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I nuovi divieti e le multe nel DPCM per la seconda ondata di COVID-19

Cosa chiude con la seconda ondata di COVID-19? Nel DPCM che sarà varato mercoledì oltre all’obbligo di mascherine all’aperto su tutto il territorio nazionale potrebbero tornare restrizioni sugli orari dei locali, sugli assembramenti a cerimonie e funerali. E c’è chi chiede il ritorno alla DAD per metà degli studenti

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Non solo l’obbligo di mascherine all’aperto: nel DPCM che sarà varato mercoledì potrebbero essere presenti nuove misure e divieti per contrastare la seconda ondata di COVID-19. Con i contagi giornalieri a quota 2.578 casi, l’Esecutivo è “al lavoro per evitare un nuovo lockdown che non dobbiamo permetterci”, spiega il ministro della Salute, Roberto Speranza, il quale chiude alla possibilità di aumentare la soglia massima di mille tifosi allo stadio per le partite di serie A e, di fronte al moltiplicarsi di contagi tra i banchi, assicura: “vogliamo tenere le scuole aperte nonostante ci saranno ulteriori contagi”

I nuovi divieti e le multe nel DPCM per la seconda ondata di COVID-19

Il presidente del Consiglio Conte ieri ad Assisi ha confermato che ci saranno nuovi divieti, ma che il governo interverrà «in maniera ponderata e solo nelle modalità ritenute necessarie, ad ottenere lo scopo di contenimento del contagio». «Terremo a mente un principio cardine: per tutelare la salute dei cittadini vanno garantite condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e ovunque si svolga la vita sociale, perché ciò significa preservare anche l’economia e il nostro tessuto produttivo». Ma, soggiunge, tutto sarà fatto «all’insegna di principi di proporzionalità», dandone conto ai cittadini «e aprendoci al confronto con il Parlamento, spiegando pubblicamente le motivazioni». Cosa contiene la bozza del DPCM che verrà varato mercoledì? Fiorenza Sarzanini sul Corriere spiega che i governatori non potrebbero modificare le norme del governo se non per inasprirle, a differenza di quanto accade ora:

Lo schema è quello in vigore nel corso della fase 1, quando il premier firmava i Dpcm e le Regioni potevano emettere Mascherina all’aperto e limiti alle Regioni Così il governo affronta la seconda ondata soltanto provvedimenti più rigorosi, mai deroghe rispetto alle misure nazionali. Il 18 maggio si decise di restituire ai governatori pieni poteri di intervento—sulla base dell’andamento della curva e sotto la propria responsabilità — ma con l’aggravarsi della situazione è forte la tentazione di tornare indietro.

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Ci sarà una probabile stretta su cerimonie, feste e funerali: gli assembramenti creati in queste occasioni sono stati spesso origine di focolai, spiega il Messaggero:

Altra mossa, sostenuta anche dagli esperti del Comitato tecnico scientifico: stop a cerimonie, feste ed eventi con troppe persone, perché si è dimostrato che queste sono le occasioni più insidiose, in cui il virus vola e si trasmette da una persona all’altra. Si pensa ad un tetto massimo di 200 persone, più severe precauzioni e controlli. Fin dall’inizio dell’epidemia, ad esempio, ci sono stati numerosi focolai durante i funerali, dove le persone si abbracciano e si consolano. Sul “numero chiuso” per eventi e riunioni si sta ragionando a fondo; c’è chi vorrebbe anche limiti – come hanno fatto altri Paesi a partire dal Regno Unito di Boris Johnson – ai partecipanti a cene di famiglia e feste tra amici

L’obbligo di mascherina su tutto il territorio nazionale è ormai dato per scontato. Ci sarà un inasprimento sulle multe per chi non la indosserà: le sanzioni possono arrivare a 3mila euro, spiega la Stampa che parla anche della chiusura anticipata dei locali:

 L’obbligo di mascherina anche all’aperto su tutto il territorio nazionale, da giovedì, ormai è una certezza ma si dovrà passare domani per un voto del Parlamento. E multe da 400 a 3mila euro per chi non la indossa. Molte regioni si sono già mosse da sole, altre aspettano che la norma venga inserita nel Dpcm, altrimenti faranno da sole, come hanno annunciato il governatore toscano Eugenio Giani e del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. Le spinte in avanti dei presidenti di Regione, se andranno verso un ragionevole irrigidimento delle misure già in vigore, non verranno però ostacolate dall’esecutivo. Anzi saranno accolte con favore. E verranno confermate le misure di sicurezza per i trasporti, dalla capienza dell’80% sui mezzi pubblici alle norme per aerei, treni e navi. Si registra poca convinzione anche sulle chiusure anticipate di locali e ristoranti alle 22. Nel vertice sarebbe emersa la possibilità di allungare il coprifuoco alle 23, ma è una decisione che incontra resistenze, per l’impatto economico che avrebbe la misura su uno dei settori colpiti più duramente dall’emergenza sanitaria, e il Cts domani sarà chiamato a dare una valutazione

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Non è una misura che sarà presente nel DPCM ma, spiega il Messaggero, la DAD per metà delle lezioni potrebbe tornare, o almeno è quello che chiedono alcune delle regioni più colpite dei contagi:

La priorità, come ha ripetuto anche ieri il ministro della Salute, Roberto Speranza, è la scuola, che deve venire prima di tutto, ovviamente anche del calcio. Ma sui tavoli di alcune regioni, in particolare del Lazio, già circola un piano B: per le superiori, in caso di necessità, si può ricorrere alla turnazione a scuola, 50 per cento degli studenti in presenza, 50 a distanza. Questa soluzione andrebbe applicata solo alle superiori per due motivi: il primo è che i ragazzi, con una socialità molto forte, sono coloro che più rischiano involontariamente di alimentare la trasmissione; il secondo: chi ha più di 14 anni può restare a casa da solo senza un familiare, al contrario costringere una parte dei bambini più piccoli a studiare a domicilio metterebbe in forte difficoltà i genitori che devono andare al lavoro

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