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Perché Davide Faraone non è più segretario del PD in Sicilia

neXt quotidiano|

È stata annullata l’elezione di Davide Faraone a segretario del Pd in Sicilia. La decisione è della commissione nazionale di garanzia dem, che ha accolto i ricorsi della mozione Zingaretti. La decisione della commissione dovrà essere ratificata dalla direzione nazionale che poi sceglierà un commissario per i dem siciliani.

Perché Davide Faraone non è più segretario del PD in Sicilia

La commissione di garanzia del Nazareno, guidata da Silvia Velo, ha accolto i ricorsi presentati dalla mozione Zingaretti e dall’ex deputata Teresa Piccione, che ha contestato una serie di irregolarità, dalla raccolta delle firme al voto nei gazebo passando per la presentazione delle liste. E ha quindi annullato l’elezione di Faraone a segretario del Pd. «Ma non è una decisione polticia, solo rispetto delle regole», dice Velo. Ma la vicenda crea un terremoto tutto politico.

teresa piccione davide faraone

Nel dicembre scorso Teresa Piccione aveva spiegato così i motivi del suo ritiro “La maggioranza renziana ha impedito lo svolgimento dei congressi dei Circoli e delle Federazioni provinciali, mortificando il libero dibattito degli iscritti e degli elettori e la loro partecipazione. Non intendo concorrere a false primarie senza regole, soprattutto dopo manifestazioni e segnali evidenti, ed inquietanti, della partecipazione di uomini estranei al Partito democratico, che – concludeva l’ex candidata alla segreteria regionale del Pd in Sicilia – inquinerebbero irrimediabilmente il risultato elettorale del congresso”.

Il ricorso di Teresa Piccione

“Ciò è irridente nei confronti di chi non ha avuto nemmeno il diritto di parlare – lamentava – In tutti i congressi in Italia si è rispettato lo statuto ed il regolamento: si parte dagli iscritti che eleggono il segretario di circolo ed il segretario provinciale, si discute del programma, si eleggono i 120 delegati per l’assemblea regionale: tutto questo in Sicilia è stato bypassato”.

Nel ricorso della Piccione c’era scritto che gli elenchi del partito stati depositati oltre le ore 15 del 13 dicembre, scadenza fissata per delibera e prorogata alla 20, secondo i ricorrenti, in modo arbitrario dal presidente Raciti. E ancora: Raciti, adducendo motivi di privacy, avrebbe negato le liste alla commissione per il congresso che avrebbe dovuto accertarne i requisiti. Inoltre, si leggeva nel ricorso, la proclamazione del segretario spetta all’Assemblea e Raciti non avrebbe potuto nemmeno procedere, come ha fatto, alla comunicazione del nome del nuovo segretario.

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