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Perché Carmelo Zuccaro ha fatto sequestrare la nave della ONG spagnola Proactiva Open Arms

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La Procura di Catania ha posto sotto sequestro la nave Open Arms della ONG spagnola Proactiva. L’imbarcazione la scorsa settimana era stata minacciata da una motovedetta della guardia costiera libica durante un’operazione di salvataggio in acque internazionali. Da due giorni la Open Arms è ferma nel porto di Pozzallo dove ha potuto sbarcare i 218 migranti salvati durante le operazioni di soccorso avvenute tra il 15 e il 16 marzo. Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro ipotizza il reato di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina.

Le minacce della guardia costiera libica alla Open Arms

Sarà il Gip di Ragusa a decidere sulla richiesta di convalida del sequestro preventivo emesso dalla Procura distrettuale di Catania che ritiene che ci sarebbe stata la volontà di portare i migranti in Italia anche violando legge e accordi internazionali, non consegnandoli ai libici. In particolare durante un’operazione di salvataggio che si è svolta a 73 miglia dalle coste libiche le motovedette libiche si sono avvicinate ai gommoni di salvataggio dicendo chiaramente che Proactiva avrebbe dovuto trasbordare i migranti altrimenti avrebbero fatto ricorso alla forza. Gli episodi sono stati raccontati su Twitter da Oscar Camps, fondatore di Open Arms e dalla giornalista del quotidiano catalaono Ara Cristina Mas che era a bordo della Open Arms.

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Judith Sunderland è la direttrice regionale di Human Rights Watch

La Open Arms era intervenuta dopo una segnalazione della centrale operativa di Roma della Guarda costiera italiana e non è chiaro se poi successivamente la nostra guardia costiera aveva dato ordine alla ONG di cedere il controllo della scena ai libici, che erano sopraggiunti un’ora dopo l’arrivo della Open Arms. Durante una precedente operazione di salvataggio – sempre coordinata da Roma – la Open Arms aveva tratto in salvo 117 migranti.

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Quello che si sa è che la motovedetta libica 648 – che ha bloccato per due ore le operazioni di salvataggio – era già stata coinvolta in altri episodi del genere, con interventi aggressivi nei confronti delle ONG e dei migranti. Tutta la vicenda è stata documentata dagli inviati del quotidiano catalano ARA che si trovavano a bordo dell’imbarcazione.

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Oscar Camps è il fondatore di Proactiva

La Open Arms si era poi diretta verso nord dove era riuscita a effettuare il trasbordo ad una motovedetta maltese di un bambino di pochi mesi che versava in condizioni critiche. Il governo di Malta però non ha volto acconsentire allo sbarco degli altri migranti. Il governo italiano ha dato il via libera dopo una richiesta dell’esecutivo spagnolo (procedura alquanto inusuale giustificata dal fatto che la nave batte bandiera spagnola) e così la Open Arms ha potuto fare rotta verso Pozzallo. A dare l’ok è stato il ministro dell’Interno Marco Minniti che però ha atteso 24 ore prima di indicare il porto dove sarebbe dovuto avvenire lo sbarco.

Le inchieste anti ONG di Carmelo Zuccaro

Secondo il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro – che lo scorso anno è stato il grande accusatore delle ONG salvo poi dire in Senato che le sue erano solo ipotesi di lavoro e che non aveva prove certe – la Open Arms avrebbe portato i migranti in Italia favorendo così l’immigrazione clandestina. Un’ipotesi non nuova per Zuccaro che in passato ha sostenuto che le organizzazioni non governative che operavano nel Mediterraneo Centrale al largo delle coste della Libia fossero finanziate dagli scafisti. Secondo Oscar Camps – fondatore di Proactiva – impedire il soccorso in mare come hanno fatto i libici nei giorni scorsi e trasferire le persone salvate in un paese non sicuro è in contrasto con lo Statuto dell’ONU dei rifugiati. Secondo Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) «nessuna delle condizioni richieste dal diritto internazionale marittimo e dal diritto internazionale in materia di asilo può essere soddisfatta in Libia». Questo, spiega ASGI «sia in ragione dello stato di guerra civile in cui versa il Paese, sia in ragione della radicale mancanza di qualsiasi possibilità di garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali ai cittadini dei Paesi terzi che si trovano in Libia e a coloro che vi vorrebbero chiedere protezione internazionale». Nessun rifugiato può infatti ottenere protezione in Libia dal momento che in Libia «non esiste alcuna norma di diritto interno che lo preveda» ed è anche per questo motivo che i rifugiati presenti in territorio libico «sono oggetto di detenzione arbitraria nelle carceri, in condizioni disumane e in generale sono oggetto di violenze sistematiche».

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Sono tre le persone indagate dalla Procura raggiunte da avviso di garanzia: il comandante e il coordinatore a bordo della nave e il responsabile della ONG. Il legale della Proactiva, Emanuela Lo Faro,  cita la norma italiana: “il decreto legge 286 del 1998 dice che non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato” di conseguenza “non esiste il reato di solidarietà e salvataggio di vite”.

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Nel frattempo si è aperto un caso internazionale tra Spagna e Italia. In primo luogo perché la notifica del provvedimento è avvenuta senza un mediatore o un traduttore ufficiale. Il documento consegnato sarebbe stato scritto in italiano e non tradotto in spagnolo. L’avvocato della Proactiva fa sapere che della questione si è interessato anche il Console spagnolo. L’avvocato Lo Faro fa sapere anche che “nonostante il comandante abbia nominato il difensore nella mia persona la Squadra mobile non l’ha comunicato alla Procura e la Procura quindi ha notificato gli atti ad un difensore d’ufficio”.

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Nel frattempo la sindaca di Barcellona Ada Colau ha scritto su Twitter che «la città di Barcellona ha un accordo di collaborazione con Proactiva Open Arms per soccorrere persone che rischiano la morte nel mare mediterraneo» chiedendo all’Italia di liberare la nave sequestrata. ll ministro degli Esteri spagnolo Alfonso Dastis ha commentato la notizia del sequestro al suo arrivo al consiglio dei ministri degli Esteri dell’Ue dicendo che «Dobbiamo chiarire quali siano le accuse nei confronti dell’ONG e quali giustificazioni abbia l’organizzazione».

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