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Il nuovo modulo autocertificazione per "incontro con i congiunti" è falso

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falso modulo autocertificazione fase 2 congiunti 1

Circola su Whatsapp dove viene ricevuto e inviato a migliaia di persone ed è anche molto credibile visto che contiene proprio la specifica sui congiunti che però deve essere ancora precisata da Palazzo Chigi, ma il nuovo modulo autocertificazione per “incontro con i congiunti” è falso. E se è davvero frutto di una fuga di notizie, va segnalato che sul sito del ministero dell’Interno non ce n’è alcuna traccia. Anche se ci sono siti che lo segnalano come anteprima esclusiva senza farsi domande sull’autenticità.

Il nuovo modulo autocertificazione per “incontro con i congiunti” è falso

Lo riproduciamo qui ricordando ancora una volta che è un falso, o meglio che per ora non c’è nulla di pubblicato sul sito del ministero dell’Interno e quindi non ha alcuna validità. Il falso modulo reca all’inizio del foglio l’intestazione del ministero dell’Interno e del dipartimento della pubblica sicurezza che non è presente nei moduli autenticiNel testo è stata aggiunta l’opzione “incontro con i congiunti (come previsto dall’art. 1 comma 1 lettera a) del decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile 2020”.

falso modulo autocertificazione fase 2 congiunti

Nel testo si leggono anche ulteriori precisazioni: “(lavoro presso …, devo effettuare una visita medica, urgente assistenza a congiunti o a persone con disabilità, o esecuzioni di interventi assistenziali in favore di persone in grave stato di necessità, obblighi di affidamento di minori, denunce di reati, rientro dall’estero, altri motivi particolari, etc….)” che sono presenti anche nei moduli veri. Una cosa che manca al modulo falso è la giustificazione per lo spostamento da regione a regione, mentre è presente ancora la giustificazione per lo spostamento da comune a comune per gli spostamenti, mentre dal 4 maggio non ce ne sarà più bisogno.

falso nuovo modulo autocertificazione

Cosa sappiamo del modulo autocertificazione per gli spostamenti dal 4 maggio

Repubblica ha scritto oggi che si pensa di cambiare l’autocertificazione di nuovo:

La circolare del Viminale di indirizzo ai prefetti arriverà solo dopo la pubblicazione delle Faq sul sito del governo. Il modulo di autocertificazione degli spostamenti dovrà essere modificato o adattato tenendo conto degli allargati orizzonte. Dove c’era il riferimento al Comune per gli spostamenti per necessità, si dovrà scrivere Regione, mentre i motivi di lavoro, di salute e di urgenza giustificheranno i movimenti fuori dai confini regionali. Così com’è però il modulo non tiene conto di un’altra causa di spostamento consentito: il ritorno alla propria residenza.

Nei giorni scorsi invece il Corriere della Sera e altri giornali avevano scritto che  il modulo autocertificazione dal 4 maggio non cambierà ma bisognerà compilarlo in modo diverso per dichiarare le visite ai “congiunti“, parola che ha via via raggiunto un significato sempre più ampio comprendendo gli “affetti stabili” prima e gli amici poi. l’orientamento del Viminale, secondo il quotidiano, era quello di mantenere l’ultima versione del modulo ed emanare una circolare per precisare che per rispetto della privacy non devono essere indicate le generalità dei «congiunti» dai quali si va in visita.

E dunque è possibile si possa continuare ad utilizzare il modulo già esistente seguendo quattro regole:
1. Riempire tutti gli spazi sull’identità della persona che effettua lo spostamento.
2. Compilare l’indirizzo da cui è cominciato lo spostamento e quello di destinazione.
3. Riempire tutti gli spazi barrando la casella «situazione di necessità».
4. Nello spazio «a questo riguardo dichiara che…» specificare che si tratta di una visita a un «congiunto» inserendo soltanto il grado di parentela ma non l’identità. Entro sabato il governo dovrà chiarire quali parenti siano inseriti nella definizione «congiunti» e che cosa si intende per affetti stabili.

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Il nuovo modulo di autocertificazione degli spostamenti del 26 marzo 2020

E già qui cominciano a sorgere alcune domande. Se i “congiunti” sono i fidanzati o le fidanzate, è chiaro che non si può indicare alcun grado di parentela. E la stessa cosa vale per gli amici. Anche la Stampa ha spiegato ieri che il ministero ha preso questa direzione e ne spiega anche la logica:

Lo scopo è impedire la diffusione del virus e l’arma più potente è il distanziamento sociale. Perciò, quando uscirà la prossima circolare della ministra Luciana Lamorgese con le indicazioni operative per le pattuglie su strada, non meraviglierà se l’attenzione non sarà focalizzata sul congiunto, ma sulle persone fermate. Sul modulo dell’autocertificazione, insomma, non verrà richiesto se si va in visita a familiare di primo secondo o terzo grado, un amico o un’amica, oltretutto rischiando un conflitto con la legge che regola la Privacy, ma piuttosto su chi si trova in macchina. Se c’è una persona sola al volante, e magari è pure munita di mascherina, non si vede proprio quale sia il rischio sanitario.

Mentre il Messaggero aveva fatto un passo più in là dicendo quello che tutti stanno pensando: ovvero che così la verifica delle affermazioni del fermato da parte delle forze dell’ordine è più o meno impossibile:

L’autocertificazione non dovrebbe cambiare, ma sarà possibile inserire l’opzione della visita ai congiunti. Da aggiungere alle tre opzioni già esistenti: comprovate esigenze lavorative, situazione di necessità; motivi di salute. Definizione larga che comprenderà, al di là dei parenti, anche gli «affetti stabili». Dunque i fidanzati/e, ma anche come spiega il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri «gli amici».

Non bisognerà indicare nell’autocertificazione il nome della persona a cui si andrà a far visita. La privacy ha avuto la meglio. Con un’ovvia conseguenza: la verifica delle forze dell’ordine sarà quasi impossibile. «Ci appelliamo al senso di responsabilità degli italiani», spiegano dal ministero dell’Interno. Si potrà invece far rientro nelle seconde case solo se si ha la residenza o il domicilio. Altrimenti varranno le prime tre motivazioni dell’autocertificazione.

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