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Il piano di Marine Le Pen per uscire dalla NATO

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Marine Le Pen ha lanciato ieri a Lione la sua candidatura a Presidente della Repubblica francese. Nel discorso con cui la leader del Front National ha dato il via alla corsa verso l’Eliseo tre sono i passaggi fondamentali: l’uscita dall’euro e il ritorno alla moneta nazionale per riacquistare la sovranità monetaria, un referendum sulla permanenza nell’Unione Europea “à la Brexit” e l’uscita della Francia dalla NATO.
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Marine Le Pen presenta un ritorno al passato

Marine Le Pen vuole una Francia forte, sovrana e la vuole al di fuori del sistema della moneta unica, al di fuori del mercato unico europeo (perché sarà quella la prima conseguenza dell’uscita dalla UE) e fuori dall’alleanza militare che ha unito i paesi dell’Occidente contro la minaccia sovietica durante la Guerra Fredda. Un’idea quest’ultima che non è venuta in mente nemmeno ai sostenitori britannici della Brexit. Per quanto riguarda l’uscita dalla NATO per la Francia si tratterebbe per la verità di un ritorno al passato perché i francesi – pur essendo tra i dodici paesi fondatori dell’Alleanza Atlantica nel 1949 – uscirono in maniera unilaterale dalle strutture militari nel 1966 pur rimanendo all’interno solo degli organi politici dell’Alleanza ma al di fuori della struttura militare. Era un periodo quello dove la Francia di De Gaulle voleva ritrovare la sua passata grandeur, il nazionalismo francese stava tornando ai suoi apici storici (nel 1960 la Francia aveva testato con successo la sua prima arma atomica) e il paese voleva affrancarsi dalla logica della contrapposizione tra i due blocchi Est-Ovest e soprattutto affermare la propria autonomia nell’Europa Occidentale che faceva parte della sfera d’influenza statunitense e De Gaulle – tra le altre cose – non voleva che le forze militari francesi fossero sottoposte agli ordini degli americani. Di fatto però la Francia non è mai completamente uscita dalla NATO perché ha continuato a far parte degli organismi politici (ad esempio l’assemblea parlamentare) dell’Alleanza Atlantica; ha solo smesso di partecipare alle attività militari dell’Alleanza e di contribuire militarmente alla struttura di difesa comune. Questa situazione è cambiata nel 2009 quando l’allora Presidente francese Nicolas Sarkozy citando l’interesse della Francia e dell’Europa dopo 43 anni decise di far tornare il paese all’interno dell’organizzazione militare della NATO (già nel 1992 forze francesi parteciparono alla missione NATO in Kosovo).
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Aumento delle spese militari per garantire l’indipendenza strategica

Nel suo discorso la Le Pen ha fatto leva sui sentimenti nazionalisti dell’elettorato e soprattutto sul desiderio dei francesi di essere rispettati a livello internazionale, che sia in un confronto con la Germania oppure sullo scacchiere militare internazionale. Dopo nemmeno dieci anni dal ritorno della Francia negli organismi militari della NATO la Le Pen e il Front National vogliono quindi riportare il paese fuori dalla NATO anche se – così come per l’uscita dall’Euro – non è chiaro come e cosa significhi. Sicuramente il primo obiettivo della candidata della destra populista è quello di riportare il comando delle forze militari francesi unicamente in mano francese, e lo fa nel nome della lotta al terrorismo islamico dell’ISIS che però è una minaccia che dovrebbe essere combattuta su scala globale. Qualora la Le Pen dovesse essere eletta all’Eliseo allora la Francia uscirebbe di nuovo dalla struttura di comando militare integrata della NATAO ma probabilmente rimarrebbe all’interno dei suoi organismi di controllo politico continuando quindi ad avere una qualche voce in capitolo in merito alle decisioni politiche dell’Alleanza. Un piede dentro e uno fuori, così come è sempre stato, e tutto sommato non dovremmo preoccuparci troppo della dipartita della Francia dalla NATO, ne abbiamo fatto a meno per quasi cinquant’anni senza che la cosa creasse troppi problemi al funzionamento della struttura militare. Del resto così facendo i francesi rimarrebbero in ogni caso dentro l’ombrello di difesa dei paesi NATO.


L’uscita dalla NATO ha quindi un valore più che altro simbolico, un modo per la Le Pen di consentire alla Francia di rimpossessarsi del nazionalismo perduto. Nazionalismo che fa rima con sovranità e che deve essere per forza economica, politica e militare. Ed è interessante notare che la Le Pen giustifica l’uscita del paese spiegando che “la France ne soit pas entraînée dans des guerres qui ne sont pas les siennes“, ovvero che la Francia non deve prendere parte a guerre che non sono sue ma non è chiaro che fine faranno gli oltre 3.500 militari francesi dell’Operazione Barkhane e dispiegati nel territorio del Sahel (principalmente in Mali e in Ciad) per combattere le milizie jihadiste. Il tutto mentre il Presidente Trump – cui la Le Pen si ispira ultimamente – ha recentemente espresso tutto il suo sostegno alla NATO chiedendo ai paesi membri di contribuire maggiormente alle spese militari (in passato Trump invece aveva definito l’Alleanza “obsoleta”). Al momento il piano strategico di Marine Le Pen consiste unicamente nel ritiro dagli organismi militari della NATO e dal contemporaneo aumento delle spese militari in cinque anni fino al 3% del PIL (attualmente sono al 2,1% e la NATO prevede che i paesi membri spendano il 2% del PIL nel settore della difesa) ed una nuova corsa agli armamenti (ovviamente fabriqué en France) in modo da consentire il raggiungimento dell’indipendenza strategica francese. La proposta della Le Pen nasconde quindi maggiori spese e maggior indebitamento pubblico come a dire che l’indipendenza costa cara. Alla luce delle decisioni prese nel 2013 dal Livre blanc sur la défense et la sécurité nationale che tagliarono drasticamente le dimensioni del budget militare per il quinquennio 2014-2018 (compreso il progetto di costruzione di una nuova portaerei nucleare) e che prevedeva una profonda riforma delle forze armate è da vedere come e dove Marine Le Pen troverà i soldi per farlo dopo l’uscita della Francia dall’Euro e dall’Unione Europea, la sua speranza ovviamente è quella di poter – una volta fuori dalla UE – aumentare a piacimento il debito pubblico per finanziare i sogni di gloria francesi. A pagare però in qualche modo saranno sempre i cittadini francesi.
 
Foto copertina via Twitter.com @MLP_officiel