Economia

Pensioni, cosa cambia su APE, quattordicesima e lavoratori precoci

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Oggi il governo e i sindacati hanno firmato un accordo sulla previdenza che riguarda l’Anticipo Pensionistico (APE), il trattamento per i lavori precoci e usuranti, le ricongiunzioni onerose, la quattordicesima e l’estensione della no tax area per i pensionati. Il verbale della riunione, cinque pagine, prevede un esborso finale di sei miliardi di euro in tre anni.

Pensioni, cosa cambia su APE, quattordicesima e precoci

Una delle misure è la cosiddetta quattordicesima adesso riconosciuta ai pensionati con redditi complessivi personali fino a 750 euro mensili sarà estesa anche a coloro che hanno redditi fino a mille euro al mese (ovvero due volte il trattamento minimo). Per coloro, 2,2 milioni, che hanno già il beneficio l’importo sarà aumentato, ma non è ancora stato definito il rialzo in base agli scaglioni di contributi versati. Nel complesso per l’aumento di chi già riceve la somma aggiuntiva si spenderà il 30% dello stanziamento dedicato a questo capitolo. L‘ipotesi di estensione di cui si parlava la settimana scorsa viene quindi pienamente rispettata.

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Pensioni e quattordicesima, le ipotesi di estensione (Il Sole 24 Ore, 20 settembre 2016)

Per chi ha lavorato 12 mesi effettivi, anche non continuativi, prima del compimento dei 19 anni l’uscita sarebbe anticipata a 41 anni di contributi se si appartiene alle categorie di lavoratori in difficoltà, come disoccupati senza ammortizzatori sociali, disabili e chi ha svolto attività gravose: è questa la soluzione trovata per i lavoratori precoci, che hanno iniziato a lavorare prima della maggiore età. La prima fase del verbale siglato tra Governo e sindacati sulla previdenza “riguarda le misure su cui c’è stata convergenza e andranno in Legge di Bilancio”, cioè la no tax area per i pensionati a 8.125 euro, l’aumento della quattordicesima e l’estensione della platea a 1,2 milioni di pensionati in più, il cumulo gratuito dei periodi contributivi, le misure su precoci e usuranti e l’Ape.

E l’Anticipo Pensionistico?

 
“Il voverno ha ribadito la volontà di introdurre l’Ape, l’anticipo pensionistico, attraverso nuovo un meccanismo finanziario, e assumendosene la responsabilità ha tratteggiato una convergenza limitata al fatto che ci sarà un intervento a favore di categorie in condizione di bisogno”, ha invece detto Nannicini. L’APE serve a dare la possibilità alle persone di uscire dal lavoro fino a 3 anni e sette mesi prima (con almeno 20 anni di contributi versati) con un prestito bancario assicurato, veicolato attraverso l’Inps, da restituire con rate mensili per 20 anni; la versione social dell’Ape è invece gratuita per le categorie più svantaggiate (disoccupati senza ammortizzatori, lavoratori usuranti e chi ha esigenze di cura) e per chi è coinvolto in ristrutturazioni aziendali (costo stimato 600 milioni di euro). Finora però l’accordo non è stato raggiunto.

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Le tre categorie dell’Anticipo Pensionistico (Il Sole 24 Ore, 25 settembre 2016)

La Consulta e il decreto pensioni

Intanto dopo Palermo e Milano, un altro giudice riconosce la questione di costituzionalità del decreto sulle pensioni del Governo. Il Giudice del Lavoro di Torino, Mauro Mollo, ha accolto il ricorso di un pensionato iscritto alla Uilp, che si era visto negare la rivalutazione della propria pensione così come milioni di altri pensionati italiani, da una norma del governo Monti. Il Tribunale di Torino ha riconosciuto elementi di incostituzionalità nel provvedimento (n.65/2015) emanato dal governo Renzi adottato dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale (n.70 del 2015), con cui dichiarava incostituzionale il blocco della rivalutazione effettuato dal Governo Monti. Il ricorso accolto, rinvia alla Corte Costituzionale gli atti affinché l’Alta Corte si esprima in via definitiva sulla costituzionalità del Decreto del Governo Renzi. “L’ordinanza accoglie tutte le argomentazioni presentate e svolte nel nostro ricorso relative alla legittimita’ costituzionale dei blocchi operati e in particolare quella relativa alle pensioni superiori a 6 volte il minimo Inps – dichiara Lorenzo Cestari segretario generale Uilp Piemonte – Tali fasce di reddito – prosegue – hanno subito il blocco integrale della perequazione dal lontano 2012 ad oggi, oltre a tutti i pensionati che percepiscono una pensione da 3 volte a 6 volte il minimo Inps, i quali hanno avuto una riduzione superiore al 50% della perequazione dovuta. Ora attendiamo il pronunciamento dei Tribunali di Alessandria, Cuneo e di altre sezioni del Tribunale di Torino dove sono in corso altri ricorsi”.