Economia

Novartis: l'azienda che «rinuncia» al Jobs Act

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Repubblica di oggi racconta in un articolo a firma di Valentina Conte che la Novartis, colosso del chimico-farmaceutico, ha appena assunto tredici lavoratori nella sua sede di Varese, mettendo nero su bianco nel verbale di accordo «la scelta di non applicare nei loro confronti le disposizioni del contratto a tutele crescenti». E dunque di riconoscere l’articolo 18 a tutto tondo, ovvero la reintegra in caso di licenziamento illegittimo. Si potrebbe parlare di “rinuncia”, anche se tra virgolette, insomma.

Una vittoria per i lavoratori, ingegneri e informatici altamente specializzati, alcuni anche con dieci anni di esperienza. Un unicum quello della Novartis, da quando il Jobs Act è legge. Che però potrebbe replicarsi altrove. L’articolo 18 come benefit? «Non è vietato dalla nuova disciplina, si può fare nei contratti individualicome in quelli aziendali, e il giudice lo riconoscerebbe come trattamento di miglior favore per il lavoratore», spiega Raffaele de Luca Tamajo, giuslavorista. Novartis specifica che qui «si tratta di cessione di contratto tra società del gruppo», ma che «in caso di nuove assunzioni si avvarrà del Jobs Act».

JOBS ACT ARTICOLO 18
Come cambia l’articolo 18 (infografica del Sole 24 Ore, 19 novembre 2014)

I tredici lavoratori assunti provengono da Alcon e Sandoz, due divisioni della Novartis:

Per PietroIchino (Pd) «il vecchio rapporto non si interrompe, non c’era neanche bisogno di esplicitarlo». Ma allora perché l’azienda l’ha fatto? Per «l’assenza di oggettivi precedenti tecnico/giuridici», si legge nel verbale d’accordo siglato con Cgil, Cisl e Uil. Insomma «per superare l’incertezza delle nuove norme», spiega Fabio Pennati, Uiltec. «Fatto sta che così si supera il Jobs Acte si torna alla Fornero». Il rischio era «di perdere l’articolo 18», aggiunge Ermanno Donghi, Filctem Cgil. «E invece lo manterranno, assieme ad anzianità e stipendio»