Economia

«Non abolite la tassa sulla prima casa, aiutate chi ha il mutuo»

grillini civati

Il Corriere della Sera pubblica un articolo a firma di Lucrezia Reichlin e Paolo Surico in cui si contesta la cancellazione dell’imposta sulla prima casa proposta dal governo Renzi e si disegna un percorso alternativo che prevede di aiutare con le detrazioni soltanto chi paga un mutuo sull’abitazione: i due spiegano che l’imposta ha avuto un effetto negativo sul consumo di beni durevoli per le famiglie che pagano un mutuo, mentre l’effetto è stato nullo su chi non ha debiti. Poi spiegano che il rilancio dell’edilizia, altro obiettivo fissato dal governo con l’abolizione della tassa sulla prima casa, è quantomeno in dubbio visto che è stata la recessione a mettere in crisi il settore ben prima del ritorno della tassa. E quindi, spiegano Reichlin e Surico:

I «fatti» qui presentati suggeriscono una riformulazione della proposta del governo: mantenere l’Imu sulla prima abitazione ma introdurre detrazioni fiscali per chi ha un mutuo sulla sua unica abitazione. Poiché le famiglie con mutuo rappresentano circa il 17% dei proprietari, la copertura necessaria per la nostra proposta sarebbe notevolmente inferiore a quella relativa alla proposta di abolizione integrale, nonostante l’effetto di stimolo sui consumi sarebbe molto simile. Inoltre, la copertura per queste detrazioni potrebbe trovarsi applicando un’imposizione più elevata su alcune mirate tipologie di seconde abitazioni (per esempio, case sfitte e di lusso) in modo da tassare di più le famiglie con un consumo poco sensibile all’imposizione e con un patrimonio meno produttivo.
La proposta di alleggerire l’imposizione sulle famiglie con un mutuo e chiedere un ulteriore contributo ai proprietari di mirate tipologie di seconde abitazioni sarebbe probabilmente più equa di un’altra proposta avanzata nelle ultime ore, quella di permettere detrazioni basate sul reddito. La ragione è che in un Paese con una evasione fiscale ancora troppo elevata come l’Italia, le detrazioni sul reddito si trasformerebbero in agevolazioni a vantaggio degli evasori (che dichiarano basso reddito), introducendo un pericoloso elemento di fragilità in un’imposta che altrimenti sarebbe molto difficile da evadere perché una abitazione non si può nascondere al Fisco oppure portare all’estero.
Tasse e imposte (comprensibilmente) non piacciono perché riducono il reddito disponibile dei cittadini. Ma alcune tasse e imposte influenzano le scelte di consumo più di altre ed è sempre desiderabile da un punto di vista economico elevare la pressione fiscale là dove le scelte di consumo e lavoro cambiano meno a fronte della nuova tassa/imposta e alleggerir einvece la pressione dove l’influenza può essere maggiore.

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In altre parole, tassare di più chi cambia meno il consumo e tassare di meno chi cambia di più il consumo. Come evidenziato da Surico e Trezzi, l’imposta sull’abitazione ha fortemente cambiato le abitudini di consumo solamente per una piccola parte di proprietari (coloro con mutuo) e come tale eliminarla oppure ridurla per questo gruppo di cittadini avrebbe un effetto di stimolo sui consumi senza ridurre significativamente le entrate dello stato. Al contrario, eliminarla per tutte le prime abitazioni non stimolerebbe i consumi in modo molto più rilevante di quello 0.11% del Pil stimato da Surico e Trezzi per i proprietari con mutuo ma peserebbe notevolmente sulle casse dello Stato con una riduzione delle entrate pari allo 0,9% del Pil.
Le imposte ricorrenti sulle abitazioni in Italia sono tipicamente più basse delle imposte sulle abitazioni negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in altri paesi europei. Ma la pressione fiscale dal lato delle tasse è ancora elevatissima, purtroppo tra le più alte nel mondo. Se il governo riuscisse a reperire nuove risorse (anche grazie ad una rimodulazione dell’imposta sull’abitazione) la priorità dovrebbe essere la riduzione delle tasse su imprese e lavoratori, prima ancora della riduzione dell’imposta sulla casa.

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