Cultura e scienze

Perché la richiesta di inserire le “indicazioni terapeutiche” sui prodotti omeopatici è pericolosa

L’associazione di produttori di rimedi omeopatici chiede al Ministero di poter inserire sulle confezioni posologia e indicazioni terapeutiche. La legge però lo vieta esplicitamente perché allo stato attuale non esistono evidenze scientifiche dell’efficacia dell’omeopatia. Il rischio è che i consumatori leggendo l’etichetta possano credere che i medicinali omeopatici abbiano la stessa efficacia dei veri farmaci

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Forse è per via del caldo, forse è perché d’estate si consiglia di bere tanta acqua e rimanere idratati. Ieri Omeoimprese, l’associazione delle aziende produttrici di medicinali omeopatici ha pubblicato una nota stampa dove rivela un dato sorprendente: “un medico di famiglia su cinque la prescrive”. Le case produttrici però non vogliono solo dirci che i medici aprezzano l’omeopatia ma fanno una richiesta ben precisa al Ministero.

Il “sondaggio” di Omeoimprese su 300 esperti non meglio identificati

Il fatto di per sé è già sufficientemente curioso, perché i rimedi omeopatici non necessitano di prescrizione medica. Sono infatti acquistabili liberamente senza alcuna necessità di ricetta o consiglio medico. Il motivo è presto detto: l’omeopatia non cura nulla e nessuno si sognerebbe mai di prescrivervi l’assunzione di palline di zucchero per curare l’influenza. Secondo l’associazione che raggruppa i produttori di rimedi omeopatici invece le cose stanno diversamente. Lo sostengono in base ad un sondaggio che consente di dire cose come «parte della comunità scientifica, contrariamente a quanto spesso appare sui media, non è per nulla ostile all’omeopatia».

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Si scopre però che il campione di intervistati è piuttosto ridotto e soprattutto non comprende unicamente solo medici. Si tratta infatti di un «campione di 300 esperti tra medici generici, farmacisti, docenti universitari in ambito medico e giornalisti che scrivono di sanità». Non è dato di sapere quanti tra questi siano i medici in senso stretto e quanti gli altri. Non si sa nemmeno in base a quale criterio siano stati selezionati, è un campione casuale? È un campione statisticamente rilevante? Dal momento che non viene esplicitato sembra di poter dedurre di no. Che ci siano medici che consigliano l’omeopatia (per non dire di peggio) è un dato di fatto. Che il semplice fatto che i rimedi vengano consigliati e venduti in gran quantità consenta di dedurre che l’omeopatia funzioni è tutt’altro paio di maniche.

Cosa significa la richiesta di indicazioni terapeutiche sulla confezione

Non basta certo  un sondaggio per poter sostenere che l’omeopatia funziona ed è in grado di curare qualcosa di semplice come il raffreddore. Ed infatti i medici intervistati dicono di apprezzarne  la naturalità e la complementarietà. Insomma si tratta di rimedi naturali (sostanzialmente si tratta di acqua fresca) che non hanno interazioni con i farmaci veri. E siccome non hanno alcun effetto non sono nemmeno dannosi!

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Ma a cosa serve il sondaggio? Lo spiega il  presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga, che chiede al Ministero della Salute di inserire il foglietto illustrativo con posologia nelle confezione di farmaci omeopatici. Si tratta di una richiesta importante perché attualmente i cosiddetti “medicinali omeopatici” per legge (DLGS 219/2006) devono riportare in etichetta la dicitura «senza indicazioni terapeutiche approvate».

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Le ditte produttrici di rimedi omeopatici quando chiedono di inserire le indicazioni terapeutiche sulle confezioni chiedono in sostanza di cambiare la legge per iniziare un percorso che potrebbe portare ad equiparare i farmaci ai rimedi omeopatici. Per quanto riguarda la posologia invece il DLGS 274/2007 precisa che «per i medicinali omeopatici o antroposofici senza indicazioni terapeutiche, al medico può essere consegnata la documentazione utile a ricordare posologia e campi di applicazione mediante pubblicazioni tratte da una delle farmacopee europee o dalla letteratura omeopatica o antroposofica. In quest’ultimo caso, deve essere stampigliato in modo visibile che trattasi di indicazioni per cui non vi è, allo stato, evidenza scientificamente provata della efficacia del medicinale omeopatico o antroposofico». Ed è questo che evidentemente dà fastidio a chi quei rimedi li vende. Eppure in un certo senso la mancanza di evidenza scientifica è anche il “valore aggiunto” dell’omeopatia. Vi immaginate se dovessero superare i rigidi test cui vengono sottoposti i farmaci allopatici? Il punto è che mettere posologia e indicazioni terapeutiche (per prodotti la cui efficacia non è scientificamente dimostrata) potrebbe indurre il consumatore e i pazienti a credere di trovarsi di fronte ad un vero medicinale o ad un prodotto in un certo senso “equivalente”. Cosa che però non è.