Economia

Il prestito per la pensione costerà di più

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L’anticipo pensionistico con la formula del prestito (Ape) – a cui sta lavorando il governo – salva i bilanci dello Stato ma penalizza i lavoratori in uscita rispetto ad altre proposte di flessibilità: ne parla oggi Luca Cifoni sul Messaggero che segnala che la soluzione dell’esecutivo è più costosa per il lavoratore rispetto a quelle elaborate da alcuni parlamentari come Cesare Damiano e da Tito Boeri per l’INPS:

Negli ultimi mesi si sono poi imposte all’attenzione almeno due proposte, quella parlamentare che porta il nome dell’exministro del Lavoro Damiano e ha la forma di un disegno di legge, e quella elaborata dal presidente dell’Inps Boeri. Nel primo caso è prevista l’uscita a partire dai 62 anni di età, con penalizzazioni economiche (il 2 per cento l’anno con un’anzianità contributiva di 35) per chi anticipa rispetto alla soglia dei 66 anni e simmetricamente una maggiorazione per chi invece si trattiene al lavoro anche fino ai 70 anni. La proposta Boeri punta invece ad estendere a tutti i lavoratori il canale di uscita con età di 63 anni e 7 mesi oggi riservato a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 (senza il vincolo dei 35 anni di contributi ma solo 20). Il taglio dell’assegno sarebbe del 3 per cento l’anno; è previsto inoltre un importo minimo per l’assegno pari a 18mila euro lordi l’anno.

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L’Anticipo Pensionistico e i calcoli per il prestito (Il Messaggero, 5 agosto 2016)

In base alle simulazioni dell’Upb la proposta Damiano produrrebbe nel 2017 una maggior spesa pari a 3 miliardi, destinata poi a crescere a 8 miliardi l’anno nel 2024. Con la Boeri l’incremento sarebbe più contenuto, 650 milioni subito e poi 2,8 miliardi l’anno nel 2024, soprattutto a causa del vincolo di importo minimo sull’assegno. Quanto all’Ape, la proposta del governo non è ancora stata formalizzata: si basa su un anticipo fino a tre anni del momento dell’uscita: il relativo trattamento percepito in questa fase verrebbe poi restituito con trattenute sulla pensione ordinaria nell’arco dei vent’anni successivi al conseguimento dei requisiti. L’Ufficio parlamentare di bilancio nota che la bozza di proposta governativa è «chiaramente meno conveniente per il lavoratore e comporta un minore coinvolgimento dei conti pubblici».Questo perché le risorse non proverrebbero dal bilancio pubblico ma dal sistema bancario-assicurativo. Il contributo dello Stato ai più bisognosi verrà per via fiscale, probabilmente attraverso una detrazione Irpef: l’Upb raccomanda che sia coerente con gli altri istituti assistenziali presenti nel sistema pensionistico.