Economia

Perché lo spread dell'Italia scende

Per la prima volta in cinque anni lo spread, ovvero la differenza tra il rendimento del bond italiano e quello tedesco, scende al di sotto di quota cento. La grande crisi dei debiti sovrani, che in Italia ha causato, tra le altre cose, la caduta del governo Berlusconi, è ormai alle spalle? Non esattamente. In realtà i segnali di un ritorno della fiducia ci sono: ieri  l’indice dell’Istat che misura la fiducia ha fatto segnare a a febbraio valori record sia per le famiglie che per le aziende. E non è la sola notizia positiva della giornata di ieri: il Tesoro ha collocato tutti i Btp in offerta con tassi in discesa a nuovi minimi storici. Di chi è il merito? Maria Cannata, direttore del debito pubblico del Tesoro, è stata chiarissima ieri in un’audizione alla Camera: «Adesso che sono stati annunciati i dettagli del Quantitative Easing di Draghi, i quali hanno sorpreso in positivo il mercato, assistiamo ogni giorno a un ribasso dei tassi oltre che a un grande appetito per i titoli dei paesi periferici».

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La discesa dello spread negli ultimi dieci anni (Il Sole 24 Ore)

Inutile dire che non è soltanto merito del QE. In primo luogo, ricordava oggi il Sole 24 Ore, la fiducia economica nell’UE arrivata a 102 in febbraio, e quella dell’Italia che è arrivata ai massimi dal 2002. Poi c’è l’andamento del mercato del lavoro in Germania. Infine, l’accordo sulla Grecia che consente all’intero Eurogruppo almeno altri quattro mesi di pace, in attesa del redde rationem. Poi ci sono i fattori neutri. Nel mese delle feste natalizie il giro d’affari dei negozi non ha fatto scintille, contraendosi dello 0,2% rispetto a novembre, con un aumento di appena lo 0,1% su base annua, grazie agli alimentari. Un segnale “timido” per la Confcommercio che tuttavia non va trascurato, perché indice di un’inversione di rotta. E di “spiragli” parla anche Federdistribuzione. Di diverso parere le associazioni dei consumatori, alquanto scettiche: il Codaocns punta il dito contro il bonus egli 80 euro giudicandolo “un flop”, mentre Federconsumatori e Adusbef definiscono “inverosimili” i dati sulla fiducia, mossi da “entusiasmi prematuri”, suscitati dall’elezione del nuovo Capo dello Stato o dall’ondata di precisioni positive sul 2015. Di certo il 2014 sul fronte consumi passa agli archivi come un altro anno nero, il quarto consecutivo (-1,2%). La fiducia e l’ottimismo tornano, ma verso il futuro. Il presente rimane quel che è. E su questo c’è poco da festeggiare. Anche per i governi in carica.