Economia

Il piano per assumere i precari statali

Un piano per assumere i precari da tre anni tra gli statali. Non solo quindi i licenziamenti disciplinari: il governo, che da tempo immemore ormai utilizza contratti a termine per il lavoro nella pubblica amministrazione, ha in mente di varare un piano straordinario di assunzioni rivolto ai dipendenti precari della pubblica amministrazione che lavorano da almeno tre anni anche non continuativi in loco.

Il piano per assumere i precari statali

L’intenzione è quella di arrivare a un accordo con i sindacati già nell’incontro di oggi. Dove si partirà dall’aumento medio di 85 euro mensili che i 3,2 milioni di lavoratori pubblici attendono ormai da anni. In discussione anche la possibilità che le gabbie salariali del ministro Brunetta, che non permettevano l’erogazione di premi a pioggia, vengano aggirate; si discuterà quindi anche degli incentivi e della loro erogazione.  Il testo lancerà anche un piano straordinario di stabilizzazione, che sarà operativo fino al 2018 e che permetterà l’ingresso nei ranghi del pubblico impiego per chi ha avuto contratti precari per almeno tre anni. Nei concorsi avranno riservato il 50% dei posti. Spiega oggi Paolo Baroni sulla Stampa:

Con la scelta dei tre anni il governo, come prima cosa, intende circoscrivere meglio la platea dei beneficiari che in base al conto annuale della Ragioneria sono in tutto 300 mila, compresi 82 mila tempi determinati concentrati soprattutto nella sanità e negli enti locali e 37mila collaborazioni. Senza trascurare il fatto che con questa mossa si allinea il settore pubblico a quello privato, dove il tetto massimo per i contratti a termine è fissato in 36 mesi. Resta ancora da definire la data da cui far partire i 3 anni: fonti sindacali parlano di 5 anni per cui, partendo la sanatoria nel 2018, il conteggio inizierebbe col 2013. Ma qualcuno spinge per arrivare anche al 2009.

premi statali pubblico
Gli statali (Il Messaggero, 13 febbraio 2017)

Inoltre c’è la possibilità di passare a un contratto a tempo indeterminato, sullo stesso schema usato a Roma e Bologna:

Il piano straordinario per le assunzioni coprirà infatti il triennio che va dal 2018 al 2020 e si snoderà su un doppio binario: consentirà di passare direttamente ad un contratto a tempo indeterminato a chi, dopo essere stato selezionato attraverso concorso, già lavora in una amministrazione pubblica con contratto a tempo determinato. E quindi consentirà di aprire una serie di bandi fissando una riserva del 50% dei posti disponibili a favore del personale interno alle varie amministrazioni impiegato con contratti flessibili.
Lo schema che verrebbe adottato è molto simile a quello utilizzato la scorsa estate per assumere a Roma e Bologna maestre di nidi e materne, dando la possibilità alle varie amministrazioni di usare la spesa destinata al lavoro flessibile per posti a tempo indeterminato. Più in generale il progetto che Madia sostiene da sempre è quello di «mettere fine al cattivo reclutamento» e di passare dalle piante organiche ai fabbisogni reali concedendo la possibilità di assumere solo dove ce n’è realmente bisogno.

Le regole per il licenziamento degli statali

Ci sono poi le nuove regole per il licenziamento degli statali. Tra i casi di licenziamento nella Pubblica Amministrazione non solo i furbetti del cartellino che timbrano e vanno a casa, ma anche casi di corruzione e lunghe assenze ingiustificate dal lavoro. Non si rischia solo per falsa attestazione della presenza in servizio ma si può essere cacciati anche per scarso rendimento (ma solo per chi è già stato richiamato o c’è stata una reiterata valutazione negativa delle performance). E la sanzione massima si potrebbe attivare anche, nei casi più gravi, per il responsabile dell’ufficio che davanti agli illeciti «si volta dall’altra parte», come spiega oggi il Corriere della Sera. Altra situazione limite sarà quando un dipendente statale accetta regali costosi o abus dell’auto di rappresentanza: la sanzione massima si attiverà anche per il responsabile dell’ufficio che davanti agli illeciti non agirà con le sanzioni. Poi dovrebbero essere distinte, slegate, condizioni che attualmente appaiono ‘intrecciate’. Ecco che il licenziamento per scarso rendimento si dovrebbe attivare per chi già è stato richiamato. Un’altra fattispecie coinciderà con la reiterata valutazione negativa delle performance. E lo stesso vale per tutti quei casi di grave violazione del codice di comportamento (dall’accettare regali costosi a un uso improprio dell’auto di rappresentanza). Dovrebbe rientrare nel decalogo anche l’infrazione dolosa delle regole sulla responsabilità disciplinare. Il nuovo Testo Unico riprenderà la procedura rafforzata e abbreviata prevista per chi timbra il badge e poi se ne va, estendendola ai casi in cui si viene colti con le ‘mani nel sacco’. Iter da concludere in 30 giorni, con possibile sanzione massima per il dirigente che si gira dall’altra parte.

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Le regole per il licenziamento degli statali (Corriere della Sera, 5 febbraio 2017)

Spiega poi Il Sole 24 Ore che l’articolo 18 modello 1970, quello scritto nello Statuto dei lavoratori, rimarrà in vigore negli uffici pubblici anche dopo la nuova riforma che si dovrebbe avviare nelle prossime settimane, ma le violazioni formali o procedurali non potranno più cancellare la sanzione. Ci sono poi altre due novità:

La prima cancella tutti gli obblighi procedurali aggiuntivi previsti da regolamenti, clausole contrattuali o «disposizioni interne comunque qualificate» rispetto al l’iter del procedimento disciplinare scritto nella legge, che peraltro viene accorciato da 120 a 90 giorni. Ma la violazione dei termini, e qui c’è la seconda novità al centro della discussione con i sindacati, non farebbe più decadere procedimento disciplinare e sanzione. Questo non significa che il “processo” al dipendente pubblico accusato di violazioni tali da farlo uscire definitivamente dalla Pa possa durare in eterno.
Per sopravvivere, procedura e sanzione non devono cozzare contro il diritto di difesa del diretto interessato, e devono secondo la bozza rispettare un «principio di tempestività» che andrà però declinato concretamente. Non solo: il nuovo codice disciplinare, se le regole scritte nella bozza arriveranno al traguardo, prevede una sorta di prova d’appello per l’amministrazione, che potrà riavviare il procedimento, facendo ripartire daccapo tutti i termini, entro 60 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza che boccia il primo tentativo di licenziamento.

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