Opinioni

Oscar Giannino contro Virginia Raggi che batte moneta

Oscar Giannino sul Messaggero di oggi critica la proposta di Virginia Raggi di adottare una moneta complementare a Roma. Un sistema tipo il «Sardex», attivo in Sardegna, oppure il «Tibex, già attivo a Roma e nel Lazio», che introduca una sorta di «monete complementari». L’editorialista spiega:

Non può essere certo una sostituzione dell’euro. Nessuna moneta alternativa può avere corso forzoso legale. Né può oscillare di valore attraverso un cambio di mercato rispetto alla nostra moneta legale, appunto l’euro. Quel che il Sardex e altri esperimenti simili possono essere e sono, invece,è adempiere su base volontaria, tra chi vi si associa, alla funzione di strumento di mutua regolazione dei pagamenti. Tali strumenti, piuttosto improbabili in una società complessa come la nostra, possono rappresentare– al massimo – una sorta di buono sconto o carta fedeltà. I criteri però, perché tale prassi di credito non sfoci in truffe penali o in evasione fiscale, sono molto aleatori e dipendono dalla serietà dei gestori, che sono chiamati a sorvegliare attentamente su ciascuna transazione e sulla copertura del credito del prenditore.
In altre parole, stiamo parlando di una mera unità di conto che nasce dall’idea di circuiti territoriali molto ristretti e “solidali”, dai quali sia bandito il profitto legato all’interesse, che alla moneta e ai suoi flussi è costitutivamente connesso. Qualcosa che assomiglia molto all’idea di baratto: non c’è convenienza economica, il negoziante non guadagna, nessuno fa profitti. È la rinascita dell’idea antica per la quale l’interesse sia espressione diabolica: una nozione che abbiamo superato da molti secoli, ma che inevitabilmente qualcuno vuole far riaffiorare a ogni grande crisi.

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Giannino spiega che il paragone con i bitcoin non regge e conclude così:
 

I Sardex o i nuovi sesterzi non sarebbero affatto raffinati strumenti digitali di chi combatte la necessità delle banche centrali. Potrebbero essere paragonati alla versione solidale dei vecchi miniassegni che imperversarono in Italia negli anni ‘70, quando nell’inflazione a doppia cifra la zecca non ce la faceva più a coniare tutti gli spiccioli necessari. Questa volta non sarebbe un affare nemmeno per le banche, che allora ci guadagnavano ogni volta che la carta dei miniassegni diventava straccia. E di certo non ci guadagnerebbero i romani costretti a commerciare e a fare acquisti come in un antico villaggio sardo.