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Il porto sicuro che chiede Open Arms

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Nella notte Open Arms ha salvato nelle acque del Mediterraneo “altre 68 persone con segni evidenti delle torture subite in Libia. Due bimbi, due donne in stato di gravidanza, una di 9 mesi con contrazioni”. Lo rende noto la stessa Ong, spiegando che a bordo attualmente ci sono, dopo il salvataggio di ieri, 123 persone. “Ora abbiamo bisogno di un porto sicuro per farle sbarcare”, è l’appello lanciato via Twitter.

Il porto sicuro che chiede Open Arms

Ieri Open Arms aveva salvato altre 52 persone al largo della Libia: “Stavano affondando, l’acqua stava entrando nel gommone, ma siamo arrivati in tempo – ha twittato il fondatore della Ong catalana Oscar Camps – Sono al sicuro e ora abbiamo bisogno di un porto sicuro”. Il gommone soccorso da Open Arms si trovava a circa 70 miglia dalle coste di Zuwarah, in acque internazionali, e la sua posizione è stata segnalata alla Ong catalana da Alarm Phone, il servizio telefonico che fornisce ai migranti un numero da chiamare in caso di difficoltà. In mattinata, ha scritto su twitter Alarm Phone, “siamo stati chiamati da circa una cinquantina di persone che erano in difficoltà nel Mediterraneo centrale”. I migranti “erano partiti dalla Libia la scorsa notte e una volta ottenuta la loro posizione Gps – dice ancora Alarm Phone – abbiamo informato le autorità e Open Arms che era nelle vicinanze”.

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Per tutta risposta, già ieri sera il ministro Salvini ha firmato il divieto d’ingresso per Open Arms in acque italiane, esattamente come ha fatto per la Alan Kurdi. Il provvedimento è stato controfirmato dai colleghi Danilo Toninelli (Infrastrutture e Trasporti) ed Elisabetta Trenta (Difesa), entrambi espressione del MoVimento 5 Stelle.

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