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Il ragazzino che non può giocare a pallanuoto perché non è vaccinato contro il tetano

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Un giovane giocatore di pallanuoto è stato escluso dall’attività agonistica, che svolgeva in una società di Cividale del Friuli (Udine), perché non si era sottoposto ad alcun tipo di vaccinazione, antitetanica compresa. La decisione – riferisce stamani il Messaggero Veneto – è stata presa dal medico di medicina sportiva sulla base di una legge nazionale (la 292 del 1963).

Il ragazzino che non può giocare a pallanuoto perché non è vaccinato contro il tetano

Contro la decisione, entro 30 giorni la famiglia del giovane può presentare ricorso alla Commissione regionale costituita alla Direzione Centrale Salute e Protezione sociale di Trieste. La mancanza di copertura vaccinale è stata scoperta in seguito alla richiesta presentata dal giovane per ottenere il certificato di idoneità all’attività sportiva agonistica, esaminata anche dal Centro per la lotta contro le malattie cardiovascolari dell’Azienda per i servizi sanitari 4.
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Spiega il quotidiano del Friuli che a far pendere l’ago della bilancia verso la “non idoneità” è stata la mancata presenza dell’antitetanica. «Ci sono due buoni motivi che hanno spinto a questa scelta – dice il dirigente medico della medicina dello sport dell’Azienda 4, Alessandro Colò -. Il primo è di ordine deontologico. Si dà l’idoneità per evitare tutti i rischi al ragazzo. Il discorso vale anche quando si presenta uno sportivo con malattie al cuore in cui ogni sforzo può comportare dei pericoli alla sua salute. Il secondo fa riferimento a una legge nazionale del 1963 in cui si dice che “i lavoratori a rischio e gli iscritti al Coni” devono essere protetti contro il tetano».

Il ragazzo non è vaccinato per scelta dei genitori

Il caso ricorda quello del piccolo Felipe, che era stato rifiutato da una scuola rugby a Bassano del Grappa (VI) proprio perché la madre non voleva vaccinarlo. La vaccinazione per il tetano è obbligatoria da ben prima del decreto Lorenzin per tutti gli atleti che fanno rugby dai 12 ai 42 anni. Per i minori di dodici anni, invece, si deve presentare un certificato di idoneità e insieme anche la documentazione sulla vaccinazione. In rete è possibile anche trovare liberatorie che risalgono al 2015 dalle quali si evince che l’obbligo è già in vigore: «Il certificato di idoneità agonistica e il certificato di buona salute, che ha validità annuale dalla data del rilascio, ed il certificato dell’avvenuta vaccinazione anti-tetanica, vanno conservati agli atti della Società».
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«Qui non si tratta di dimenticanza, ma di convinzione da parte dei familiari – dice ancora Colò al Messaggero Veneto -. Dispiace perché di mezzo vanno dei bambini e ragazzini che vorrebbero svolgere un’attività sportiva, ma la legge non lascia dubbi a tal proposito. Noi siamo dei pubblici ufficiali e dobbiamo osservare delle regole. Siamo obbligati a fare dei referti che vanno poi spediti alle associazioni sportive e alla direzione centrale della Salute di Trieste. Finora i ricorsi presentati – fa sapere Colò – sono stati tutti rigettati».

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