corpo alla nuova Struttura di Vigilanza sulle Concessioni Autostradali. Questo per risolvere il conflitto di interesse che vedeva l’Anas al tempo stesso autorità di vigilanza, soggetto concedente, stazione appaltante e anche concessionario di diverse tratte autostradali, in primis la Salerno-Reggio Calabria. A proposito dell’ANAS e dell’inchiesta sulle Grandi Opere e Incalza, Corrado Zunino qualche tempo fa ha intervistato proprio Ciucci, chiedendogli conto delle affermazioni contenute nei verbali:

Salvatore Adorisio, ad di una società di Incalza e Perotti, parla della Palermo-Agrigento, quella chiusa per avallamenti e cedimenti. Dice di voi: «Hanno anticipato la consegna del viadotto di tre mesi, così l’impresa e i dirigenti prendevano il premio».
«Non c’è alcun premio, figuriamoci se l’Anas paga un bonus ai suoi dirigenti per un chilometro di viadotto. Non conosco il signor Adorisio, la sua società l’ho scoperta in questi giorni leggendo i giornali».
Adorisio dice ancora: «E così hanno fatto ‘sta porcata senza collaudo… Non si capisce l’emergenza qual era». Qual era l’emergenza, Ciucci? Perché avete chiuso i lavori tre mesi prima per poi scoprire che erano fatti in modo indecente?
«Il collaudo per quella parte di strada, il rilevato, non è richiesto. Sul resto del viadotto i carichi avevano dato esito positivo. Non si può parlare di anticipo dei lavori».
Chiudere tre mesi prima è o non è un anticipo?
«Sì, a volte si fa per motivi di traffico. Certo, i costruttori se finiscono prima ci guadagnano».
Ancora dalle intercettazioni, ancora Adorisio: «C’era un giro di bustarelle che fa paura…
È ovvio che i soldi che prende l’impresa ritornano in Anas da qualche parte. Sono le solite porcate».

«La porcata la fa questo signore. Nessuno può dire una cosa del genere senza poterlo provare».
Lo querela?
«Certo che lo querelo».

Aspettiamo di vedere cosa farà il governo.

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