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Paolo Berdini e la strana storia delle Torri dell'Eur

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Paolo Berdini, 26 settembre 2016: “Siamo ben felici che vada Telecom nelle Torri dell’Eur, con la memoria di giunta rinunciamo ai 25 milioni di euro, quei soldi stanno bloccando tutto, perché quelli erano oneri che sarebbero arrivati dal cambio di destinazione d’uso. Io devo prendere atto di una cosa solare. L’obiettivo è tenere Telecom”. Paolo Berdini, 28 settembre 2016: “A prescindere della mancanza del cambio di destinazione d’uso, cioè del fatto che le Torri passavano da uffici ad abitazioni e dunque c’era una plusvalenza in capo al proprietario dell’immobile, a prescindere da questa mancata valorizzazione che è tutta d’origine della proprietà e quindi non imposta dal Comune di Roma, il proprietario deve al Campidoglio i 25 milioni di euro“. Ci dev’essere del metodo anche in Paolo Berdini, come direbbe il Bardo se passasse da Roma in questi tempi. Ma la storia delle Torri dell’Eur di viale Europa 242 (o Beirut, come le chiamano affettuosamente gli abitanti del quartiere) è tutta da raccontare.

Paolo Berdini e la strana storia delle Torri dell’Eur

Una storia che comincia nel settembre di un anno fa. La Telecom annuncia che ha intenzione di fare delle Torri dell’Eur il suo nuovo quartier generale: il progetto è frutto del lavoro dell’assessore all’urbanistica della Giunta Marino Giovanni Caudo e così i due edifici, che anni fa ospitavano le sedi del ministero delle Finanze e vennero abbandonate, potrebbero tornare a nuova vita e non essere il simbolo del degrado di un quartiere. Attenzione perché qui la faccenda si fa importante: in quello stabile c’erano uffici, la sede Telecom significa altri uffici. Giovanni Maria Paviera, amministratore delegato di CDP Immobiliare, commenta felice: «Siamo perfettamente in sintonia con Telecom Italia nella scelta di garantire al complesso immobiliare un ottimale bilanciamento energetico ed ambientale, privilegiando il benessere delle persone. La realizzazione del nuovo headquarter TIM rappresenta un importante esempio di rigenerazione urbana di un ex immobile pubblico in cui un concept innovativo si inserisce armoniosamente in un complesso quadro storico e architettonico, nel rispetto dell’impronta razionalista che caratterizza il quartiere Eur».
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Poi succedono due nuove cose. Telecom cambia management e di colpo non sembra più granché interessata al progetto. Poi arriva un’indagine per corruzione: il sospetto del pm Erminio Amelio è che Caudo e Antonello Fatello, ex numero uno del Dipartimento urbanistica del Comune, da sempre vicino al costruttore Luca Parnasi, abbiano ricevuto in cambio mazzette o altri beni. L’ex assessore e il dirigente sono indagati per corruzione, insieme a due tecnici della Alfiere spa e ad altri funzionari dell’amministrazione capitolina. Da quello che si comprende dell’inchiesta, non ancora giunta a conclusione, è che la procura accusa Caudo di aver fatto risparmiare a Telecom 24 milioni di euro chiedendo soltanto un milione. Attenzione: questi soldi sarebbero dovuti a causa del cambio di destinazione d’uso degli immobili, ma Caudo parlando con il Corriere fa notare che non c’è stato nessun cambio di destinazione d’uso.

«Un argomento che non esiste perché gli oneri citati sui giornali sono relativi al precedente progetto che prevedeva la demolizione per far spazio ad appartamenti di lusso, voluto da Veltroni e mai andato in porto. Le torri tornano uffici e sono stati pagati gli oneri di legge».
Già corrisposti?
«Sì, a dicembre. Senza non sarebbe stato rilasciato il permesso a costruire».
Sono state scartate proposte diverse e più convenienti?
«Lo deve chiedere alla Cassa e depositi, che ha indicato Telecom. Le posso dire che non un metro in più è stato concesso sul progetto originario e che da Telecom abbiamo ottenuto più di quanto le spettasse con la riqualificazione degli spazi esterni».

Ovvio che quello che sa Caudo lo sa anche la procura, ma se non c’è stato nessun cambio di destinazione d’uso (erano uffici – del MEF – nel nuovo progetto si prevedono uffici – di Telecom) allora perché l’accusa di corruzione?

Berdini vuole i soldi che ieri non voleva

In attesa che la vicenda si chiarisca Paolo Berdini annuncia nel luglio scorso che anche a causa delle indagini della magistratura il Comune revocherà il permesso a costruire a Telecom. Importante segnalare che in quella fase, e anche dopo l’insediamento di Cattaneo come ad nel marzo di quest’anno, la marcia indietro di Telecom sarebbe però stata troppo costosa visto che il contratto firmato da Telecom e Cassa depositi e prestiti, che controlla il 100% di Cdp Immobiliare, imponeva all’ex monopolista penali per 180 milioni in caso di inadempienza. Ma la revoca dell’autorizzazione fa scattare una delle condizioni sospensive del contratto e consente di sciogliere la jv senza costi. Tutti felici, tutti contenti? Mica tanto. Perché il 26 settembre Paolo Berdini va a parlare in un incontro con l’ACER e se ne esce così:

“Mercoledì votiamo una memoria di giunta preparata da me sulle Torri dell’Eur, ovvero che c’è un interesse pubblico a non vedere più quegli orrori”. “Se non ci sono più i 25 milioni che la precedente amministrazione ha perso per strada – ha aggiunto – la Finanza ci bussa alle porte e Tim (che proprio li dovrebbe realizzare la sua nuova sede, ndr) fa le valigie e se ne va, hanno ragione loro. Questo con me non succederà più. Se noi sbagliamo strada, lasciamo spazio solo alla magistratura”. “Siamo ben felici che nelle torri dell’Eur vada Telecom – continua Berdini -. Rinuncio con la memoria di giunta ai 25 milioni di euro di oneri aggiuntivi previsti in cambio di destinazione d’uso. Quello sta bloccando tutto, io devo prendere atto di una cosa oggettiva”

E qui comincia una polemica davvero surreale. Il deputato romano del Partito Democratico Marco Miccoli scrive in una nota: «Ci lascia molto perplessi, il proposito di Berdini di rinunciare a 25 milioni di oneri concessori da Telecom, la società guidata da Flavio Cattaneo. Cos’è, un regalo a quei poteri forti con cui si riempiono la bocca i grillini quando gridano al complotto?». Ora, Miccoli dovrebbe ricordare che la giunta targata PD aveva messo nero su bianco che non c’erano da pagare 25 milioni di euro perché non c’era il cambio di destinazione d’uso. Perché adesso si parla di 25 milioni di oneri concessori non pagati da Telecom? «Nei prossimi giorni convocherò la Commissione Trasparenza per capire per quale motivo l’assessore Berdini ha dichiarato di voler rinunciare a 25 milioni di oneri di concessione da Telecom per la ristrutturazione delle Torri dell’Eur. Ci sembra una decisione molto grave che va ben spiegata e motivata», aggiunge Marco Palumbo condendo surreale con surreale: anche per lui evidentemente Giovanni Caudo è colpevole! In ogni caso due giorni dopo succede che il Campidoglio cambia idea: la Giunta, tramite l’approvazione di una memoria, ribadisce l’interesse al recupero delle Torri dell’Eur destinate alla sede centrale di Telecom Italia. “A prescindere della mancanza del cambio di destinazione d’uso, cioe’ del fatto che le Torri passavano da uffici ad abitazioni e dunque c’era una plusvalenza in capo a proprietario dell’immobile, a prescindere da questa mancata valorizzazione che e’ tutta d’origine della proprieta’ e quindi non imposta dal comune di Roma, il proprietario deve al Campidoglio i 25 milioni di euro”, spiega – si fa per dire – l’assessore capitolino all’Urbanistica, Paolo Berdini. E poi aggiunge: “Siamo assolutamente convinti della giustezza della nostra analisi e quindi, nell’auspicare che questo progetto della creazione della sede della Telecom nelle Torri dell’Eur vada in porto nel più breve tempo possibile, abbiamo ribadito che i 25 milioni di euro sono una cifra dovuta all’amministrazione comunale”. Ma come? Le indiscrezioni sull’inchiesta dei magistrati forniscono una chiave di lettura possibile degli eventi (e dell’accusa nei confronti di Caudo, ancora tutta da dimostrare): l’ipotesi della procura è che l’intervento fosse stato classificato come recupero urbanistico e non come edilizia residenziale o commerciale: questo aveva fatto scendere gli oneri dovuti all’amministrazione. Vero o falso? Lo decideranno i giudici. Rimane che il comune in due mesi sul tema ha cambiato tre volte posizione: “No, non si fa nulla”; “Ok si fa ma per un milione”; “Ok, si fa ma per 25 milioni” (in biglietti di piccolo taglio?). In mezzo c’è una azienda che stava già cambiando idea dopo aver preso degli impegni e che con le decisioni del Comune aveva risparmiato penali per 180 milioni di euro (ma da dare alla CdP, non al Comune…). E che oggi potrebbe non trovare conveniente costruire se gli oneri salgono da 1 a 25 milioni in base a un’indagine della magistratura. In mezzo i cittadini romani. Che guardano il Marziano che venne a Roma tanto tempo fa e gli chiedono se per caso non c’è spazio sulla navicella per partire con lui.