Opinioni

Palmina Martinelli: la perizia che ha riaperto il caso

Nell’aprile del 2016 la Corte di Cassazione ha deciso di riaprire il caso di Palmina Martinelli, la ragazzina di 14 anni che l’11 novembre 1981 fu cosparsa di alcol e bruciata all’interno della sua abitazione di Fasano, in provincia di Brindisi. A un anno e mezzo di distanza, la Procura di Bari sta procedendo per omicidio volontario aggravato a carico di ignoti. Sara Cordella, grafologa forense, spiega cosa c’è che non torna nella vicenda della lettera che è stata al centro dell’assoluzione degli imputati 

Ci sono persone, vicende, storie che diventano un simbolo: simbolo di una società, e di un momento storico preciso.
Accade così che una ragazzina di quattordici anni diventi il simbolo di tutte le storture di una certa mentalità.
I quattordici anni, vissuti troppo velocemente e finiti troppo presto, sono quelli di Palmina Martinelli da Fasano.

“Dal letame nascono i fiori”, cantava De Andrè: questo verso racchiude la vita di Palmina Martinelli.
Sesta di undici figli, Palmina vive con la famiglia nelle case popolari di Fasano.
La situazione economica della famiglia è molto precaria ed il sogno di Palmina è semplicemente quello di crearsi una sua famiglia.
Ha solo quattordici anni, Palmina, ma è già una ragazza determinata, oltre che bella ed intelligente.
Palmina desidera le cose più belle della vita e, da adolescenti, non esiste nulla di più bello dell’amore.
Palmina, infatti, si innamora, ma della persona sbagliata; si innamora di Giovanni Costantini che insieme, al fratellastro Enrico Bernardi, procacciano ragazzine da avviare alla prostituzione.
Esattamente ciò che era accaduto a sua sorella, Franca Martinelli, costretta a prostituirsi.
Arriviamo all’11 novembre 1981, ultimo giorno di vita di Palmina Martinelli.
Palmina, intorno alle 14 e 30, esce di casa per recarsi in chiesa per il catechismo in vista della Cresima.
Nel recarsi in chiesa, ha un alterco con un suo coetaneo che aveva detto di aver avuto un rapporto sessuale con lei.
Ne nasce una discussione accesa, che viene interrotta dall’arrivo del padre e del cognato di Palmina, che la riportano a casa.
Palmina rimane sola in casa.
Intorno alle 16 e 25 il fratello di Palmina , Antonio, torna a casa e trova la sorella in bagno avvolta dalle fiamme.
Palmina prova a spegnere le fiamme con l’acqua della doccia ma a Fasano quel giorno l’acqua manca.
Palmina Martinelli viene trasportata prima all’ospedale di Fasano, poi nel reparto di rianimazione del Policlinico di Bari dove arriva in gravissime condizioni, con ustioni estese.
Palmina lotterà contro la morte per 22 giorni per poi raggiungere quella pace che le era stata negata.
Prima di morire riesce a raccontare ciò che è accaduto al pubblico ministero Magrone, che registra le dichiarazioni.

Palmina racconta che a darle fuoco sono stati Giovanni Costantini ed Enrico Bernardi perché lei si era rifiutata di prostituirsi.
Dopo le dichiarazioni di Palmina Giovanni Costantini ed Enrico Bernardi vengono arrestati ed accusati dell’omicidio.
Con loro vengono processate altre 5 persone ( tra cui la madre di Costantini e Bernardi ) per capi di imputazione che vanno dal concorso in omicidio , allo sfruttamento della prostituzione, alla falsa testimonianza.
Con le dichiarazioni di Palmina il processo non dovrebbe aver storia.
Invece le cose vanno diversamente.
Nella cucina dell’abitazione di Palmina viene ritrovata una lettera che per la difesa degli imputati è la prova che Palmina si sarebbe suicidata e che con quella lettera dà l’addio alla sua famiglia.
Nonostante le perizie che mettono in discussione sia l’autenticità di parte della lettera sia la dinamica del presunto suicidio la corte accoglie la tesi della difesa.
Gli imputati saranno assolti in tutti i gradi di giudizio; le uniche condanne saranno per sfruttamento della prostituzione.
La verità giudiziaria è che Palmina Martinelli si è suicidata e che quindi ha mentito al pubblico ministero.
Ma la verità giudiziaria in questo caso corrisponde alla verità di fatto ? Per rispondere a questa domanda ripartiamo dalla lettera.
palmina martinelli
«Mamma. tu mi capisci e io lo scrupolo non me lo mantengo e allora sono andata a vedere tutte queste fesserie che mi hanno detto Mimmo, Catia, Vito ecc. Papà mi chiude Cesare mi stropia tu chi sei che fai io vi dico una cosa mi sono stufata ADDIO PER SEMPRE». Per l’accusa questa non è una lettera di addio alla vita ma forse, semplicemente, di addio alla famiglia.
Forse Palmina voleva scappare con Giovanni.
E forse Giovanni la voleva sul marciapiede.
Il grafologo, Mario Franco sostiene che la lettera sia autografa di Palmina fino ad “ADDIO P. ” (spesso firmava con la P appuntata).
Dopo la “P”, infatti, si rileva un puntino.
Dunque “ER SEMPRE” sarebbe stato aggiunto da un’altra mano per avvalorare la tesi del suicidio.
La grafia, dopo la lettera “P”, presenta delle differenze sostanziali, non attribuibili a Palmina.
Se Palmina voleva suicidarsi e questa è la sua lettera di addio alla vita, perché volerla contraffare?