La macchina del funky

Paola Muraro e i «gruppi di potere» che controllano Virginia Raggi

Virginia Raggi dovrà prima o poi fare una seria riflessione sulla sua incapacità di scegliere i collaboratori. Se non è bastato il caso di Paolo Berdini, che l’ha diffamata pesantemente con accuse e allusioni sessiste senza provare la minima vergogna, a dimostrarlo c’è anche il caso dell’ex assessora all’ambiente Paola Muraro. La quale, subito dopo le nuove nomine in AMA, ha cominciato improvvisamente ad accorgersi che la sindaca di Roma è manovrata. Da una guerra per bande, aveva detto al Messaggero. Da non meglio precisati “gruppi di potere”, sostiene oggi con La Stampa. Dimostrando così di non essere tanto sveglia, visto che questi “gruppi di potere” hanno di sicuro imperversato mentre lei lavorava in Campidoglio, ma l’ex assessora se n’è accorta soltanto dopo il suo addio. La Muraro comincia la sua intervista attaccando anonimi e sostenendo che un sottobosco di pseudoambientalisti che gravitano attorno al MoVimento e aspirano a laute consulenze la attaccavano perché non venivano “foraggiati”. Purtroppo nessun nome viene fatto da Muraro. Purtroppo Giuseppe Salvaggiulo, autore dell’intervista, non le chiede a chi si riferisce. Poi la Muraro va al punto delle accuse e possiamo scorgere così il vero obiettivo dell’intervista:

Condivideva il programma M5S?
«A parte qualche bizzarria come quelle sul riciclo dei pannolini, totalmente. E ho provato ad applicarlo. Senza di me, è stato tradito».
Che cosa intende?
«C’è all’opera un gruppo trasversale di affaristi dentro e fuori il Movimento. L’ho capito dall’interno. Un’esperienza che mi ha aperto gli occhi. Per questo dico agli attivisti 5 Stelle: io
ho fatto da scudo umano, voi svegliatevi prima che sia tardi».
Perché, a suo giudizio, volevano farla fuori?
«C’è stato un grande scontro. Per tre volte gli assessori alle aziende partecipate mi hanno presentato un progetto di partnership con Acea. Io l’ho sempre rispedito al mittente».
Perché?
«Premetto che è un vecchio piano studiato da diversi anni dalle amministrazioni precedenti. Prevede nuovi impianti su terreni di Acea e non di Ama. Questo è il vero business. Altro che rifiuti zero. Su questo la mia posizione divergeva da quella di Colomban».

paola muraro virginia raggi

Lui che rispondeva?
«Colomban è capace e pratico, non lascia molto spazio. Diceva di avere un filo diretto con Grillo che chiamava “Beppe” e con i parlamentari nazionali. In realtà non ha nulla di grillino. In una riunione mi disse: “Non si governa con l’utopia”».
Lei che cosa pensava?
«Che Roma non può essere governata da avvocati liguri e manager lombardi e veneti, che non sanno dov’è Centocelle, quali sono i parchi o com’è difficile la raccolta differenziata a Tor Bella Monaca».
Che c’entrano gli avvocati?
«La nomina del direttore generale dell’Ama, l’azienda rifiuti della Capitale, fu fatta da Casaleggio attraverso tale avvocato Lanzalone, che in pieno agosto si presentò a una riunione con una lista di candidati. Bina, il prescelto, veniva dall’azienda di Voghera, non proprio una metropoli, dove faceva appena il 30% di differenziata. Gli telefonammo che era in spiaggia. E’ inadeguato perchè proveniente da una realtà pari a un quartiere di Roma, spiegai. Fui zittita».
Perché Bina è importante?
«Quando è arrivato a Roma, ha confessato di non aver nemmeno letto il programma del M5S. Aveva un compitino da fare non proprio in linea col programma Raggi. Ho capito che gli obiettivi erano diversi».
Quali sono questi obiettivi?
«Lo stipendio di Romeo e la nomina di Marra sono specchietti per le allodole. Parliamo di qualche decina di migliaia di euro. Il business dei rifiuti a Roma vale miliardi. Acea può diventare la multiutility più grande d’Europa. Quello che destra e sinistra non sono riusciti a realizzare, potrebbero farlo i grillini».
La Raggi ne è consapevole?
«Fino a un certo punto avevo la sua copertura totale. In simbiosi, nelle sabbie mobili. Poi si è dovuta piegare. Penso che se ne sia resa conto».

Insomma, l’obiettivo di Paola Muraro sono Colomban e Bina, che farebbero parte di un non meglio precisato complottone per il business dei rifiuti che però l’ex assessora non spiega. Casualmente l’ansia dichiaratoria della Muraro arriva dopo la conferma di Bina in AMA, osteggiata dall’ex assessora. Speriamo che adesso la sindaca si sia resa conto del clamoroso errore commesso nelle sue scelte.

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