Economia

Perché Tria ha perso

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Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano oggi spiega perché Giovanni Tria ha perso la sua battaglia sul deficit nei confronti di Salvini e Di Maio. Feltri parte nel racconto dallo scorso giugno, quando il ministro dell’Economia si presentò come il garante e il custode dei conti scegliendosi sponde europee per fare la sua politica, poi ricorda la vicenda delle nomine dei tecnici e gli sgarbi alla maggioranza con la questione Fanizza all’OCSE. Infine arriviamo ai giorni nostri:

Nella lunga vigilia della legge di Bilancio, Tria sceglie una linea rischiosa: in tutti gli incontri privati ribadisce con la massima nettezza di non voler cedere sul deficit, da tenere entro l’1,6 per cento. Mai un’apertura, mai un piano B, tanto che i suoi interlocutori, sempre più perplessi, cominciano a chiedersi da dove traesse tanta sicurezza.

Forse dal suo rapporto con la Banca d’Italia e col Quirinale o forse dell’investitura di affidabilità arrivata dalla Bce di Mario Draghi: garanzie che nell’era gialloverde valgono poco.

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Foto da: Mario Seminerio su Facebook

TRIA, INOLTRE,non ha mai lasciato alle sue controparti –i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini –una via di uscita onorevole dal negoziato: o si vince tutto o si perde tutto. Non una buona premessa per evitare l’esito peggiore. E infatti lui ha perso. E nelle riunioni tecniche, poi, il ministro del Tesoro ha avuto atteggiamenti che ai partiti sono sembrati provocatori.

Un esempio: visto che Lega e Cinque Stelle vogliono ridurre le agevolazioni fiscali per finanziare le misure del programma elettorale ma non sanno decidersi su cosa tagliare, Tria ha proposto una riduzione lineare che avrebbe fatto arrabbiare tutti ma proprio tutti gli elettori colpiti dal taglio. Da oggi la vita di Tria sarà ancora più difficile: i mercati lo vedranno come un ostaggio di Salvini e Di Maio i quali si fideranno di lui ancora meno. Tria ha scelto quella che al Tesoro chiamano “opzione agonia”.

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