La macchina del funky

Perché Marino ha i mesi contati

L’agiografa di Matteo Renzi Maria Teresa Meli sul Corriere ci fa sapere che Ignazio Marino ha i mesi contati. Nonostante lo stop imposto dal presidente del Partito Democratico Matteo Orfini ai piani del premier, il Renzi 1 si è ormai reincarnato nel verbo ed è pronto ad inondarci di chiacchiere in attesa di rovesciare il voto popolare e costringere il sindaco regolarmente eletto alla carica che ricopre (uno che, al contrario di Renzi, le elezioni per il posto che attualmente attua le ha vinte) a lasciare il posto. Vediamo il piano da Mignolo col Prof illustrato dal Corriere della Sera:

Ora che è «tornatoa fare il Renzi». Per questo non si fa nessun problema ad aprire due fronti in contemporanea. Anzi tre. Quello del cambio della guardia al Campidoglio. Che nei suoi piani non dovrebbe avvenire subito, ma dopo l’estate, perché non deve essere messo in connessione con «Mafia Capitale». Marino resiste, però, avverte un renziano, «potrà farlo fino a un certo punto, perché se il Pd lo sfiducia,non potrà non prenderne atto». E questo pressing del presidente del Consiglio sul sindaco-chirurgo ha provocato una rottura con Matteo Orfini. L’altro giorno tra i due c’è stato un colloquio che definire dai toni accesi sarebbe un eufemismo.
Il commissario del Partito democratico, che aveva difeso Marino, si è sentito scavalcato da Renzi e ha minacciato le dimissioni: «Se la mia parola non conta, se tu hai dato un’altra linea, senza nemmeno avvertirmi, allora metti Lotti come commissario, io me ne vado». Alla fine Orfini non se ne è andato, ma la tensione tra i due non è scemata. In compenso, i Giovani turchi, ieri sera si sono riuniti per cercare di calmare Orfini: «Il presidente del partito— spiegava un autorevole esponente di quella corrente— non può mettersi in palese contrasto con il segretario». Dunque, Marino ha i mesi contati. A settembre, dovrà cedere le armi: per Palazzo Chigi la strada è segnata. Sempre che non avvenga qualcosa prima, nel caso in cui Sel togliesse l’appoggio alla giunta.

franco gabrielli ignazio marino
La copertina dell’Espresso che “giubilava” Marino la settimana scorsa

Nel frattempo Giovanna Vitale su Repubblica ci fa sapere che la resistenza del sindaco si starebbe fiaccando, e che Marino starebbe contrattando un posto nuovo per sé per lasciare la poltrona di sindaco:

«Il sindaco ha capito che per lui è comunque finita e ha scelto di resistere per alzare il prezzo», racconta un alto dirigente del Pd. «Suoi emissari starebbero infatti pensando di recapitare un messaggio preciso al capo del governo: se gli verrà offerta un’alternativa, un incarico magari da ministro o in qualche organismo internazionale, così da uscire in modo onorevole senza il bollino dell’incapace, Marino potrebbe pure valutare il passo indietro. Altrimenti rimarrà alsuo posto e venderà cara la pelle».

E, spiega sempre la Vitale, intanto c’è chi si organizza per trovare il modo di far cadere il sindaco:

In tanti, in queste ore, soprattutto gli eletti di fede renziana, stanno tempestando il Nazareno di telefonate. Tutte dello stesso tenore: diteci cosa dobbiamo fare, noi siamo pronti a seguire le indicazioni del segretario-premier, anche spingendoci fino all’extrema ratio di rimettere il mandato nelle sue mani. Significa che, se pure Marino intendesse imbullonarsi alla poltrona, loro sarebbero pronti al sabotaggio, a dimettersi in massa o a far mancare il numero legale, paralizzando l’aula. Tradotto: nessuna delibera potrebbe essere più approvata e la sorta della giunta sarebbe comunque segnata. Lo dice chiaro Orlando Corsetti, presidente della Commissione Commercio: «Ha ragione Renzi: per la giunta Marino è scattato l’ultimo giro. Se l’amministrazione deve cadere, cadrà per sua incapacità e non per Mafia Capitale. Molti assessori non hanno l’esperienza necessaria per amministrare Roma».

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