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I nomi del governo Gentiloni

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Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha letto la lista dei ministri del governo. L’esecutivo giurerà stasera alle 20. Al ministero dell’Economia è confermato Pier Carlo Padoan, mentre Angelino Alfano va agli Esteri. Gli altri nomi partendo dai ministri senza portafoglio: Anna Finocchiaro va ai rapporti con il Parlamento, Marianna Madia rimane alla Semplificazione e alla Pubblica Amministrazione, Enrico Costa va agli affari regionali, Claudio De Vincenti va al Mezzogiorno, Luca Lotti va allo Sport ma avrà anche deleghe al CIPE e all’editoria; per gli altri dicasteri, ministro dell’Interno sarà Marco Minniti, alla Giustizia rimane Andrea Orlando e alla Difesa Roberta Pinotti, allo Sviluppo confermato Carlo Calenda e Gianluca Galletti rimane all’Ambiente; alle Politiche rimane Maurizio Martina. Alle Infrastratture rimane Graziano Delrio, al Lavoro Giuliano Poletti, all’Istruzione e all’Università va Valeria Fedeli, alla Cultura rimane Franceschini e alla Salute resta la Lorenzin. Sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio sarà Maria Elena Boschi, anche se stamattina La Repubblica aveva chiesto all’ex ministra delle riforme di rimanere fuori dal governo dopo il risultato del referendum.

I nomi del governo Gentiloni

Tra i nomi nuovi del governo Gentiloni c’è quello di Anna Finocchiaro, che andrà ai rapporti con il parlamento al posto della Boschi. Nata a Modica (Ragusa) il 31 marzo 1955, viene nominata per la seconda volta ministro della Repubblica: è stata ministro per le Pari opportunità durante il Governo Prodi I e nella scorsa legislatura, dal 2008 al 19 marzo 2013, è stata capogruppo al Senato del Partito Democratico. Laureatasi in giurisprudenza, nel 1981 diventa funzionario della Banca d’Italia nella filiale di Savona. Pretore a Leonforte (Enna) dal 1982 al 1985, è stata sostituto procuratore nel tribunale di Catania fino al 1987, anno in cui venne eletta deputato nelle file del Partito Comunista Italiano. Dal 1988 al 1995 è stata inoltre consigliere comunale a Catania, dapprima con il PCI e poi con il Partito Democratico della Sinistra. È sposata con Melchiorre Fidelbo. Tra gli incarichi politici, oltre quello di ministro e di capogruppo, Finocchiaro ha ricoperto il ruolo di presidente della Commissione Giustizia della Camera. Nel 2008 è la candidata per la presidenza della regione Sicilia per il Pd, sostenuta anche da Sinistra Arcobaleno e Italia dei Valori, ma viene sconfitta da Raffaele Lombardo. Valeria Fedeli è invece la nuova ministra dell’Istruzione. Dopo una carriera nella CGIL come rappresentante dei lavori del tessile, è stata eletta in Toscana per il Partito Democratico nel 2013. È stata vicepresidente del Senato. Tra i vari disegni di legge presentati come primo firmatario si ricorda quello per l’istituzione di una Commissione parlamentare sul fenomeno dei femmicidi che raccolse tra i cofirmatari l’appoggio di molti esponenti di forze politiche anche di opposizione.
valeria fedeli
Nata a Treviglio (Bg) il 29 luglio 1949, la Fedeli è cresciuta in provincia. Finite le scuole si è trasferita a Milano per conseguire il diploma di laurea in Scienze Sociali, presso Unsas. Inizia l’attività sindacale nel consiglio dei delegati del comune di Milano, in rappresentanza delle insegnanti di scuola materna. Alla fine degli anni ’70 il primo incarico in Cgil, nella categoria che organizzava i dipendenti degli enti locali e della sanità, sempre a Milano. Poi dal 1982 si trasferisce a Roma per assumere incarichi nelle segreterie prima del pubblico impiego e poi del tessile. È stata segretaria generale della Filtea, la categoria tessile della Cgil, dal 2000 al 2010. Dal 2010 al 2012, a seguito dell’unificazione delle categorie dei tessili e dei chimici ed energia, diventa vice segretaria della Filctem. Dal 2001 al 2012 è stata anche presidente del sindacato tessile europeo (FSE:THC). Dal 2012 vicepresidente del sindacato europeo dell’industria di nuova costituzione che ha unificato in un’unica categoria, i lavoratori metalmeccanici, chimici e tessili. Ha contribuito con Bersani, ministro dello Sviluppo economico, alla definizione delle linee guida di politica industriale per la competitività e l’internazionalizzazione del Sistema produttivo della moda italiana.

I nuovi ministri di Gentiloni

Domenico Minniti, detto Marco, è il nuovo ministro dell’Interno. Nato a Reggio Calabria il 6 giugno 1956, ha iniziato la sua carriera politica in Calabria, sua terra d’origine. Deputato nella XIV, XV e XVI Legislatura, è stato eletto Senatore nella XVII Legislatura nella circoscrizione Calabria come capolista del PD, partito in cui ha svolto negli anni ruoli di primo piano, tra i quali “ministro ombra” dell’Interno e Responsabile nazionale per la verifica dell’attuazione del programma del Governo Monti. È stato sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio nel primo governo D’Alema, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi per le informazioni e la sicurezza nel secondo governo D’Alema, coordinatore del Comitato interministeriale per la ricostruzione dei Balcani all’epoca della crisi del Kosovo, Sottosegretario di Stato alla Difesa nel secondo Governo Amato, Vice Ministro dell’Interno nel secondo Governo Prodi e Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio – Autorità delegata per la Sicurezza della Repubblica nel Governo Letta, carica poi confermata nel Governo Renzi.
marco minniti ministro interno-gentiloni
Con la nomina di Marco Minniti a ministro dell’Interno, resta per ora scoperta la casella di sottosegretario con delega all’intelligence, che il senatore calabrese ricopriva. Finché non ci sarà una nomina, il settore resterà dunque nelle mani del premier Paolo Gentiloni. Fino ad oggi si era parlato di Luca Lotti per quella delega. Intanto i verdiniani confermano che non daranno la fiducia al nuovo esecutivo. L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi ha fatto gli auguri al nuovo governo su Twitter:
matteo renzi governo
A questo punto, salvo ulteriori colpi di scena, il governo Gentiloni al Senato è sostenuto da Pd, NCD Autonomie, ed alcuni altri esponenti del gruppo Misto e di Gal. Il forfait di Verdini e Zanetti, pur non mettendo a rischio il voto di fiducia sul discorso che farà in Aula il presidente del Consiglio, lascia intravedere un percorso ad ostacoli per la maggioranza nelle settimane a venire. il governo Gentiloni può contare in Senato su una forbice che va da un minimo di 160 voti a un massimo di oltre 170.

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