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Paola Egonu dopo gli insulti razzisti: "Perché in Nazionale devo rappresentare persone del genere?"

Asia Buconi|

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Se la delusione delle azzurre della pallavolo femminile ai Mondiali per la sconfitta in semifinale contro il Brasile è stata in parte rimarginata dal trionfo contro gli Stati Uniti nella finale per il terzo posto, è anche vero che la giornata di ieri verrà ricordata soprattutto per la rabbia della schiacciatrice Paola Egonu, che a fine partita si è lasciata andare ad uno sfogo che testimonia a quanto dolore, rabbia e frustrazione si possa condannare una fuoriclasse, pur sempre 23enne, quando le si rivolgono vergognose considerazioni e commenti discriminatori.

Quando si vince, Egonu è tra le prime ad essere acclamate: con le sue schiacciate ha spesso e volentieri trascinato le azzurre verso la vittoria, risultando decisiva in parecchie occasioni (vedi i campionati Europei dell’anno scorso, la Nations League di tre mesi fa). Ma quando si perde, ahimé. è sempre contro la veneta che si punta il dito. E gli haters non hanno mancato di farlo dopo la sconfitta in semifinale delle azzurre contro il Brasile, prendendo di mira Egonu con insulti odiosamente razzisti. La 23enne si è sfogata ieri a bordo campo col suo procuratore: “Non puoi capire, non puoi capire – ha detto in lacrime – mi hanno chiesto anche se fossi italiana, questa è la mia ultima partita in Nazionale”.

Paola Egonu dopo lo sfogo: “Perché in Nazionale devo rappresentare persone del genere? Io ci metto l’anima”

Egonu ha poi parzialmente corretto quelle parole dette a caldo, d’impulso, spiegando che la sua sarà solo una pausa per ricaricarsi in vista di un ritorno in azzurro che avverrà auspicabilmente il prossimo anno. Nel dopo partita, la 23enne ha detto: “La prossima estate si vedrà, spero di ripensarci perché abbiamo ancora tanto da fare con questa Nazionale. A gennaio vi farò sapere”. Poi, sugli insulti che le sono stati rivolti ha precisato: “Mi fa ridere pensare a persone che mi hanno chiesto perché sono italiana, mi chiedo perché con la maglia della Nazionale debba rappresentare persone del genere che mi scrivono queste cose – ha detto a Repubblica – io ci metto l’anima e il cuore, non manco mai di rispetto a nessuno e fa male”.

Adesso ad aspettare Paola Egonu c’è l’esordio col VakıfBank in Turchia: “Per questo vorrrei prendermi una pausa per riposare, mi farebbe piacere non fosse un addio, spero che venga capito. Non sarebbe una forma di mancanza di rispetto, ma un modo per prendermi una pausa per me stessa e tornare a dare il meglio in campo. C’è chi dice che non merito la Nazionale invece il mio sogno è essere sul podio con questa squadra”.

“Io un simbolo? – ha aggiunto – Ma quando questo simbolo non va bene è il primo che viene attaccato. Sono una persona umana che ha bisogno ogni tanto di riprendersi mentalmente, perché è dura. Non è stato semplice scendere in campo, suonava l’inno e piangevo, per il dolore ma anche per quanto sono ferita. E’ qualcosa che non si può condividere, solo noi quattordici sappiamo quanto abbiamo dato in campo, il resto del mondo non lo saprà mai”. Quel che è certo è che l’Italia ha ancora bisogno di Paola Egonu. Ma, forse, è Egonu a non avere più bisogno di un Paese razzista e ingrato. Questo, in ultimo, è il significato del triste sfogo della giovane fuoriclasse.