Economia

Pensioni anticipate: le due vie per la flessibilità

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Il governo studia due meccanismi di flessibilità sostenibile (per le finanze pubbliche) per le pensioni anticipate. Il prestito pensionistico potrebbe essere utilizzato sia dai lavoratori anziani che si trovano a tre o quattro anni dalla data della pensione di vecchiaia per uscire prima dal lavoro, sia dai disoccupati anziani che potrebbero usarlo come ammortizzatore a scadenza. Nella prima delle due possibilità ad anticipare i soldi che poi le verrebbero restituiti dal lavoratore nell’arco dei tre-quattro anni sarebbe l’azienda; nella seconda delle due ipotesi a prestare al lavoratore dovrebbe essere lo Stato. Allo studio ci sarebbe anche una misura alternativa, ovvero una forma di flessibilità generalizzata anche con penalizzazioni ma a carico della fiscalità generale in fase di avvio, che però sarebbe troppo costosa per le casse pubbliche.

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I requisiti per la pensione (Corriere della Sera, 6 ottobre 2015)

Pensioni anticipate: le due vie per la flessibilità

Il meccanismo della prima via è quello spiegato ieri:  ad esempio una persona che matura una pensione di mille euro al mese che dovesse lasciare il lavoro in anticipo di due anni a fronte dell’accordo su un prestito di 800 euro al mese avrebbe un debito con l’azienda di 20.800 euro. Se si ipotizza che la pensione si percepisce per circa 15 anni la decurtazione potrebbe aggirarsi sui 1.400 euro l’anno (poco più di 100 euro al mese sull’assegno ai 1.000). La differenza con il meccanismo previsto dalla legge Fornero sul lavoro per l’uscita anticipata a carico delle aziende è che questa sarebbe meno onerosa per i datori di lavoro. Il Sole 24 Ore approfondisce oggi:

Il prestito allo studio per lavoratori con contratto in corso prenderebbe le mosse da una rivisitazione dell’articolo 4 della legge 92 (riforma Fornero del mercato del lavoro) che dal 2012 incentiva l’esodo dei lavoratori più anziani in aziende con più di 15 dipendenti, consentendo ai datori il pagamento dei contributi e di un assegno pensionistico anticipato pari alla pensione che il lavoratore maturerebbe al raggiungimento dei requisiti. Anticipo che poi viene rimborsato con mini-prelievi sull’assegno finale Inps una volta a regime.
Diverse grandi aziende hanno già utilizzato quello strumento che ora potrebbe essere esteso a tutti e reso fruibile sulla base di accordi sindacali. I paletti su cui si sta ragionando sono diversi e spaziano dai limiti da porre all’assegno anticipato dall’azienda (1,7 volte la pensione sociale equivarrebbe per esempio a circa 800 euro mensili), ai tipi di finanziamento e di garanzie cui potrebbero ricorre le aziende interessate, alle modalità di rimborso da parte dei lavoratori che utilizzeranno il prestito pensionistico.

Il prestito per i disoccupati sarebbe invece finanziato dall’Inps che poi con lo stesso meccanismo delle aziende avrebbe una successiva restituzione da parte del pensionato della somma complessivamente percepita come anticipo con prelievo dall’assegno finale.
 

Il prestito pensionistico

L’ipotesi del prestito pensionistico come misura di flessibilità in uscita “può trovare una risposta positiva nelle grandi imprese che tra l’altro l’hanno già sperimentata. Ma sarebbe decisamente complicata da applicare per le piccole e medie aziende. Ho l’impresssione che sia una idea, rispettabile, ma non ancora una proposta definitiva e complessiva con cui finalmente cambiare quella che è stata la peggior legge pensionistica in Europa”, dice però il leader Cisl, Anna Maria Furlan, dai microfoni di RaiNews24 tornando a sollecitare l’esecutivo ad una parola chiara sulla modifica della legge Fornero, attesa nella legge di Stabilità. “Credo sia una delle tante proposte che ascoltiamo. E il tema è proprio questo: ci sono proposte che arrivano dal presidente dell’Inps, da ddl parlamentari, e battute di alcuni ministri peraltro con proposte diversificate:serve al contrario ragionare su una proposta del governo che sia accettabile e sostenibile in un paese in cui la media delle pensioni oscilla tra i 900 ed i 1000 euro. E quindi non affami i pensionati”, aggiunge. E proprio dai dati del Fmi dovrebbe arrivare lo stimolo “a riflessioni serie, con cui rapidamente trovare una formula per aiutare la flessibilità in uscita”. Una flessibilità ormai indispensabile e necessaria “perchè è impensabile che si possa continuare a fare certi lavori fino a 65 anni, pensi alle implacature nei cantieri edili o anche all’insegnate della materna nelle tanti classi pollaio”. Però la Cisl è pronta a fare la sua parte: “la riforma Fornero portava a regime 80 mld di risparmio; se una una parte vanno alla flessibilità uscita non lo ritengo scandaloso”.