La macchina del funky

Paolo Berdini: «Ancora dieci giorni da assessore»

paolo berdini dimissioni

Paolo Berdini viene descritto oggi sui giornali come il più agitato di tutti per come stanno andando le cose in Giunta Raggi. L’ufficialità dell’indagine nei confronti di Paola Muraro lo coglie in flagranza di dichiarazione, visto che fu proprio lui a dire alle agenzie di stampa che l’ex consulente AMA si sarebbe dovuta dimettere in caso di informazione di garanzia. Ed è proprio lui ad aver espresso il proprio disagio contro le guerre intestine e in molti danno l’assessore all’Urbanistica in uscita: «Ancora dieci giorni da assessore», si pronostica in Campidoglio. D’altro canto lo ha detto lui stesso: «Io non sono mai stato un garantista: questa esperienza non può permettersi indagati». Ma c’è di più: Berdini, che nel frattempo è tornato a fare il finto tonto con la Regione per lo stadio della Roma, in un articolo di Repubblica a firma di Andrea Carugati rivela di sentirsi isolato in Giunta e parla anche del parere dell’ANAC che ha portato alle dimissioni di Carla Raineri:

«In giunta mi sento isolato, ma per ora non mollo. Sto lavorando a dossier a cui tengo molto, finché ci saranno le condizioni vado avanti». Sono giorni difficili per Paolo Berdini, assessore all’Urbanistica e fiore all’occhiello della squadra di Virginia Raggi. E il professore, parlando con gli amici più stretti, non nasconde i dubbi e la delusione per un’esperienza di governo iniziata poco più di due mesi fa. I tumultuosi addii del collega Marcello Minenna, tecnico come lui, e della capo di gabinetto Carla Raineri, lo hanno scosso. Anche all’ultima riunione di giunta, venerdì, ha provato a far valere le sue ragioni, definendo «un errore di forma e di sostanza» la richiesta di parere all’Anac sulla nomina della Raineri. «Ma eravamo 8 contro uno, e quell’uno ero io», si sfoga Berdini, grande conoscitore del tessuto urbanistico della città e alle prese con dossier come il nuovo stadio, la Fiera, le Olimpiadi.

paolo berdini stadio della roma
Anche sui Giochi del 2024 è finito in minoranza. Le sue parole di apertura sono state bocciate dal direttorio del M5S. Berdini però non si sente sotto sfratto:

«Non possono mandarmi via, dopo Minenna sarebbe un altro colpo alla credibilità della giunta». Semmai potrebbe essere lui a fare un passo indietro. Infastidito dal protagonismo del “raggio magico”, a partire dal vice capo di gabinetto Raffaele Marra che dopo il siluramento della giudice Raineri «è tornato alla grande». E del resto pare che la sindaca stia resistendo al pressing dei vertici M5S per un ridimensionamento dell’ex collaboratore di Alemanno. In Campidoglio, ha raccontato Berdini agli amici, si respira una cappa pesante, lo spettro di un avviso di garanzia per l’assessore all’Ambiente Paola Muraro incombe e potrebbe essere un’altra scossa devastante. Domani si saprà qualcosa. «Aspetto di capire cosa succede», dice Berdini. «Vorrei lavorare fino a quando mi è possibile sulle cose che ho avviato».

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