Economia

Il piano di Renzi per le aliquote IRPEF

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Matteo Renzi sogna di ridurre da cinque a tre le aliquote fiscali IRPEF unificando al 27% quelle di chi guadagna da 15 a 75mila euro, ovvero una larghissima fetta dei lavoratori italiani. Il piano, così com’è, converrebbe alle classi di reddito tra i 28 e i 55mila euro, che oggi pagano il 38%, e a quelli tra i 55 e i 75mila euro, che pagano il 41%. “In legge di stabilità – ha fatto sapere Poletti – valuteremo l’ipotesi di anticipare al 2017 un taglio strutturale del cuneo, in modo da rendere meno costoso il lavoro a tempo indeterminato”. Una scelta per cui spingono peraltro anche Commissione Ue, Fondo monetario, Bankitalia ed persino Standard & Poor’s. La prima opzione sarebbe dunque quella di anticipare l’operazione sull’Irpef, sostituendola o aggiungendola – risorse permettendo – a quella sull’Ires. Il taglio dell’imposta sul reddito di impresa è già a bilancio per 3 miliardi (coperta in teoria con le clausole di salvaguardia su Iva e accise). Una sforbiciata alle aliquote intermedie dell’Irpef costerebbe più o meno la stessa somma, ma bisognerà valutare se l’impatto di un piccolo aggiustamento sarà effettivamente visibile per i lavoratori. Mettere mano seriamente all’Irpef, riducendo per esempio da 5 a 2 aliquote, costerebbe del resto una cifra monstre, tra i 30 e i 40 miliardi.

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Il piano di Renzi per le aliquote IRPEF (Libero, 21 maggio 2016)

La seconda opzione sul tavolo, sponsorizzata tra gli altri dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, sarebbe quella di rinnovare invece anche nel 2017 la decontribuzione per i nuovi assunti, ma in forma ulteriormente ridotta rispetto alla riproposizione di quest’anno. L’ipotesi sarebbe quella di passare dal 40 al 20-25% nel 2017, per poi optare passare all’Irpef, come programmato, nel 2018. Anche in questo caso però, dovranno essere verificati gli effetti che gli sgravi in versione ridotta stanno avendo sul mercato del lavoro quest’anno, per valutare insomma se varrà la pena rinnovarli o meno. Più ravvicinato della manovra dovrebbe intanto essere l’appuntamento con la voluntary disclosure ‘bis’. La riedizione del provvedimento sul rientro dei capitali potrebbe arrivare entro luglio o forse entro l’estate. Il progetto è in fase di discussione, ma anche in questo caso i termini dell’operazione sono ancora in esame.