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Perché l'Austria chiude il Brennero

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«I provvedimenti al Brennero non prevedono un muro oppure filo spinato. L’unica cosa che faremo è montare una struttura con quattro pali e un tetto per consentire a chi passa il confine tra Italia e Austria, profughi inclusi, di ripararsi dalla pioggia»: dopo le critiche suscitate dall’annuncio della costruzione di una barriera lunga 250 metri che comprenderà l’autostrada, l’Austria fa una parziale retromarcia e il presidente Heinz Fischer corregge il tiro: «Servono più controlli per chi vuole entrare in Europa». Il tetto dei 35mila profughi, che l’Austria intende accogliere quest’anno, «non sarà un taglio netto di spada, ma un valore indicativo» per evitare altre 80mila richieste d’asilo come nel 2015.

Perché l’Austria chiude il Brennero

Ma a parte le frasi di circostanza bisogna considerare la questione politica, spiegata oggi da Tonia Mastrobuoni su Repubblica: il 24 aprile l’Austria andrà alle urne per scegliere il successore di Fischer, ovvero il tredicesimo presidente della Repubblica; un mese dopo è previsto il ballottaggio. E se l’ex capo dei Verdi Alexander Van der Bellen è in vantaggio, dietro di lui c’è Norbert Hofer, candidato della destra populista e poi l’indipendente Irmgard Griss. Popolari e Socialdemocratici, che costituiscono la coalizione di governo, sono lontanissimi dalla possibilità di arrivare al secondo turno visto che i sondaggi oggi li accreditano della quarta e della quinta piazza:

Non deve meravigliare, dunque, che al ministero dell’Interno in particolare – retto dai popolari – si assista ad atteggiamenti muscolari sulla questione dei profughi. La ministra, Johanna Mikl-Leitner, è notoriamente la principale ispiratrice della linea dura del governo Faymann. È stata sua l’idea disastrosa della “Fortezza Europa” che ha provocato il progressivo blocco delle frontiere lungo i confini balcanici fino alla Macedonia, con la conseguente tragedia di Idomeni. Sua anche l’accelerazione delle ultime settimane, per ora solo verbale, sui controlli al Brennero. L’Oevp, il suo partito, sta disperatamente tentando di riconquistare consensi a destra, in un quadro politico totalmente dominato dal tema dei profughi. In questi giorni Mikl-Leitner ha annunciato a sorpresa che lascia per tornare nella Bassa Austria dove vorrebbe conquistare in futuro lo scettro di governatrice (è un fortino tradizionale dei popolari). Il suo successore, Wolfgang Sobotka, difficilmente abbandonerà la linea dura.

Insomma, ancora una volta è la politica a muovere la gestione di un problema umanitario. Per questo si va verso il disastro.

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Le frontiere dell’Europa (Corriere della Sera, 12 aprile 2016)

Gli altri muri d’Europa

Ieri l’ANSA ha riepilogato i muri e i fili spinati che che blindano sempre di più i confini dell’Europa.
* MACEDONIA-GRECIA – In novembre Skopje ha iniziato la costruzione della barriera – 1,5 km di rete sovrastata da filo spinato al confine nei pressi di Idomeni, il campo in territorio ellenico divenuto un gigantesco imbuto per i profughi. Nato come punto di transito, è diventato un lager per migliaia di persone;
* UNGHERIA-SERBIA – E’ uno dei più recenti, eretto in settembre dal premier ungherese Victor Orban per fermare il flusso di profughi in fuga dalla Siria e dall’Iraq. Un muro di filo spinato alto 4 metri che corre lungo i 175 chilometri della frontiera;
* CALAIS – Dal giugno 2015 il porto francese di Calais è stato dotato di una barriera per impedire che i migranti diano l’assalto ai traghetti diretti in Gran Bretagna;
* MELILLA-MAROCCO – Anche in questo caso l’obiettivo è bloccare i migranti che, dal Marocco, cercano un futuro attraverso le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla. La barriera è stata costruito nel 1990.
* BULGARIA-TURCHIA – Non è tra i più noti, probabilmente, ma certamente tra i più recenti. E’ stato costruito nel 2014 per bloccare i flussi migratori provenienti da Est.
* CIPRO, ZONA GRECA-ZONA TURCA – E’ lì dal 1974 la linea verde di quasi 200 chilometri che divide in due Nicosia, unica capitale d’Europa spezzata da un muro.
* IRLANDA, BELFAST CATTOLICA-BELFAST PROTESTANTE – Nonostante gli accordi di pace siglati nel 1998, i 13 chilometri di muro eretti nel 1969 sono ancora lì a separare i cattolici e i protestanti dell’Irlanda del Nord.