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Paolo Saolini: il collaboratore di Frongia che ha trovato l'innesco di un ordigno in casa sua

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Si chiama Paolo Saolini ed è il responsabile degli Affari legali del vicesindaco Daniele Frongia l’uomo che ha trovato un innesco di ordigno sul davanzale di casa sua a Roma (secondo altre versioni sarebbe stato ritrovato all’ingresso del palazzo ai Parioli dove abita. Saolini, che sarà presto posto sotto tutela. si occupa anche di concessioni per impianti sportivi. Si trattava di un piccolo involucro da cui fuoriuscivano fili, con dentro tre batterie chiuse, ma senza polvere esplosiva.

Paolo Saolini: il collaboratore di Frongia che ha trovato l’innesco di un ordigno in casa sua

In ambienti del Movimento citati dalle agenzie di stampa si osserva come l’innesco di ordigno, ritrovato sotto la porta-finestra dell’abitazione, fosse ben fatto e come sia stato diretto a una persona mediaticamente poco nota. Segno, si sottolinea negli ambienti pentastellati, di una minaccia da prendere in seria considerazione anche perché aiutata da indicazioni precise sullo staff. “Si tratta di un messaggio che le forze dell’ordine, alle quali va un ringraziamento per il lavoro svolto, hanno valutato come atto intimidatorio”, spiegano Grillo e Raggi; quest’ultima in un tweet poi sottolinea: “è una minaccia inaccettabile in un Paese civile”. E immediata arriva la solidarietà degli esponenti 5 Stelle. “Un atto schifoso”, sottolinea Carlo Sibilia mentre Luigi Di Maio attacca: “evidentemente siamo sulla strada giusta. E a chi vuole liberarsi di noi dico che è difficile”. Il destinatario, descritto come molto spaventato dall’accaduto, è da lungo tempo un attivista dei 5 Stelle. Dunque, tra le ipotesi investigative ci sarebbe anche quella di un avvertimento indiretto, il cui destinatario non sarebbe il collaboratore di Frongia, ma il vicesindaco stesso, vicinissimo a Raggi (e tra i componenti del cosiddetto “raggio magico”) e sempre coinvolto nelle scelte più delicate della Giunta. Il nome di Saolini era uscito come componente dello staff di Frongia all’epoca della polemica sugli stipendi dello staff: lui ed Eric Sanna, ex collega di Frongia all’ISTAT, erano i due che guadagnavano di più (88728 euro). Saolini, però, è anche l’avvocato che ha firmato come incaricato di Frongia la lettera inviata a Ferdinando Magliaro del Tempo come atto di diffida, richiesta di rettifica e risarcimento danni per la vicenda dello Stadio della Roma e la pubblicazione di un’intervista al vicesindaco. Nell’atto Saolini parlava di mancato consenso e mancate autorizzazioni per la registrazione e per la pubblicazione su Youtube dell’intervista.
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Chi è Paolo Saolini

Il Messaggero scrive che l’allarme è scattato martedì sera al commissariato di zona, e nel giro di pochi minuti sono arrivati anche gli artificieri e gli agenti della Digos. La busta è stata aperta con il robottino dentro c’erano tre batterie senza innesco e polvere da sparo. L’ordigno non sarebbe potuto esplodere. «Non ho mai ricevuto nessuna minaccia», ha detto il consulente agli investigatori sempre secondo il quotidiano. Gli inquirenti non escludono per ora nessuna ipotesi. La bomba fasulla potrebbe essere un avvertimento per intimorire il destinatario, oppure lo scherzo di cattivo gusto di un balordo. Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano lega i fatti alla delega allo Sport di Frongia:

E il sospetto nasce anche dal ruolo di Saolini, militante M5s, assunto come funzionario dalla giunta. È lui, spiegano, a lavorare su dossier delicati: quelli riguardanti le concessioni per gli stadi e gli altri impianti sportivi. Materia di competenza di Frongia, che ha la delega allo Sport. Ma su cui è impegnata in prima persona anche la sindaca. Perché il tema delle concessioni per gli impianti in riva al Tevere fa rima con soldi e interessi: tanti, come i problemi.
Proprio Frongia, in un’intervista al Fatto dello scorso 11 settembre, spiegava: “Mi sono ritrovato con molti impianti sportivi con il bando non rinnovato per la gestione. Stiamo lavorando di notte per permettere l’inizio della stagione agonistica”. Ma Roma è anche la città delle Olimpiadi sfumate. E dello stadio dell’As Roma, sul cui progetto c’è ancora moltissimo da discutere. Insomma, lo sport e ciò che gli ruota attorno è uno dei nodi principali per il M5s che prova a districarsi in Campidoglio. E oraanche quest’ombra.

Repubblica, invece, in un articolo a firma di Federica Angeli, scrive che la Questura ha smentito che fosse un atto intimidatorio:

Ma in serata dalla Questura di Roma arriva la smentita: “Mai parlato di atto intimidatorio”. Quanto all’innesco, in realtà si tratta di “tre pile avvolte tra di loro con un filo, una specie di giocattolo, una sorta di simulacro lasciato sul davanzale della finestra”.

Di atto intimidatorio aveva parlato ieri sera il blog di Beppe Grillo: «Si tratta di un messaggio che le forze dell’ordine, alle quali va un ringraziamento per il lavoro svolto con serietà e discrezione, hanno valutato come un atto intimidatorio. Diamo fastidio a qualcuno».