Fact checking

Perché il ministro Lupi ha mentito sul lavoro al figlio Luca (e dovrebbe dimettersi)

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Nell’intervista rilasciata ieri a Repubblica il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha dichiarato di non aver fatto scrivere a Titta Madia, difensore di Ercole Incalza, la risposta all’interrogazione del MoVimento 5 Stelle in cui aveva difeso l’indagato, e di non aver aiutato suo figlio ad avere un lavoro con Perotti e Giorgio Mor. Le due domande (e le relative risposte) sono queste:

C’è anche la questione del contratto che Perotti fa avere a suo figlio con Giorgio Mor. Come lo spiega?
«Mio figlio si è laureato al Politecnico di Milano nel dicembre 2013 con 110 e lode. Dopo sei mesi in America presso uno studio di progettazione, nel febbraio dello scorso anno gli hanno offerto un lavoro. Ci ha messo un anno, come tutti, ad avere il permesso di lavoro e da marzo di quest’anno lavora a New York. Lo scorso anno ha lavorato presso lo studio Mor per 1.300 euro netti al mese in attesa di andare negli Usa».
Il punto è: su sua richiesta?
«Se avessi chiesto a Perotti di far lavorare mio figlio, o di sponsorizzarlo sarebbe stato un gravissimo errore e presumo anche un reato. Non l’ho fatto. Stefano Perotti conosceva mio figlio da quando, con altri studenti del Politecnico, andava a visitare i suoi cantieri. Sono amici, così come le nostre famiglie».

 

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L’intervista di Maurizio Lupi a Repubblica (17 marzo 2015)

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L’intervista di Maurizio Lupi a Repubblica (17 marzo 2015)

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L’intervista di Maurizio Lupi a Repubblica (17 marzo 2015)

 
PERCHÉ IL MINISTRO LUPI HA MENTITO SUL LAVORO AL FIGLIO (E DOVREBBE DIMETTERSI)
Il ministro Lupi ha mentito sulla circostanza. È stato proprio il titolare delle Infrastrutture a chiedere a Perotti di far lavorare il figlio Luca Lupi, da poco laureato in Ingegneria. E in più, almeno in un’occasione l’esponente di NCD e Comunione e Liberazione si sarebbe speso direttamente per garantire a Perotti un incarico per un appalto pubblico. Lo si evince da alcune intercettazioni, che non sembrano poter essere spacciato come “scherzo” o ironia come il ministro ha fatto per spiegare perché aveva telefonato a Incalza per rallegrarsi della nomina di Riccardo Nencini a viceministro. Racconta Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:

I contatti per trovare una sistemazione a Luca Lupi cominciano i primi giorni di gennaio 2014. Le numerose conversazioni intercettate dai carabinieri del Ros guidati dal generale Mario Parente, dimostrano che è stato proprio il ministro a chiedere a Incalza di avere un incontro con il ragazzo e poco dopo il funzionario si è attivato con Perotti. Alla fine del mese, tutto è risolto. Il giovane ottiene un incarico in un cantiere dell’Eni dove anche Perotti ha ottenuto la direzione dei lavori. Evidentemente però non è sufficiente. Scrive il giudice nell’ordinanza di cattura: «L’aiuto fornito da Stefano Perotti a Luca Lupi non è limitato al conferimento dell’incarico sopra descritto.
Il 4 febbraio 2015 Perotti chiede all’amico Tommaso Boralevi che lavora negli Stati Uniti, di dare assistenza ad un loro ingegnere che al momento lavora presso lo studio Mor e verrà impiegato a New York. E dice: “Lavorerà in una prima fase per lo studio Mor come commerciale per cercargli delle opportunità eccetera. Gli abbiamo dato anche noi un incarico collegato per le nostre attività di direzione lavori, management, te lo volevo mettere in contatto che sicuramente tu che sei una specie di motore acceso qualche dritta gliela puoi dare no?».

La telefonata in questione è citata oggi da Carlo Bonini su Repubblica da Carlo Bonini, il quale prima ricorda che all’epoca Perotti ha già regalato a Luca Lupi il famoso Rolex da diecimila euro:

Per questo, il ministro alza il telefono e, inconsapevole dei Ros all’ascolto, chiama Ercole Incalza, l’immarcescibile mandarino che governa la Struttura tecnica di missione del ministero (la stanza dei bottoni degli appalti per le Grandi Opere), il Kaiser Soze delle Infrastrutture. «Deve venirti a trovare mio figlio», gli dice. E non c’è evidentemente da aggiungere altro. Perché quella visita ha un solo scopo. Di cui non è necessario parlare al telefono. Incalza riceve infatti il giovane Luca, sapendo già come provvederà a renderlo un ragazzo felice. E dopo averlo congedato, si mette a sua volta al telefono.
Chiama Stefano Perotti, l’ingegnere che gli deve tutto e con cui è socio nella “Green Field System”, la società in cui la Procura di Firenze vuole confluiscano e vengano di fatto riciclati le centinaia di migliaia di euro che sono il prezzo della corruzione delle Grandi Opere (Incalza percepisce dalla Green field 697mila euro tra il ‘99 e il 2008. Mentre, solo tra il 2006 e il 2010, Perotti la alimenta con versamenti pari a 2 milioni e 400mila euro).

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Le intercettazioni su Lupi e Incalza (Corriere della Sera, 18 marzo 2015)

COME FINIRÀ LA STORIA
Importante è anche sottolineare che queste intercettazioni non fanno parte dei testi dell’ordinanza del GIP ma si trovano tra gli atti dell’inchiesta. Il ministro quindi poteva non esserne a conoscenza quando ha parlato con Repubblica l’altroieri. Continua Bonini:

Incalza informa Perotti: «C’è da incontrare il figlio di Maurizio». Non c’è bisogno di aggiungere altro. Perché i due sanno evidentemente di cosa si tratta. Lo sanno a tal punto che, come ormai sappiamo, la cosa, «la triangolazione», come la chiama il genero di Perotti, Giorgio Mor, si fa. Luca Lupi si mette l’elmetto giallo da cantiere e va a lavorare al palazzo dell’Eni a san Donato Milanese. Sappiamo anche che non finirà qui. Che lo scorso febbraio, quando l’aria intorno a Incalza e Perotti comincia a farsi greve, si decide che è meglio per tutti che il ragazzo cambi aria. Perotti alza il telefono e chiama l’amico Tommaso Boralevi perché se lo prenda oltreoceano.

Ancora: sempre tra le intercettazioni si nota che il ministro interviene per aiutare Perotti nella fatica di assicurarsi un incarico per la costruzione del terminal del porto di Olbia. Ce n’è abbastanza per dimostrare che Lupi ha responsabilità politiche in questa storia che dovrebbero consigliargli un passo indietro in fretta. Ma per ora lui nega l’ipotesi di dimissioni. E Matteo Renzi, come al solito, è silente sul punto. Finirà tutto in una bolla di sapone?