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«Paola Muraro via dall'assessorato»

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I giornali danno Paola Muraro in uscita dall’assessorato all’Ambiente nella giunta Raggi. Anche se in realtà nulla sarebbe deciso. E intanto Salvatore Buzzi “difende” in modo imbarazzante la Muraro. «La sindaca Raggi ha aperto una riflessione sull’assessore», dicono dallo staff del Campidoglio secondo Simone Canettieri del Messaggero. “Nel gruppo di lavoro della sindaca c’è chi si è spinto a proporre dimissioni pilotate, perché – fa notare più d’uno – «non è che ci abbia detto tutto subito. Ha aspettato che la notizia venisse fuori prima di dirci di Buzzi. Cos’altro nasconde?»”, ribatte Annalisa Cuzzocrea su Repubblica.
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«Paola Muraro via dall’assessorato»

Il quotidiano diretto da Mario Calabresi dipinge una Muraro in rotta di collisione con lo staff della sindaca e con il Direttorio del MoVimento 5 Stelle. E racconta anche che altri, come il portavoce Augusto Rubei, potrebbero lasciare il ruolo in Campidoglio o vederselo ridimensionato:

Chi l’ha difesa a oltranza come il deputato Stefano Vignaroli l’ultimo giorno alla Camera, davanti a un tramezzino alla buvette, spiegava che sì, la conosceva, ci aveva lavorato, «ma no che non posso metterci le mani sul fuoco, non posso certo sapere tutto». Non ci sta a prendersi responsabilità che non ha, Vignaroli. Ripete che lui, del minidirettorio che dovrebbe aiutare Virginia Raggi, non fa parte: «Avete visto un post su di me? No che non ci sono». E proprio sul minidirettorio si è consumata l’ultima battaglia interna. A Paola Taverna – che dopo l’esclusione di Roberta Lombardi è rimasta l’unica parlamentare a farne parte – non è neanche stato detto della cena a casa di Di Battista tra i cinque e la sindaca. Tagliata fuori senza una parola. Come se si fosse passati a un livello più alto. Come se la palla fosse passata direttamente a Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico, Carla Ruocco.
A fare le spese delle lotte interne potrebbe essere, tra gli altri, chi ha lavorato per la vittoria di Virginia Raggi come il portavoce Augusto Rubei. Entrato in collisione con la sindaca e con il vice Daniele Frongia, Rubei si appresta a un ruolo di secondo piano nell’ufficio comunicazione del Campidoglio. E al suo posto dovrebbe arrivare una persona scelta direttamente da Di Maio e Di Battista. Il clima è avvelenato: a Rubei è stato imputato perfino il copia-incolla delle linee programmatiche lette dalla Raggi, che erano invece state redatte dai singoli assessori a seconda delle competenze. «Qualcuno cerca di farmi fuori, mi faccio da parte», ha detto lui in una riunione infuocata. Accusando il sindaco di fare gaffes imperdonabili con post scritti in piena notte su Facebook.

Il Messaggero invece si spinge ancora più in là e immagina addirittura chi potrebbe essere il successore: si fanno i nomi di Enzo Favoino, uno dei massimi esperti di differenziata e riciclaggio dei rifiuti, oppure Roberto Cavallo, che è disponibile a collaborare con la Giunta Raggi ma finora ha sempre detto no alla proposta di fare l’assessore: La pratica, raccontano diverse fonti grilline, è nelle mani, tra gli altri, di Marcello Minenna, l’ex dirigente della Consob,ora responsabile del Bilancio e delle partecipate del Comune. In molti lo chiamano «sindaco ombra». Di sicuro è ascoltato da Di Maio (sarà un caso ma il nuovo amministratore dell’Ama lo ha scelto lui e non la Muraro)”.

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Il ciclo dei rifiuti a Roma (La Repubblica, 30 luglio 2016)

Parola di Salvatore Buzzi

 
Intanto la Muraro trova un difensore d’eccezione: quel Salvatore Buzzi accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso per i fatti di Mafia Capitale. A colloquio con Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera il ras delle cooperative si dice convinto che usino il suo nome per colpire la giunta.

Muraro era soltanto una consulente eppure si occupava di gestire le gare. Buzzi non si stupisce: «Mi chiamava per conto del direttore generale Fiscon e mi sollecitava a inviare la documentazione come sempre avviene quando manca qualche certificazione. Non l’avevo mai sentita prima, come si capisce dal messaggio che mi lascia in segreteria». Il legale ha voluto verificare se oltre alle telefonate, ci sia altro che potrebbe emergere in futuro. Buzzi lo esclude: «Bisognava aprire le buste e quindi lei si occupava di verificare che ci fosse tutto il necessario. Mi chiedeva di integrare la documentazione. Del resto ero stato io a voler partecipare. Inizialmente Fiscon mi disse che non era possibile perché aveva già le aziende segnalate da Daniele Fortini, che all’epoca era il presidente di Federambiente. Poi mi richiamò. Penso che l’abbia fatto perché avevano bisogno di dimostrare che si erano rivolti a diversi ambienti». Nega però che l’insistenza di Muraro potesse avesse un altro fine: «Faceva il suo lavoro, svolgeva le mansioni che le erano state assegnate. È una delle poche persone che non mi ha chiesto soldi o favori».
E ancora: «Non sapevo chi fosse e non mi posi il problema. Mi chiamava da parte di Fiscon e io cercavo di assecondare le richieste sperando di ottenere il lavoro. In realtà andò da male. Vinse la Hera, la ditta segnalata da Fortini. Con lei non ho mai più avuto alcun tipo di rapporto. È inutile cercare. Oltre a quelle telefonate non troveranno nulla perché nulla c’è. E infatti mi sembra che gli stessi magistrati non ne abbiano fatto alcun uso. Evidentemente ci sono altri che adesso vogliono utilizzarle». Sin dal momento del suo arresto con l’ex estremista dei Nar Massimo Carminati, Buzzi ha parlato spesso di «complotti, campagne mediatiche per screditare me e il mio lavoro». Lo fa anche adesso, nonostante sul ruolo di Muraro all’interno di Ama e sui suoi rapporti con il ras dei rifiuti Manlio Cerroni — proprietario della discarica di Malagrotta anche lui più volte finito sotto processo e tuttora indagato — siano state aperte due nuove inchieste. E Fortini abbia denunciato che le commesse affidate alle ditte di Buzzi e soci hanno fatto lievitare i costi per Ama del 40 per cento.

E sempre sul Corriere della Sera Luigi Di Maio smentisce la possibilità di dimissioni per Paola Muraro: «Dobbiamo rimettere a posto Roma, lasciateci lavorare».