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Orban ha vinto le elezioni, ma ha perso il referendum sui diritti Lgbt

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Orban presidente ungheria

Il premier ungherese Viktor Orbán domenica 3 aprile ha vinto le elezioni con il 53% dei voti, conquistando così il suo quarto mandato consecutivo. Nella stessa giornata gli ungheresi sono stati chiamati a votare attraverso un referendum sulla tanto discussa legge anti-Lgbt, in questo caso Orbán ha incassato una sconfitta, in quanto il referendum è risultato nullo per mancanza di quorum.

matteo salvini viktor orban bucha

La controversa legge era stata approvata dal parlamento ungherese nel giugno del 2021 a larga maggioranza (459 voti favorevoli, 147 contrari e 58 astenuti) e da subito aveva sollevato enormi polemiche in tutta Europa.
La risoluzione prevedeva una vera e propria censura all’interno delle scuole e minore libertà per i media, è stato infatti vietato di poter parlare ai minori di omosessualità e di poter mostrare a loro qualsiasi contenuto relativo alla comunità Lgbt e al cambio di sesso.

Nella pratica tutto questo si è tradotto con una censura dei docenti nelle scuole e delle associazioni solite a tenere attività per gli studenti sull’orientamento e lo sviluppo sessuale, che non hanno più potuto fornire agli studenti un’informazione completa e a 360 gradi.

Oltre alle scuole, sono i media i soggetti più colpiti da questa legge, è stato infatti vietato di poter mostrare ai minori di 18 anni film, pubblicità o serie tv che mostrino un qualsiasi contenuto inerente alla comunità Lgbt+.
Subito dopo l’approvazione della legge, in un comunicato la rete televisiva ungherese Rtl Klub ha per esempio scritto che programmi televisivi come Il diario di Bridget Jones, Harry Potter e Billy Elliot rischiano di essere considerati pericolosi per chi ha meno di 18 anni.

La legge era stata definita vergognosa dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha affermato al parlamento europeo: “I capi di stato e di governo hanno condotto una discussione molto personale ed emotiva sulla legge ungherese, praticamente l’omosessualità viene posta a livello della pornografia, e questa legge non serve alla protezione dei bambini, è un pretesto per discriminare. Questa legge è vergognosa.

Se l’Ungheria non “aggiusterà il tiro”, la Commissione userà i poteri ad essa conferiti in qualità di garante dei trattati, dobbiamo dirlo chiaramente noi ricorriamo a questi poteri a prescindere dallo stato membro”. Dopo la dura replica da parte dell’Unione Europea, Orbán ha continuato a rimanere sulle sue posizioni (sostenendo che questa legge serva a tutelare i minori, che secondo lui potrebbero essere deviati da determinati contenuti come un bacio tra 2 uomini o tra 2 donne), ma ha anche deciso di indire un referendum per dimostrare che la legge riscontrava l’approvazione dalla maggior parte del popolo ungherese.

Proprio per questo in questi mesi le associazioni per i diritti umani e gli attivisti Lgbt ungheresi hanno invitato i cittadini ad astenersi dal voto, per dimostrare che la maggioranza degli ungheresi non si sarebbe recata alle urne per dare supporto a questa legge.

E così è stato, il referendum è risultato nullo a causa della mancanza del quorum, la maggioranza degli ungheresi non ha sentito l’esigenza di recarsi alle urne per dire di essere favorevole alla legge anti-Lgbt. Dal 3 aprile Orbán non può più dunque dire o ipotizzare di avere la maggioranza del popolo ungherese dalla sua parte su questa tematica. Nonostante la sua vittoria alle elezioni, il premier ungherese dovrà tenere conto di questo “campanello d’allarme”, le sue politiche omofobe potrebbero essere sostenute dagli ungheresi meno di quanto si possa pensare.