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«Noi denunceremo»: il comitato delle vittime di COVID-19

L’intenzione del comitato non è solo quella di aiutare la magistratura ad accertare eventuali responsabilità, tramite le tante testimonianze che in poco più di un mese si sono susseguite sulla pagina Facebook, ma anche di costituirsi parte civile negli eventuali processi che nasceranno dalle inchieste in corso

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“Siamo quasi 50mila, un grande paese di gente che vuole giustizia e vuol sapere ciò che è successo”: così Stefano Fusco, che insieme al padre Luca ha creato poco più di un mese fa il gruppo pubblico su Facebook ‘Noi denunceremo’, che raccoglie le testimonianze di chi ha perso dei cari per l’epidemia, annuncia che “è stato formalmente costituito il comitato no profit Noi denunceremo – Verità e giustizia per le vittime Covid-19, che ha lo scopo di essere il canale attraverso il quale chi vorrà, insieme a noi, potrà agire in giudizio”. “Stiamo strutturando una rete di legali, che si sono messi a disposizione gratuitamente, così come – racconta all’ANSA Luca Fusco, commercialista della bergamasca che ha perso il padre per il Covid – le 15 persone che vagliano tutti i post della pagina, che non è mai stata pensata come uno sfogatoio, ma come raccolta di testimonianze, vagliate una ad una”.

«Noi denunceremo»: il comitato delle vittime di COVID-19

L’intenzione del comitato non è solo quella di aiutare la magistratura ad accertare eventuali responsabilità, tramite le tante testimonianze che in poco più di un mese si sono susseguite sulla pagina Facebook, ma anche di costituirsi parte civile negli eventuali processi che nasceranno dalle inchieste in corso. Questo “senza intentare nessuna causa agli operatori sanitari che, anzi, non escludo si vogliano unire a noi”. E soprattutto “senza chiedere risarcimenti – sottolinea Luca Fusco – perché se iniziamo a parlare di soldi la cosa si corrompe”. Quello che vuole il comitato è “sapere, dal sindaco di Alzano al presidente del Consiglio, dove la linea di comando ha sbagliato. Quando avremo queste risposte avremo pace per i nostri morti. Non possiamo ipotizzare reati, noi raccogliamo le denunce, poi sarà la magistratura ad accertare le responsabilità, ma vogliamo – sottolinea – andare fino in fondo, questa non può essere un’altra Ustica o un’altra strage di Bologna, pretendiamo risposte per i nostri morti e per i 50mila del gruppo. Dal pronto soccorso di Alzano chiuso e riaperto alla zona rossa mancata, fino alle Rsa che sono uno scandalo al sole, abbiamo il diritto di sapere”.

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A tutti quelli che sono decisi a entrare nel comitato, Fusco raccomanda di controllare la propria testimonianza e integrarla con ogni informazione disponibile. Saranno poi gli avvocati – spiega il figlio Stefano in un video – a redigere la denuncia o querela del caso per ogni storia, a riunirle tutte insieme e a depositarle presso la procura competente.

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