Economia

Il piano per il Monte dei Paschi di Siena (con sacrificio degli obbligazionisti)

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Mentre il Monte dei Paschi di Siena corre in Borsa sui rumors di un salvataggio, il piano per la banca. L’articolo 32 della direttiva europea sulle banche (Brrd) in vigore da gennaio permette una ricapitalizzazione pubblica «preliminare» senza staccare la spina a una società quando un istituto di credito fallisce uno stress test — una prova da sforzo in un ipotetico scenario di crisi — dell’Eba (Autorità bancaria europea). L’agenzia sta ultimando i suoi esami e i risultati saranno noti il 29 luglio.

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L’andamento del Monte dei Paschi di Siena in Borsa e il piano del governo (Corriere della Sera, 7 luglio 2016)

Ma il piano ha un ostacolo da saltare o aggirare. Quello del rischio per gli obbligazionisti di vedersi convertiti i loro bond in azioni. Ne parla oggi Federico Fubini sul Corriere della Sera:

Da Bruxelles nei giorni scorsi è arrivata un’offerta di compromesso che permetta un intervento pubblico a Siena. Se lo si considera una rafforzamento «preliminare» legato a un esame dei regolatori sulla banca, un aiuto di Stato non richiede il sacrificio dei depositanti o degli obbligazionisti ordinari (che hanno titoli per circa 10 miliardi di euro). Occorre però che gli obbligazionisti subordinati convertano i loro bond, i più a rischio ma in tempi normali i più redditizi, in azioni. Si tratterebbe di una diluizione radicale del valore di quei titoli, con un aumento di capitale da almeno tre miliardi su una banca che oggi vale appena 815 milioni.
La Commissione Ue propone di compensare le famiglie detentrici di subordinati – per un valore teorico di tre miliardi poiché sarebbero state raggirate vendendo loro strumenti pericolosi. Ma il diavolo è nei dettagli: dopo il crollo dei prezzi di quei bond negli ultimi mesi, non è ancora chiaro che tutte le compensazioni possano essere piene. C’è poi un aspetto anche più delicato: riguardo ai bond subordinati da circa 2,1 miliardi in mano agli investitori professionali – fondi o assicurazioni Bruxelles non crede che ci siano stati raggiri e pretende la piena conversione dei titoli in azioni di Mps. Significa abbatterne il valore di circa il 90%.

La soluzione europea comporterebbe un nuovo dramma politico che il governo si troverebbe a dover fronteggiare come in occasione della cessione delle quattro banche. Ma altre soluzioni non sembrano essercene:

Il trattamento ruvido sugli investitori istituzionali è già stato imposto in Spagna, Grecia, Portogallo e Slovenia; risparmiare l’Italia scatenerebbe contro la Commissione Ue l’ira degli altri governi coinvolti. Resta giusto un dettaglio: colpire i grandi investitori in Mps crea un precedente pericoloso e può innescare una fuga anche dal resto del fragile sistema finanziario italiano. Se l’Unione bancaria doveva portare più stabilità, rischia di scoprire che per ora ha imboccato la direzione sbagliata.

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