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Le dimissioni di Paola Muraro

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Con un video pubblicato alle 2 di notte sulla sua pagina facebook e girato insieme a tutti i consiglieri del MoVimento 5 Stelle Virginia Raggi ha annunciato le dimissioni di Paola Muraro: «Non sono entrata nel merito dell’avviso, ho accettato le sue dimissioni e ho assunto le deleghe alla sostenibilità ambientale», ha detto la sindaca. «Sono tranquilla e convinta di riuscire a dimostrare la mia totale estraneità ai fatti – ha detto invece la Muraro in una nota alle agenzie di stampa -. Tuttavia, per senso di responsabilità istituzionale e per rispetto verso questa amministrazione, ho deciso di dimettermi in attesa di chiarire la mia posizione».

Le dimissioni di Paola Muraro

«Oggi, tramite il mio legale, la Procura di Roma mi ha notificato un avviso di garanzia in riferimento all’articolo 256 del Testo unico sull’ambiente», ha spiegato l’assessora in una nota. «Contestualmente sono stata informata che verrò ascoltata dalla Procura il prossimo 21 dicembre. Sono tranquilla e convinta di riuscire a dimostrare la mia totale estraneità ai fatti. Tuttavia, per senso di responsabilità istituzionale e per rispetto verso questa amministrazione, ho deciso di dimettermi in attesa di chiarire la mia posizione». La Muraro ha saputo di essere indagata da luglio e per un mese e mezzo ha detto all’opinione pubblica che non aveva ricevuto nulla, rilasciando interviste e negando di sapere alcunché dell’indagine che oggi l’ha portata alle dimissioni e anzi preconizzando disgrazie ad “altri”. Soltanto durante l’audizione in commissione ecomafie, dopo la comunicazione della procura al presidente, ammise di essere a conoscenza dell’indagine che oggi l’ha portata alle dimissioni. L’interrogatorio si svolgerà entro Natale, come annunciato alla fine di novembre.

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L’intervista al Fatto in cui Paola Muraro dice di non sapere niente di avvisi di garanzia: oggi ha ammesso di sapere di indagini a suo carico dal 18 luglio

La Muraro è indagata insieme ad altri quattro dirigenti AMA per gestione non autorizzata di rifiuti, un reato contravvenzionale che prevede la condanna da uno a tre anni o un’ammenda fino a 26mila euro. Il magistrato ha ottenuto una proroga di sei mesi per le indagini della vicenda, che ruota intorno agli impianti TMB di Rocca Cencia e del Nuovo Salario, di cui la Muraro è stata per dieci anni consulente esterna con il compito di referente IPCC: era responsabile del controllo del rifiuto in entrata e in uscita e della qualità del trattamento. Secondo gli inquirenti gli impianti non hanno funzionato a dovere, trattando meno scarti e di qualità difforme rispetto a quanto stabilito nelle autorizzazioni. Per la procura l’incarico di consulenza della Muraro era simulato e l’ex assessora agiva da dirigente. Scrive Valentina Errante sul Messaggero:

Agli atti, per, oltre ai reati ambientali ci sono anche molti elementi sul reale ruolo dell’esperta di ambiente. Gli ultimi, esaminati dalla procura, sono quelli contenuti nell’esposto firmato dall’ex capo di Gabinetto della Raggi, Paola Raineri, che ha portato all’apertura di un altro fascicolo, ancora senza ipotesi di reato. Circostanze che riguardano, ancora una volta, i rapporti tra Muraro e Cerroni, e le pressioni dell’assessore su Ama. Fatti confermati ai pm da un altro ex assessore (con delega alle Partecipate) Marcello Minenna, dall’ex amministratore unico Ama, Alessandro Solidoro, e, più recentemente,dal presidente ancora in carica Stefano Bina. Sotto esame anche le pesantissime accuse mosse a carico della Muraro dall’ex presidente Ama Daniele Fortini. Sono quattordici gli esposti presentati ai pm. Anche in questo caso si tratta di pressioni che di mostrerebbero i rapporti tra l’assessore e il ras dei rifiuti.

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Il ruolo di Paola Muraro in AMA

D’altra parte Muraro poteva sapere già dal 2008 delle presunte irregolarità all’interno degli impianti TMB dell’Ama di cui era consulente. La procura di Roma, negli scorsi mesi, ha acquisito le carte dell’indagine da quella di Velletri sul termovalorizzatore di Colleferro, in cui sono contenute alcune sue intercettazioni, proprio per sciogliere questo nodo. Questa inchiesta, ora davanti al gup di Roma, aveva coinvolto due dirigenti di AMA, e portato alla luce una serie di falsificazioni sulla natura del CDR prodotto nell’impianto del Nuovo Salario. Detto in altri termini, già da allora i TMB AMA producevano scarti non conformi alle autorizzazioni ambientali, che poi venivano smaltiti irregolarmente negli impianti di ricezione, come era quello di Colleferro. Scrive Giovanna Vitale su Repubblica che prima di dare le dimissioni alla Muraro è riuscito il repulisti tante volte annunciato in AMA. Stefano Bina, il direttore generale voluto dalla Giunta Raggi, lascerà l’AMA il 31 dicembre e il bando annunciato per consentirgli di restare non è stato mai fatto; ma soprattutto, il nuovo organigramma della municipalizzata, varato dall’amministratore unico Antonella Giglio, è stato varato con l’ordine di servizio 199/2016:

Una posizione di primissimo piano l’hanno conquistata due dirigenti che, sotto la presidenza Fortini, erano stati marginalizzati al punto da trattare l’uscita dall’azienda. Emiliano Limiti, finito nella lista dei 101 stilata dalla commissione d’accesso su Mafia Capitale e poi indagato per associazione mafiosa (ma archiviato di recente), è il nuovo mega direttore di Amministrazione e Finanza: praticamente le leve strategiche della società sono in mano sua. E si capisce pure perché: è a lui che Muraro si è affidata per progettare la rivoluzione dei vertici aziendali.

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I brogliacci delle telefonate tra Paola Muraro e Salvatore Buzzi (Corriere della Sera, 6 agosto 2016)

Insieme all’altro uomo ombra dell’assessora: Alessandro Muzi, colui che accompagnò Muraro e Raggi nel blitz estivo a Rocca Cencia. A dispetto di una risoluzione del contratto prevista per fine anno, Muzi è stato nominato responsabile del servizio Engineering: di fatto avrà il controllo di tutti gli impianti. A pagare sono stati i dirigenti ritenuti più vicini a Fortini. Pietro Zotti (ex direttore industriale) e Leopoldo D’Amico (pianificazione e strategia) sono stati infatti confinati uno alla gestione dei rifiuti pericolosi, l’altro all’indifferenziato. Come pure la responsabile acquisti Antonella Daidone, catapultata a Ostia. Ci è voluto un po’, ma ora l’epurazione è compiuta.

Nei suoi confronti si era parlato anche di un’indagine per abuso d’ufficio.

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