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Perché Borghezio deve 50mila euro a Cécile Kyenge

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“L’attacco al Ministro Kyenge non ha riguardato solo le sue convinzioni politiche in materia di immigrazione e leggi sulla cittadinanza, ma anche la sua persona in quanto originaria di un Paese africano”: Così il giudice di Milano Maria Teresa Guadagnino spiega perché le affermazioni dell’europarlamentare Mario Borghezio a ‘Radio 24’ non rappresentarono una “critica politica”, come ipotizzato dalla sua difesa, ma una diffamazione aggravata dalla finalità di odio razziale ed etnico ai danni dell’ex Ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge “ritenuta inadeguata a ricoprire l’incarico in ragione della sua etnia”.

Perché Borghezio deve 50mila euro a Cécile Kyenge


Per questo reato, Borghezio è stato condannato il 18 maggio scorso dai giudici della IV sezione penale, presieduti da Guadagnino, al pagamento di 1000 euro di multa ed a versare un risarcimento di 50mila euro all’ex rappresentante dell’esecutivo guidato da Enrico Letta. Tra le altre cose, il leghista, intervistato il 29 aprile 2013 sulla nomina di Kyenge a Ministro nell’ambito della trasmissione ‘La Zanzara’, aveva detto che “gli africani sono africani e appartengono a un’etnia molto diversa dalla nostra”. E ancora: “giuridicamente non siamo congolesi, abbiamo un diritto ultramillenario basato sullo ius sanguinis” e, rispondendo a una domanda del conduttore Giuseppe Cruciani: “Per affermare che la civilta’ africana non ha prodotto grandi geni, basta consultare l’Enciclopedia di Topolino, non occorre che lo dica io”. “Il messaggio di Borghezio – scrive il giudice nelle motivazioni – non è solo di natura politica ma si traduce in disprezzo verso la persona offesa a causa della sua origine africana. Non sono possibili interpretazioni alternative al senso dispregiativo delle parole di Borghezio nei confronti della Kyenge. La donna, proprio per il colore della pelle, non deve avere i medisimi diritti dei cittadini italiani, ha una cultura inferiore a quella italiana (e, più in generale, a quella mitteleuropea) ed è per questi motivi – e non per altri – che può fare solo la casalinga, non può fare il Ministro e ha tolto a un medico italiano il posto alla Asl”.

Le motivazioni della sentenza


Neppure per i giudici “si può dire che l’intervista abbia qualcosa a che fare con la satira” sebbene rientri in un programma radiofonico spesso connotato da battute irriverenti. I giudici chiariscono anche perche’ hanno riqualificato il reato in diffamazione aggravata dall’odio razziale mentre la contestazione originaria dei pm era ‘propaganda di idee fondata sull’odio razziale ed etnico’. “Il concetto di propaganda razzista – argomenta il giudice Gudagnino – non è una semplice manifestazione di opinione, ma è integrata da una condotta volta alla persuasione e a ottenere il consenso del pubblico, come puo’ avvenire, ad esempio, nel corso di un comizio o di un’assemblea”. All’europarlamentare vengono riconosciute le attenuanti generiche “per il buon comportamento processuale e per quella, sia pur minima, resipiscenza dimostrata dopo il fatto nel porgere formalmente le proprie scuse in sede di assemblea parlamentare”.