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La vittoria dell’odio: la morte di Pawel Adamowicz

pawel Adamowicz

Il sindaco della città polacca di Danzica, il 53enne Pawel Adamowicz, è morto in ospedale per le coltellate ricevute domenica sera durante un evento di beneficenza. Ad ucciderlo è stato un 27enne, Stefan W., che era da poco uscito dal carcere dopo una condanna per rapina.

La vittoria dell’odio: la morte di Pawel Adamowicz

Adamowicz, primo cittadino di Danzica da vent’anni, noto per le sue idee liberali e per l’opposizione al partito di governo nazionale Diritto e giustizia, è stato colpito al petto e alla pancia e ha perso troppo sangue. Le pugnalate hanno trafitto il cuore e altri organi. Dopo essere stato rianimato sul posto, era stato sottoposto a un intervento durato cinque ore. La trasfusione di 15 litri di sangue, con i cittadini della città portuale polacca in fila per donare, non è stata sufficiente.

Secondo il portavoce della polizia, l’aggressore ha agito da solo. E in passato, secondo quanto riferito dal vice ministro dell’Interno, Jaroslaw Zielinsk, ha sofferto di disturbi mentali. Le indagini stanno cercando di spiegare come l’uomo, che era appena uscito dal carcere dopo aver scontato una condanna per rapina a mano armata in una banca a Danzica, sia entrato in possesso di un pass per la stampa che ha usato per accedere al palco. Dopo aver accoltellato il sindaco, l’uomo ha preso un microfono e ha dichiarato di aver agito per vendicare “detenzione e torture subite ingiustamente“. Secondo i testimoni, l’assassino è sembrato felice del suo gesto.

La marcia della Polonia contro l’odio

L’evento di raccolta fondi di domenica faceva parte di una popolare iniziativa nazionale annuale per l’acquisto di attrezzature mediche per bambini e caratterizzato da una scenografia teatrale colorata tra cui luci, fumo e articoli pirotecnici. L’editorialista Jaroslaw Kurski, nel commentare sul sito del quotidiano Gazeta Wyborcza l’accoltellamento, ha parlato di “delitto politico”: secondo Kurski, il gesto è nato nel clima d’odio che da tempo viene alimentato in Polonia e la cui responsabilità peserebbe gravemente su chi attualmente detiene il potere nel paese. “Il seme dell’odio prima o poi porta i suoi frutti”, ha scritto ancora. Intanto stasera in diverse città sono state organizzate marce spontanee contro la violenza. Il presidente polacco Duda vuole promuovere una marcia ufficiale “contro odio e violenza” domani.

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La procura ha aperto un’inchiesta per omicidio, mentre si indaga per accertare se il giovane – uscito di prigione a dicembre dopo aver scontato una condanna di cinque anni per aver rapinato una banca – soffra di problemi psichici. Prima di avventarsi contro il sindaco, ha urlato: “Sono stato in prigione anche se ero innocente”. Adamowicz si era unito durante il liceo a Solidarnosc, il sindacato libero di Lech Walesa, partecipando alle distribuzione di volantini e stampa clandestina. Dopo la laurea in legge aveva insegnato all’università ed era arrivato in politica all’epoca del crollo del regime, schierandosi apertamente con i liberali e difendendo i diritti delle comunità come quella LGBT e poi quelli dei migranti, invitandoli a venire nella sua città: «Danzica è un porto, deve sempre essere un rifugio per chi arriva dal mare». Era anche un convinto europeista. Poi è stato ucciso dall’odio.

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