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Omicidio Piscitelli: l’arresto di Salvatore Casamonica

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Salvatore Casamonica e un avvocato del Foro di Roma sono stati arrestati in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma con l’accusa di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso (articoli 110 e 416-bis del codice penale). Secondo l’accusa i due, in concorso tra loro e con Fabrizio Piscitelli alias “Diabolik” – il noto capo ultrà ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti – hanno contribuito concretamente al perfezionamento di un accordo finalizzato a stabilire la pace fra il clan mafioso Spada e un altro gruppo criminale operante a Ostia capeggiato da Marco Esposito detto “Barboncino”, contribuendo, in tal modo, a conservare la capacità operativa degli stessi Spada. L’AdnKronos scrive che l’avvocato arrestato è Lucia Gargano: è stata sottoposta agli arresti domiciliari.

Omicidio Piscitelli: l’arresto di Salvatore Casamonica

Secondo il magistrato Gargano “svolgeva il ruolo fondamentale di trait d’union tra Carmine Spada detto Romoletto e Fabrizio Piscitelli (ucciso il 7 agosto a Roma), i quali non potevano incontrarsi perché il primo era sottoposto ad obbligo di dimora nel comune di Roma e il secondo a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Grottaferrata”.  Salvatore Casamonica si trova attualmente già in carcere al 41 bis. Alla base dell’accusa c’è una cena in un ristorante di Grottaferrata che risale al 13 dicembre 2017. L’avvocato oggi arrestato era arrivato portando un po’ di ironia al tavolo: “…Ho paura di tutti questi delinquenti che stanno a questo tavolino… l’avvocato, mamma mia che coraggio che ha! Mamma mia… in mezzo a tutti questi scatenati…”. Ma – come riporta il G.I.P. di Roma nell’ordinanza – “…la presenza dell’avvocato… non era affatto casuale”, tant’è che Casamonica e Diabolik iniziavano a parlare della necessità di avviare il processo di pacificazione fra le due fazioni egemoni nel territorio di Ostia solo quando il professionista giungeva al ristorante. D’altronde, la pace da imporre sul litorale si inseriva in un momento storico particolarmente complesso per il clan Spada, dovuto allo stato di detenzione dei propri vertici Ottavio Spada detto “Marco” e Roberto Spada (per il fermo conseguente all’aggressione del giornalista della RAI Daniele Piervincenzi), alle limitazioni cui era soggetto il capo indiscusso della consorteria, Carmine Spada detto “Romoletto” (sottoposto all’obbligo di dimora e vittima di due tentati omicidi nel novembre del 2016) e al fatto che i capi e numerosi sodali del clan Fasciani, federati agli Spada, erano detenuti da anni.

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La banda di Diabolik: quartieri e fornitori (Il Messaggero, 29 novembre 2019)

Secondo l’accusa il clan di Barboncino voleva riprendersi Ostia approfittando del momento di difficoltà degli Spada. E aveva gambizzato Alessandro Bruno e Alessio Ferreri oltre a sparare contro la vetrina di un bar vicino a Roberto Spada e davanti alla porta di casa di quest’ultimo. Per questo Piscitelli e Casamonica avevano deciso di fungere da garanti tra i due gruppi contrapposti. Non solo: nel corso dell’indagine, emergeva anche che il legale – il 19 giugno 2018 – nel corso del colloquio telefonico con il detenuto Carmine Spada, “obbedendo” alla esplicita richiesta di “Romoletto”, lasciava la cornetta in favore della sua convivente Emanuela Leone, consentendo al proprio assistito un colloquio non autorizzato. Qualche mese dopo, nel novembre del 2018, sfruttando una breve evasione di un altro suo assistito, Alessio Lori – all’epoca ristretto agli arresti domiciliari presso il Centro di solidarietà “Don Guerrino Rota” di Spoleto (PG) – gli consegnava un telefono cellulare, 2 SIM e denaro contante al fine di permettergli, come lo stesso professionista dichiarava in una conversazione intercettata dal G.I.C.O., di “fare impicci”. E proprio con quel telefono, nei mesi successivi, il Lori – sebbene in stato di arresto – riusciva a comunicare indirettamente con il noto narcotrafficante Arben Zogu, detenuto in carcere a Viterbo. Ancora, durante una cena in occasione del Natale 2018, tenutasi a casa di un soggetto condannato definitivamente per narcotraffico e ristretto agli arresti domiciliari (con divieto di comunicare con persone diverse dai familiari), il G.I.C.O. intercettava un dialogo nel corso del quale l’avvocato – parlando a pregiudicati – teneva una specie di “corso d’aggiornamento”, illustrando alcune tecniche utili ad ostacolare le intercettazioni delle Forze di Polizia e spiegando, in particolare, come evitare l’inoculazione dei “virus” informatici nei loro cellulari.

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