Economia

Il piano di Renzi per Padoan al Quirinale

pier carlo padoan

Il Corriere della Sera in un articolo non firmato pubblicato oggi ipotizza che Matteo Renzi abbia intenzione di mandare Pier Carlo Padoan alla presidenza della Repubblica, portando Lorenzo Bini Smaghi, ex componente del board della BCE (da cui si dimise solo dopo lungo tira e molla in seguito all’elezione di Mario Draghi a Francoforte, e pretendendo, secondo i giornali dell’epoca, di trasferirsi in Banca d’Italia), al ministero dell’Economia. Secondo l’articolo ci sono tre indizi delle intenzioni del premier:

Andando per ordine cronologico. Già qualche mese prima che Renzi decidesse di costruirsi un suo staff di esperti a cui affidare il compito di contrastare i grandi burocrati dei ministeri, circolava il nome di Veronica De Romanis tra i possibili componenti di questa squadra. La cosa veniva data per scontata, tant’è che ha suscitato una certa sorpresa il fatto che quel nome, che pure veniva dato in corsa negli stessi ambienti di palazzo Chigi, fosse scomparso all’improvviso da quella lista. Qualcuno ha messo subito in relazione l’assenza dallo staff di Renzi di un’economista di vaglia, esperta delle tematiche tedesche e autrice di un libro che per l’appunto si intitolava «Il metodo Merkel» con il rapporto che la lega a Lorenzo Bini Smaghi, di cui è la moglie. Il quale Lorenzo Bini Smaghi non è certo in buone relazioni con il presidente della Bce Mario Draghi, ma i suoi rapporti con il premier sono rimasti immutati. Ed entrambi, lo scorso settembre, erano al matrimonio di Marco Carrai, che di Renzi è amico fraterno. A quel punto più d’uno, nel mondo della politica, ma non solo in quello, si è domandato se l’inquilino di palazzo Chigi non avesse in mente, per il futuro,un nuovo incarico per Bini Smaghi e che per questa ragione avesse preferito non mettere in squadra la moglie.

lorenzo bini smaghi
Magari il posto di ministro dell’Economia?

Ma la voce fu stoppata subito: non c’è nessun rimpasto in vista e con Pier Carlo Padoan tutto filava liscio.E questo è il primo indizio. Passano i giorni, anzi, i mesi e il 16 dicembre, nel suo saluto alle alte cariche dello Stato, Giorgio Napolitano non preannuncia l’addio al Quirinale, anche se lascia capire che la strada delle dimissioni anticipate è ormai tracciata, e, nel frattempo, si diffonde in elogi nei confronti del ministro dell’Economia, di cui esalta «il valore» e «l’affidabilità». È una candidatura implicita per il più alto Colle, chiede qualche giornalista a Padoan? Il quale, imperturbabile, si cela dietro un sorriso, che come sempre in questi casi vuol dire tutto e niente, o anche tutto e il contrario di tutto. Insomma, un modo garbato per non rispondere, ma per non dire nemmeno di no. Nemmeno un politico di lungo corso avrebbe saputo fare di meglio. Secondo indizio. Apparentemente scollegato dal primo.

Infine, c’è il terzo:

Se non fosse per il terzo,che si appalesa il 22 dicembre,nella sede del Pd del Nazareno,quando Matteo Renzi porta con sé Padoan al rituale,e annuale, brindisi di auguri natalizio con il partito, dipendenti inclusi.Tutti si chiedono il perché diquella presenza. Il premier laspiega così: «È un modo per fare squadra anche con il governo».

Ma anche la spia di un’intenzione, conclude il quotidiano. Quella di far familiarizzare il Pd con il candidato al Quirinale da lui scelto.