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Il piano per le Olimpiadi a Roma all'insaputa della Raggi

Ieri è arrivata la conferma che la Giunta Raggi prepara il no alla candidatura delle Olimpiadi a Roma nel 2024. L’agenzia di stampa Adn Kronos, citando alcune fonti del M5S, ha fatto sapere che «Questa settimana può essere decisiva», in linea con l’area Di Battista-Taverna, in pressing per lo stop alla corsa olimpica. Dallo staff della Raggi però hanno frenato: «Nessuna accelerazione».  Anche se più di un esponente grillino, a microfoni accesi, ha ammesso: «La linea del No, già annunciata in campagna elettorale, non cambia». Il Coni però ieri smentiva frizioni con il Campidoglio: «Nessun No da parte del Campidoglio a Roma 2024. Anzi, in base ai contatti degli ultimi giorni ci risulta il contrario». Il Coni ieri ha fatto anche sapere che si aspetta un incontro tra Raggi e Malagò. Ma c’è di più: in un articolo del Corriere della Sera si arriva a prospettare un piano B per scavalcare la Raggi e avere il sì direttamente dal governo.

Il piano per le Olimpiadi a Roma all’insaputa della Raggi

L’idea sembra frutto di fantasia e troppa calura estiva, visto che sfrutterebbe un’interpretazione furba e lasca del regolamento allo scopo di aggirare l’ok necessario della sindaca, che del resto il CONI sta chiedendo da molti giorni. L’articolo racconta che per il no servirebbero una riunione e un voto a maggioranza del consiglio comunale, ma mentre i grillini nazionali spingono per negare il permesso, quelli locali starebbero tentennando e c’è chi è a favore. Intanto però l’iter diplomatico del CONI va avanti:

Le tappe decisive sono due. Quella finale, il 13 settembre 2017, quando verrà assegnata l’Olimpiade alla città prescelta. E, tra pochi giorni, il 7 ottobre, quando undici ministri italiani dovranno firmare per dare le garanzie per Roma e l’Italia su una serie di questioni tecniche (visti e sicurezza, tra gli altri). Ma entro questa data potranno succedere molte cose. Innanzitutto, potrebbe esserci un incontro tra il numero uno del Comitato, Giovanni Malagò, e il sindaco Virginia Raggi. Incontro atteso per la fine della prossima settimana e al quale il comitato si presenterà con quella che viene definita «un’offerta irrinunciabile». Nel senso che verrebbero mitigati molti degli aspetti più critici, in particolare la questione del villaggio a Tor Vergata. Resterebbero in piedi solo gli aspetti positivi, assicurano dal Comitato: a Olimpiadi assegnate a Roma, se così sarà, il Cio verserà 1 miliardo e 700 mila euro; il restante (la spesa prevista complessiva è di 5 miliardi) è già stato promesso dal governo e sarà versato in sette anni. Senza contare gli introiti da biglietti e sponsor. Come potrebbe il Comune di Roma, è il ragionamento del comitato, dire di no, di fronte a questi dati.

Se il piano A non dovesse andare in porto, scrive Alessandro Trocino, ci sarebbe il piano B:

Ma se davvero i 5 Stelle trovassero la compattezza in Aula, questo potrebbe non essere sufficiente per fermare il carro delle Olimpiadi. Perché il Comitato ha pronto una contromossa: scavalcare la Raggi e ottenere il via libera dal governo. È possibile? Nella carta olimpica non si parla di sindaco ma di «host city». Il via libera della «città ospite», secondo un’interpretazione accreditata dal Comitato, potrebbe essere dato direttamente dal governo. Essenzialmente per due ragioni. La prima è che le Olimpiadi sono un evento di interesse nazionale. La seconda è che riguardano molte città, non soltanto Roma: oltre la Capitale, Torino, Milano, Verona, Udine, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Palermo, che ospiteranno le partite di calcio. E Cagliari, dove si terranno le regate veliche. Scenario decisamente ardito, quello ipotizzato. E che prevederebbe un atto formale del governo che potrebbe portare a uno scontro frontale con la Raggi e Roma.

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Olimpiadi a Roma: le tappe della candidatura (Corriere della Sera, 28 agosto 2016)

Un piano per fregare la Raggi?

L’ipotesi sembra scarsamente credibile. Perché per percorrerla il governo dovrebbe andare allo scontro frontale con il Comune per quella che ad oggi è soltanto una candidatura, che potrebbe venire bocciata lasciando poi gli autori del diabolico Piano B il cerino acceso in mano: un’ipotesi disastrosa che infilerebbe il governo in una figuraccia nazionale, soltanto per fare contento il CONI. Sarebbe un errore tattico clamoroso. Anche Marco Mensurati su Repubblica però conferma l’esistenza di un piano B:

Le Olimpiadi del 2024, così come sono configurate dal dossier, sono un evento di interesse nazionale, riguardano 12 città, coinvolgono l’immagine del Paese a livello internazionale, e veicolano valori e abitudini universalmente condivise (da questo punto di vista il riferimento è alla legacy dei giochi inglesi del 2012, che ha prodotto una piccola rivoluzione culturale in tutto il paese). E dunque, il prossimo 7 ottobre, potrebbe essere il governo a firmare, al posto del Comune di Roma, il documento che perfeziona la candidatura Olimpica italiana. Una soluzione, questa, fino a prima di Rio impensabile: il Comitato Olimpico Internazionale (Cio )ha sempre preteso l’ok da parte delle città. Ma in questo caso, dopo il disastro organizzativo brasiliano e vista la situazione delle altre candidate – il gradimento di Los Angeles sta crollando a picco; Parigi sembra più orientata ad investire sull’Expo che sui Giochi; Budapest è sempre stata la meno credibile – il Cio sarebbe ben contento anche della firma di Renzi.

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“Noi una risposta chiara – aveva detto la scorsa settimana Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Campidoglio – l’abbiamo già data da tempo. Sul no alle Olimpiadi abbiamo fatto una campagna elettorale. Restiamo coerenti. In ogni caso – aveva detto ancora Ferrara – ogni comunicazione ufficiale sarà data a tempo debito”, cioè il mese di settembre. Un ruolo rilevante nel dialogo con il Coni – che si era anche detto disponibile a mettere mano al dossier – lo avrà appunto il vicesindaco Frongia, ma l’ultima parola dovrebbe spettare alla sindaca Raggi. Gli occhi comunque, in attesa di un possibile segnale, restano puntati su lunedì a mezzogiorno, quando saliranno in Campidoglio, tra gli altri, il presidente del Cip Luca Pancalli, il segretario generale e capo missione a Rio Marco Giunio De Santis.

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