Opinioni

In pescheria e al ristorante occhio al pesce-truffa

In pescheria, al supermercato e al ristorante bisogna fare attenzione al pesce-truffa. Ovvero alla possibilità che al consumatore ignaro possano venire rifilate specie diverse da quelle che vorrebbe acquistare, come il pangasio del Mekong che viene spesso venduto come cernia, la lenguata senegalese spesso spacciata per sogliola, lo squalo smeriglio che viene commercializzato come pesce spada e il polpo del Vietnam che viene venduto come proveniente dal Mediterraneo. Una truffa che c’è sempre stata, ma che potrebbe essere incentivata dal blocco della pesca nell’Adriatico, come denuncia oggi la Coldiretti sulla Stampa:

«Il problema è che questa misura ha funzionato solo per quelle specie che hanno il loro picco riproduttivo nel periodo estivo come la triglia, la gallinella e la sogliola – spiega Tonino Giardini, presidente di Impresa Pesca -. Scampi e pesce azzurro, invece, si riproducono in altri periodi dell’anno, per questo sarebbe più utile chiudere le aree a macchia di leopardo, un po’ come si fa per la caccia». La controindicazione del fermo biologico sta nel rischio che, con i pescherecci italiani ancorati nei porti, aumenti l’import dall’estero di prodotti ittici.
Import che nel primo quadrimestre del 2016 ha fatto segnare un incremento del 3% rispetto allo stesso periodo del 2015. Quando, complessivamente, l’Italia ha importato 769 milioni di chili, dei quali il 40% proveniente da Paesi extracomunitari. Senza contare che, nel Mediterraneo, mentre le flotte italiane si fermano, quelle egiziane, libiche, turche e tunisine continuano a lavorare a pieno regime, erodendo quote di mercato.

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Le varie specie di pesce-truffa che può capitare di incontrare al ristorante o in pescheria (La Stampa, 17 agosto 2016)

E quindi, spiega Antonio Morabito, è necessario fare attenzione:

«I rischi ci sono quando i prodotti ittici che vengono da paesi extracomunitari riescono ad eludere i controlli. Ma, va sottolineato, che da questo punto di vista anche il mercato del pesce di allevamento proveniente da aree extra Ue, nutrito con gli scarti del pescato e a cui vengono in alcuni casi somministrati antibiotici, desta serie preoccupazioni».
Cosa si può fare per evitare ogni rischio?
«Il consumatore deve essere tutelato ma deve anche essere protagonista della tutela del mare. Dobbiamo imparare a mangiare cibo di stagione e a saper leggere l’etichetta dei prodotti. Si deve essere consapevoli».