Opinioni

Papone, Burino, Tavoletta: i soprannomi della banda di Piscitelli

Sestina Fabietti, 52 anni, detta Cristina, sorella del boss Fabrizio Fabietti, capo insieme a Piscitelli della banda di narco-ultras che riforniva di droga Roma, secondo gli inquirenti gestiva la cassa.  Era lei a curare il libro mastro con i nomi e i soldi che gli acquirenti di cocaina ed hashish dovevano al fratello e a Diabolik. Nell’organizzazione c’erano i fornitori (di cosche legate a ‘ndrangheta e camorra), i broker (Piscitelli e Fabietti) che piazzavano la droga nelle piazze, e i corrieri che la distribuivano nei quartieri della città. Da Ostia alla Romanina, da Ponte Milvio alla Tuscolana, non c’era un quartiere in cui non ci fosse l’intermediazione della banda di Diabolik per lo smercio di stupefacente. Ogni componente del gruppo aveva un ruolo preciso e, come nelle migliori tradizioni da romanzo criminale, dei soprannomi con cui i sodali si riconoscevano, raccontati oggi da Repubblica Roma in un articolo a firma di Federica Angeli:

Il compito di custode della cassaforte era di Sergio Fabietti, 70 anni, detto “papone”, unico indagato sui 51 arrestati ai domiciliari. Era a lui che i due figli, Sestina e Fabrizio, consegnavano i plichi di denaro, proventi di droga, dopo averli contati e segnati sul libro mastro. Mauro Ridolfi era l’uomo che si occupava di trovare luoghi sicuri dove far arrivare la droga da stoccare che, una volta passato il pericolo di eventuali perquisizioni della polizia, passava nel magazzino di Carlo Popoli, detto appunto “er custode”, nella sede della società Autotrasporti Roma est. Figura fondamentale della banda era Alessandro Telich, alias “Tavoletta” ovvero l’uomo in grado di rendere inattaccabili i telefoni cellulari dei sodali con sistemi di criptaggio che nessuna polizia europea è in grado di decifrare.

mappa clan droga roma
La mappa dei clan della droga a Roma (La Repubblica, 29 novembre 2019)

La moglie di Fabietti, Federica Garruti, 34 anni, consegnava i cellulari appena configurati al resto della banda.

Alessandro d’Inverno, detto “pistone”, Paolo Salvemimi alias “burino”, Roberto Montanaro “il biondo”, Giulio Cappoli detto “tuscolo” erano invece i clienti abituali che compravano ingenti quantitativi dalla banda di Diabolik per poi piazzarli nelle loro zone di riferimento: Colli Aniene, Tuscolana, Primavalle, Frascati, Ardea, Artena. Al livello più basso dell’organizzazione c’erano i corrieri, coloro che a segnale convenuto, consegnavano nei quartieri le borse di cocaina o hashish. Tra questi la “postina” più affidabile era Daniela Gerdan una romena di 35 anni. Infine: la batteria dei picchiatori, ovvero albanesi e ultrà della Lazio sotto il diretto comando di Fabrizio Piscitelli.

Senza il suo placet nessuno di loro poteva muoversi ma, quando Diabolik comandava un agguato contro chi era debitore con la gang, allora il plotone partiva. Tra questi Ettore Abramo, alias “Pluto” e Aniello Marotta, entrambi “Irriducibili” ed entrambi ritenuti lo scorso anno responsabili di aver dato fuoco a un’auto della municipale fuori dall’Olimpico, al termine di un match della Lazio. E poi Kevin Di Napoli che, avendo fiutato l’organizzazione più forte, lasciò la batteria di Ostia dei Triassi di Fabio di Francesco, detto “Toro”, e passò con la banda di Diabolik.

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Mario Neri

Mario Neri è uno pseudonimo. La foto di Cattivik che usa come immagine del profilo lo rappresenta pienamente