Economia

Le nuove regole per lo smart working

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Il Senato ha approvato ieri, in via definitiva, il disegno di legge che riscrive le regole per due milioni di partite Iva, collaboratori e professionisti e introduce il «lavoro agile» che, per la prima volta a livello nazionale, regola lo smart working. La possibilità, cioè, di svolgere prestazioni di lavoro subordinato senza vincoli di orario e di luogo di impiego e senza incidere sulla retribuzione. Il vero boom dello smart working si è avuto dopo il 2000. Con internet e la diffusione delle reti wifi centinaia e poi migliaia di dipendenti prima negli Stati Uniti e poi nel mondo hanno cominciato a fruire delle prime modalità di lavoro agile. Si tratta di una particolare tipologia di lavoro che slega la produttività di un dipendente dal luogo in cui l’attività viene svolta. Non contano quindi le ore passate in ufficio, la presenza dietro una scrivania, ne’ la precisione della marcatura del cartellino. Ma solo ciò che un lavoratore fa.
LO SMART WORKING IN ITALIA: Secondo i dati del Politecnico di Milano, sono circa 250 mila i lavoratori che in Italia già’ godono di alcune discrezionalita’ nella definizione della modalita’ del loro lavoro. Dipendenti che possono decidere dove e quando lavorare. E con quali strumenti. Si tratta del 7% circa degli impiegati. Hanno in media 40 anni e piu’ della meta’ di loro lavora al Nord. Il numero dei lavoratori interessati cresce del 40% l’anno, stima il Politecnico. Di fatto si tratta di un fenomeno che ha gia’ ha cambiato parte del lavoro e delle organizzazioni aziendali in Italia. In Italia gia’ il 51% dei manager e dei professionisti lavora lontano dall’ufficio per almeno meta’ settimana.
LO STIPENDIO: Stipendio e trattamento normativo faranno riferimento al contratto collettivo e non a quello aziendale. Secondo la legge, proposta nel 2016 dell’ex ministro del Lavoro e presidente della Commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi, il trattamento economico per i lavoratori che scelgono questa tipologia di attività non cambia. Il loro compenso e’ uguale a quello di chi decide di lavorare in aziende. E avranno anche stessa copertura assicurativa.

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Smart Working e Lavoro Autonomo: le nuove regole (Foto da: FB&Associati)

– LE TUTELE: Non si tratta né potrà trattarsi quindi di un lavoro depotenziato. Orari e giorni in cui lavorare potranno essere discussi di volta in volta dal lavoratore con l’azienda. L’accordo prevedera’ per legge anche delle fasce orarie di disconnessione, per evitare che il lavoratore diventi ‘schiavo’ di una connessione h24.
I VANTAGGI PER LE AZIENDE: Per le aziende il lavoro agile si traduce in primo luogo in un modo per tagliare i costi. Quelli legati alle sedi e alla loro gestione: illuminazione, climatizzazione estiva e invernale, mense, pulizia. Secondo i dati del Politecnico, nel 2015 il 17% delle imprese italiane aveva avviato progetti di smart working. Alcune grandi imprese tecnologiche come Siemens e Microsoft ma anche Ferrovie dello Stato hanno dato la possibilità ad alcuni loro dipendenti, scelti su base volontaria, di lavorare alcuni giorni al mese dove volevano.
IL COWORKING: Il fenomeno dello smart working è spesso legato a quello della diffusione dei coworking. Si tratta di spazi dove è possibile affittare una scrivania, magari vicino casa, per evitare di andare in ufficio senza pero’ rinunciare a vivere alcuni momenti della giornata con altri lavoratori, o colleghi. Spesso frequentati da lavoratori autonomi e freelance, oggi i coworking in Italia sono circa 300. Nella classifica delle regioni italiane dove sono più diffusi spicca la Lombardia con circa 93 spazi, seguita dal Veneto e Emilia Romagna che ne hanno 30 a testa, poi Piemonte (20). Milano è la città italiana dove sono più diffusi (60), più indietro Roma (22), Torino (circa 15), Firenze e Bologna. Una scrivania, con i vari servizi previsti come internet e spazi ricreativi, in media si puo’ affittare a un prezzo compreso tra 25 euro al giorno a 300 euro al mese.

Smart Working: le tabelle del Sole 24 Ore